Ticino
Alghe e cianobatteri, come sta davvero il Ceresio?
Redazione
24.08.2023 19:00

Dalle alghe che hanno provocato la proliferazione dei cianobatteri, alle meduse, passando per le tartarughe. Tra avvistamenti di organismi e specie invasive, ultimamente il Ceresio fa parlare molto di sé. Ma qual è lo stato di salute del lago? Ticinonews ne ha parlato con un esperto.
Tra le più comuni pesci e
alghe. Ma non mancano anche meduse, tartarughe e cozze. Sono una molteplicità
le specie che vivono nel Ceresio, lago di cui si sta parlando molto a seguito
della proliferazione dei cianobatteri che hanno provocato chiazze fosforescenti
sulla superficie dell’acqua. Con il calo delle temperature, atteso già nei
prossimi giorni, la presenza massiccia dei cianobatteri dovrebbe attenuarsi, se
non scomparire del tutto. Per saperne di più sull’attuale stato di salute del
lago, Ticinonews ha interpellato il professore di ecologia delle acque
dell'Istituto scienze della Terra (IST) della SUPSI, Fabio Lepori. “Malgrado
siano stati fatti dei progressi significativi negli ultimi decenni, arrivano dei
segnali che mostrano che ci sono ancora problemi”, spiega Lepori. “Il primo è quello
della fioritura dei cianobatteri. Un secondo riguarda le microplastiche, di cui
si è già parlato tanto”. Infine, un terzo segnale arriva dalle concentrazioni
di ossigeno, le quali nel lago di Lugano “rimangono ancora critiche,
soprattutto in profondità, dai 70 metri in giù. E questo non solo non è un fenomeno
naturale, ma è uno stato che non è neanche conforme alla legislazione svizzera”.
Le cause
Uno stato di salute, quindi,
che non è dei migliori. Tra i fattori principali vi è sicuramente il
surriscaldamento dell’acqua, anche se non è l’unico. “Sono due gli elementi
principali. Il primo è quello dell’atrofizzazione, ovvero l’apporto eccessivo
di sostanze nutrienti al lago che poi stimolano la crescita di alghe, come
appunto i cianobatteri”, prosegue Lepori. Un secondo fattore riguarda il
riscalamento climatico. “Il lago di Lugano si sta scaldando e anche piuttosto
velocemente”.
Un paragone con il Verbano
L’arrivo di specie non
native è un altro dei motivi di pressione sull’ecosistema. Negli ultimi anni “ne
sono giunte diverse, le quali probabilmente cambieranno il funzionamento del lago
nei prossimi decenni”. Negli ultimi mesi e anni sono state segnalate ad esempio
meduse originariamente cinesi, tartarughe provenienti dagli Stati Uniti e cozze
originarie del Medio Oriente. Specie alloctone che sono arrivate trasportate da
altri continenti, e che sono tenute d’occhio, in particolare se invasive. Discorso
diverso per il Verbano che, nonostante la perenne discussione sui livelli
dell’acqua, in molti aspetti non è paragonabile al Ceresio. “Il lago Maggiore ha
una qualità delle acque che è sostanzialmente migliore rispetto a quella di
Lugano: ha meno nutrienti, meno fosforo ed è quindi meno a rischio di fioritura
di cianobatteri”.
Cosa ci aspetta in futuro?
La domanda da porsi adesso
è solo una: come sarà il Ceresio tra 50 anni? “Dipende dall’efficacia degli interventi
che verranno attuati. Dal mio punto di vista bisognerebbe agire sulla prevenzione,
sulle cause primarie delle criticità”. Un altro fronte su cui sarebbe utile operare
“è quello del rilevamento precoce dei problemi, rispetto a quanto avviene
adesso; al momento passa ancora molto tempo tra il momento in cui viene
osservata una difficoltà e quello in cui le autorità prendono delle decisioni o
fanno le analisi del caso”, conclude Lepori.

