Economia
Annullata la svalutazione degli AT1, Chiaradonna: "Una sentenza che riscrive la storia"
Redazione
15.10.2025 20:04

Foto: ©Gabriele Putzu
Il Tribunale amministrativo federale “ha detto che Credit Suisse era ancora ben capitalizzata e che all'epoca non si giustificava l’azzeramento dei titoli AT1”, spiega il caporedattore economia del Corriere del Ticino.
Una sentenza “che riscrive la storia”. Così il
caporedattore economia del Corriere del Ticino, Generoso Chiaradonna, ha
commentato a Ticinonews la decisione del Tribunale amministrativo federale
(TAF) di annullare la svalutazione delle obbligazioni AT1 (Additional Tier 1)
di Credit Suisse, nell'ambito dell'acquisizione dello stesso CS da parte di UBS.
“Tre anni fa questa operazione è stata giustificata con il fatto che Credit Suisse
non poteva più rispondere ai suoi impegni e c’era dunque bisogno di un
intervento parapubblico”, spiega Chiaradonna. Il TAF, invece, “ha detto che in realtà Credit Suisse era ancora ben capitalizzata e che all’epoca non si giustificava l’azzeramento
dei titoli AT1”.
"Circa 360 dossier"
Gli Additional Tier 1 (AT1) “sono obbligazioni molto rischiose
che diventano parte del capitale quando scatta una clausola ben precisa”,
prosegue Chiaradonna. “La clausola in quel momento era rappresentata dall’intervento
pubblico, a seguito del quale sono stati azzerati questi 16,5 miliardi di
franchi di strumenti di capitale a rischio, detenuti da una serie di risparmiatori e
investitori”. Investitori "che già nelle settimane successive a marzo 2023 si
sono rivolti a vari tribunali, non solo in Svizzera; parliamo di circa 3'000 persone per 360 dossier”.
"Non solo 'squali della finanza'"
Gli investitori si sono mossi “per evitare che il loro
investimento andasse a zero, perché la decisione della Finma ha azzerato il
valore di queste ‘obbligazioni’: da un valore nominale di 16,5 miliardi sono passate
a zero”. Tra coloro che si sono rivolti ai tribunali “ci sono sì i cosiddetti 'squali della finanza',
ma troviamo anche risparmiatori e casse pensioni. Ricordo ad esempio
che la cassa pensioni della Migros è parte in causa di questa vicenda per un
valore di 100 milioni di franchi. Le ragioni per cercare di recuperare parte
dell’investimento, insomma, c’erano tutte”, conclude Chiaradonna.

