Ticino
Arretramento dei ghiacciai, Soldati: “Nessuno stop prima della fusione quasi totale”
Redazione
13.11.2023 19:12

Foto: Valleggia nel 2022
Mattia Soldati (DT) commenta la difficile situazione dei ghiacciai ticinesi. “Dei quattro monitorati il primo a sparire potrebbe essere il Corno, ma è difficile stabilirlo con esattezza”.
Probabilmente ai ghiacciai
ticinesi non restano che 5-10 anni di vita. Un triste scenario che si
manifesterà soprattutto se all’orizzonte vi saranno altre annate come il 2022 e
il 2023. L’allarme è giunto questa mattina dal Dipartimento del territorio, che
nelle scorse settimane ha svolto le misurazioni annuali di Basodino, Valleggia,
Adula e Corno. “L’arretramento continua in maniera inesorabile e probabilmente
non ci sarà uno stop prima che i ghiacciai siano quasi completamente fusi”,
spiega a Ticinonews Mattia Soldati dell’ufficio dei pericoli naturali, degli
incendi e dei progetti. Dato che si trovano a quote relativamente basse, i
ghiacciai ticinesi “non sono in equilibrio con il clima, altrimenti sarebbero
scomparsi da tempo. Si stanno adattando, per così dire”. Per resistere oggi
nelle Alpi Svizzere, un ghiacciaio dovrebbe infatti trovarsi sopra i 3’700-3'800
metri. Tutto ciò che è al di sotto di questa soglia “continuerà la sua fusione
fino alla scomparsa”.
Uno scenario nefasto
Quest’anno il ghiaccio del
Cavagnoli è praticamente scomparso. Dei quattro misurati citati precedentemente,
“quello che sparirà per primo sarà, secondo me, quello del Corno”, prosegue
Soldati. Tuttavia “sono previsioni difficili da fare, perché dipenderà quanto e
dove nevicherà, e da altri fattori quali l’esposizione”.
Le conseguenze
A livello di impatto, lo scioglimento
dei ghiacciai ticinesi farà sì che nei mesi estivi “andrà persa parte della
riserva d’acqua in forma di ghiaccio che abbiamo sulle nostre montagne, per cui
mancherà acqua di fusione durante i periodi secchi”, afferma il glaciologo
Giovanni Kappenberger. Bisogna però considerare che “in Ticino sono già
talmente piccoli che il loro contributo ai deflussi non è enorme”.
Possibili sorprese
Kappenberger monitora i
ghiacciai ticinesi da ormai 30 anni e sta assistendo, come tutti, alla loro scomparsa.
“Da una parte può essere un privilegio vedere questi cambiamenti di grosse
dimensioni nelle Alpi, anche se provocano un po’ di lacrime agli occhi”, commenta
il glaciologo. “Ad avermi sorpreso è il fatto che da oltre 100 anni si misura
la lunghezza del fronte dei ghiacciai, ma ce n’è uno, in Val Bedretto, che non è
mai stato misurato. Ecco, tre anni fa da questo passaggio da ghiacciaio a lago
sono fuoriusciti degli iceberg e io ho seguito questo scombussolamento. Dovremo
convivere con sorprese del genere, le quali in parte possono essere belle, ma rappresentano
dei segnali chiarissimi”.

