Ricorrenze
10 anni senza il Nano, "ta mancat"
Redazione
07.03.2023 09:27

Foto: ©Maurizio Gonnella
Il 7 marzo 2013 è morto improvvisamente il fondatore della Lega dei Ticinesi Giuliano Bignasca. Molti colleghi oggi lo ricordano. Gobbi: "Senza di lui il Ticino sarebbe ancora nel medioevo politico".
Sono passati esattamente 10 anni da quando Giuliano Bignasca
è scomparso improvvisamente a seguito di un malore, accusato dopo una riunione
di partito. Aveva 67 anni. Presidente e fondatore della Lega dei Ticinesi nei
primi anni '90, ha sconvolto la politica cantonale con il suo fare prorompente
e ribelle. È stato consigliere nazionale nel 1995 (sei mesi) e dal 1999 al
2003, oltre che municipale di Lugano, eletto nel 2000 e poi riconfermato. Sempre
nel 1990 ha dato vita al "Mattino della domenica", un settimanale
battagliero, dissacrante nei riguardi delle autorità. Celebri le sue iniziative
provocatorie, dalla taglia sui radar (con la promessa di pagamento a chi gli
portava la scatola o l'intero dispositivo) alla carovana della libertà. Numerosi
colleghi di partito oggi lo ricordano, condividendo aneddoti e momenti vissuti
insieme
Gobbi: "Senza il Nano, il Ticino ancora nel medioevo politico"
"Senza il Nano e la Lega, il Ticino sarebbe stato ancora nel medioevo politico, dal punto di vista delle libertà di espressione
individuale e del regime partitocratico", scrive il consigliere di Stato
Norman Gobbi. “Era un grande visionario, su quei trend che poi hanno avuto
postuma conferma: casse malati, immigrazione, lavoro e tutela del Ticino. Un
grande intuitivo, come lo era sul campo di calcio mi raccontano, ma anche una
grande speranza per le e i Ticinesi”.
Robbiani: "Faceva sentire importanti tutti i leghisti"
"Ho la fortuna di essere uno degli unici leghisti della
prima ora rimasti, che dal Nano è stato ispirato e motivato", scrive il
deputato Massimiliano Robbiani. "Sapeva far sentire importanti tutti i
leghisti, dai più esperti ai neofiti, trasmettendoci una enorme
motivazione".
Zali: "Unico e spiazzante"
Claudio Zali, consigliere di Stato, ricorda il suo primo
incontro con il Nano sulle pagine del Mattino della Domenica: “Ero stato “reclutato” dall’amico Marco (Borradori, ndr) per
essere candidato alla carica di Giudice e una sera, con i quattro futuri
compagni di lista, ci ritrovammo in via Monte Boglia per essere presentati al
Nano. Ricordo che ero in jeans e portavo la giacca di pelle che era stata di
mio padre, capelli più lunghi del solito. Ricordo anche di essere stato in
apprensione al pensiero di incontrare il Nano, che conoscevo solo per la fama
di personaggio vulcanico ed imprevedibile. Giunti al suo cospetto e rapidamente
presentati, il Nano ci offrì un rapido e calzante monologo sui temi della
giustizia e su altro. Alla fine, indicando noi, disse “uno, due, tre, quattro,
cinque, ecco i candidati della Lega”. Colloquio terminato (ma non ricordo di
avere aperto bocca, se non per dire il mio nome), procedura di selezione
terminata. Unico e spiazzante".
Foletti: "Ciò che ha seminato, vive ancora"
"Con lui non c’erano mezze misure: o si litigava o si
rideva, ma c’era sempre equilibrio nei due stati d’animo e ci si lasciava
sempre con un abbraccio", ricorda il sindaco di Lugano Michele Foletti
dalle pagine del Mattino della Domenica. "Un po’ meno banale: a 10 anni
dalla sua morte ci accorgiamo che ciò che ha seminato, ciò che ha coltivato e
quello che ha costruito vive ancora, anche senza di lui, anche senza troppi amici
che non ci sono più".
Quadri: "Un personaggio non replicabile"
"Si fatica a rendersi conto che sono già passati 10
anni dalla prematura scomparsa del Nano", scrive Lorenzo Quadri,
consigliere nazionale e direttore del Mattino. "Sembra ieri che turbinava in redazione, visionando bozze,
formulando critiche – sempre con il suo modo diretto, che sulle prime poteva
sconcertare, ma ci si abituava presto – e soprattutto fornendo spunti, una
marea, rigorosamente scritti su block notes a quadretti. La sua meticolosità ed
il suo ordine erano proverbiali. Come pure la sua creatività: le proposte gli
venivano a getto continuo". Per Quadri questi anni senza Bignasca hanno
confermato due cose: che "il personaggio non è replicabile" e che le
sue creature, il Mattino e la Lega, "sono ancora lì dove lui le ha
lasciate", anche se non identiche a prima: "sarebbe stato presuntuoso e ridicolo
pensare di scimmiottare chi se n’è andato. Ma ci sono. “Cucù, siamo ancora
qui!” era la replica del Nano sul Mattino ad ogni risultato elettorale che
smentiva dei pronostici funerei per la Lega".

