L’appello
Violenza domestica, "Serve una legge per il diritto all’educazione non violenta"
Redazione
17.10.2022 06:35

Foto: © Shutterstock
In Svizzera un bambino su due subisce violenza fisica e/o psicologica tra le mura domestica. A dirlo uno studio dell’Università di Friburgo su incarico di “Protezione dell’infanzia Svizzera”. L’Associazione esige che il diritto a un’educazione non violenta sia sancito dalla legge.
La
violenza come parte integrante dell’educazione quotidiana dei figli. In
Svizzera il 40% dei genitori ha già usato punizioni corporali nei confronti dei
propri bambini, si tratta soprattutto di sculacciate. È quanto emerge da uno
studio dell’Università di Friburgo, su mandato dell’Associazione Protezione
dell’infanzia Svizzera, eseguendo un sondaggio presso 1013 genitori.
Perché si arriva alla violenza
Genitori
arrabbiati, stanchi, nervosi, oppure un bambino che non obbedisce. Sono tanti i
motivi che portano le mamme e i papà ad usare la violenza nei confronti dei
propri figli. Quasi un genitore su sei ricorre regolarmente all’uso della
violenza psicologica, nei casi più frequenti -si legge nel comunicato di
Protezione dell’infanzia svizzera- si
tratta di gravi insulti seguiti da mancanza di affetto.
“L’educazione dei figli è un fatto privato, la violenza no”
Attualmente nella legislazione svizzera non
esiste un divieto delle pene corporali se queste non provocano danni evidenti.
Per l’Associazione ciò significa,
implicitamente, che sono consentite, come dimostrano le sentenze corrispondenti
del Tribunale federale. Tanti i danni che si possono causare ai propri figli ricorrendo
all’uso della violenza nella loro educazione: dai danni fisici ai deficit
cognitivi o emotivi, fino ai danni psicologici come le depressioni, i pensieri
suicidi, l’alcolismo, la tossicodipendenza. Da qui l’appello dell’Associazione:
“Esigiamo che la Svizzera applichi finalmente, con forze congiunte, la
Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia”, afferma Regula Bernhard Hug,
direttrice del segretariato generale di Protezione dell’infanzia Svizzera. “È
necessaria una legge adeguata per il diritto all’educazione non violenta:
l’educazione dei figli è un fatto privato, la violenza sui bambini no”. Un’idea
che trova un riscontro positivo anche tra i genitori interpellati dallo studio:
due terzi di loro ha dichiarato di aspettarsi da una tale legge effetti positivi
per la promozione di un’educazione non violenta.
I sensi di colpa
Negli ultimi cinque anni -viene spiegato
nel comunicato- è notevolmente aumentata la consapevolezza dei genitori in
merito alla violazione dei limiti nell’educazione: oggi 8 persone su 10 (il
doppio rispetto al 2017) dichiarano di farsi dei rimproveri per aver usato
punizioni corporali.
Le campagne di sensibilizzazione
Oltre
a battersi per avere una legge per il diritto all’educazione non violenta,
Protezione dell’infanzia Svizzera lotta contro questo fenomeno anche per mezzo
di campagne di sensibilizzazione e offerte di prevenzione. Un anno fa, ad
esempio, è stato lanciato “Emmo”, il peluche dai due volti che può aiutare i
bambini a comunicare il proprio stato d’animo. Se tutto va bene il mostriciattolo
ride, mentre se viene rivoltato appare triste. Un metodo che può permettere ai
genitori di capire come il proprio figlio sta vivendo una determinata
situazione.

