Crans-Montana
Ustioni, la lunga strada della guarigione: «I trattamenti finora sono stati efficaci»
Redazione
05.02.2026 06:50

Foto: ©KEYSTONE/JEAN-CHRISTOPHE BOTT - https://www.chuv.ch/
Al CHUV di Losanna nove giovani ancora ricoverati dopo il rogo di Crans-Montana. Il professor Yves Harder: «Vediamo i primi risultati positivi e ora qualcuno può lasciare le cure intense». Intanto in diversi ospedali svizzeri arriva la scuola in corsia.
Al CHUV di Losanna il team di medici
specializzati in grandi ustioni prosegue il suo lavoro di cura delle giovani
vittime del rogo di Crans-Montana. Al momento i pazienti - oltre ai quattro in
riabilitazione - sono nove: sei in cure intense e tre in reparto. Nelle
prossime settimane sono inoltre attesi i rimpatri dei domiciliati che
attualmente sono ricoverati all’estero. E per chi deve rimanere ancora in
ospedale, non si pensa soltanto alle cure mediche, ma anche alla formazione.
Presto la scuola arriverà infatti in corsia. Ne abbiamo parlato direttamente
con il professor Yves Harder, direttore del Dipartimento di Chirurgia Plastica
e Ricostruttiva al CHUV, che ci ha dapprima illustrato la situazione al reparto
di grandi ustionati. «Abbiamo
un decorso di quattro settimane senza grandi sorprese. Finora i trattamenti sono stati abbastanza efficaci».
Stato dei pazienti
Per quanto riguarda i pazienti stessi, Harder
ci ha spiegato che dopo la prima fase d’emergenza, in cui sono state necessarie
le escarotomie (incisioni chirurgiche d'urgenza, ndr) per rimuovere la pelle che era diventata cuoio, sono stati sbrigliati
i tessuti. «Abbiamo iniziato a ricostruire la pelle e nel mentre i medici intesivisti hanno svolto un grande lavoro. Quasi tutti i
pazienti in cure intense hanno o avevano gravi ferite, soprattutto ai polmoni».
Una situazione delicata in cui, però, si cominciano a vedere i primi risultati
positivi. «Non solo siamo riusciti a trasferire alcuni pazienti dalle cure
intense al reparto normale, ma vediamo anche che la pelle ricostruita — sia trapiantata
dal paziente stesso, sia coltivata a partire dalle sue cellule — aderisce bene». Il processo è lungo, ma ora qualcuno può uscire dalle cure intense e andare in
corsia, dove lavora un team multidisciplinare: fisioterapisti, ergoterapisti,
psicologi e anche nutrizionisti. «Questi pazienti hanno
un consumo enorme di proteine. Il corpo metabolizza moltissimo per guarire. La
nutrizione è quindi essenziale, soprattutto in cure intense, dove il paziente è
intubato e non può mangiare. È fondamentale anche per evitare
complicanze, come le infezioni».
Ritorno alla normalità
I giovani ricoverati avevano oltre il 20% della superficie corporea ustionata. «Più
è profonda l’ustione, maggiore è il danno e più difficile è la ricostruzione.
Nei giovani cerchiamo di ricostruire
unità e sottounità estetiche: non solo per la funzione, ma anche per un
risultato estetico accettabile. È un percorso molto lungo, con numerosi
re-interventi, ma oggi abbiamo strumenti che permettono risultati migliori
rispetto al passato». Nelle prossime settimane sono attesi anche i rimpatri dei
pazienti svizzeri ancora ricoverati all’estero. «Sono circa 40 e ci aspettiamo
due ondate: una prima di circa venti pazienti che verranno
distribuiti tra cliniche di riabilitazione, ospedali o percorsi ambulatoriali;
e poi i casi più gravi, che resteranno all’estero ancora a lungo. Si parla di mesi, se non anni».
Scuola in corsia
Molti di questi giovani sono in età scolastica e la degenza è lunga. Proprio
per questo il CHUV e altri centri svizzeri stanno organizzando un percorso di
formazione scolastica in ospedale. «L’idea è permettere ai pazienti di
rientrare in un percorso di apprendimento. Se non possono uscire dall’ospedale,
la scuola deve entrare in ospedale, in modo personalizzato».

