Markus Krienke
Articolo omofobo, "Esistono tante ferite all’interno della Chiesa”
Redazione
10.03.2023 19:09

Foto: © Reguzzi / Zocchetti
A seguito della vicenda che vede accusato il professore della Facoltà di teologia di Lugano Manfred Hauke, il professor Markus Krienke ha commentato la vicenda ai microfoni di Ticinonews. “Purtroppo casi simili rappresentano una fetta più grande di quella che percepiamo”.
Il Ministero pubblico ticinese ha emesso un decreto di
accusa nei confronti di Manfred Hauke, sacerdote e professore alla facoltà di
teologia di Lugano. L’accademico è inoltre editore della rivista scientifica
tedesca Theologisches, su cui a inizio 2021 era stato pubblicato un articolo
del prete polacco Dariusz Oko, intitolato “Sulla necessità di limitare le
cricche omosessuali nella Chiesa”. Articolo che è valso ad Hauke una denuncia
da parte di Pink Cross, la federazione svizzera degli omo- e bisessuali, per
discriminazione e incitamento all’odio. Nell’articolo, oggi cancellato dal sito
della rivista a eccezione delle prime e ultime righe, l’autore parla di una
mafia gay all’interno della Chiesa, che si comporta – citiamo – “come un
parassita privo di scrupoli, come un cancro che non esita ad ammazzare il suo
ospite”. Come detto, Manfred Hauke è attivo presso la Facoltà di teologia, dove
insegna pure Markus Krienke, a cui abbiamo chiesto quanto queste posizioni
siano frequenti nella teologia.
Krienke: “Un'omofobia strumentalizzata da un gruppo conservatore”
“Bisogna dire che questi casi esistono. Il fatto che
questo episodio sia venuto a galla ne è la dimostrazione”, spiega Krienke,
precisando che casi simili sono sintomo di “una fetta più grande nella Chiesa rispetto a quella che
percepiamo quotidianamente”. Per il professore sono soprattutto la violenza, il linguaggio usato, i pregiudizi e l’omofobia chiaramente espressi “ad essere il segno di una delle tante ferite che purtroppo esistono all’interno
della Chiesa”. Per Krienke, la realtà di cui parla l'articolo, ovvero che
esiste una omo-lobby che incide pesantemente all’interno della Chiesa, “è
una verità che del resto non è stata scoperta grazie all’articolo. Il problema è che con questo linguaggio si incontrano due gruppi che si radicalizzano a vicenda: da un
lato una omo-lobby e dall’altro un’omofobia strumentalizzata da un gruppo molto
conservatore all’interno della Chiesa”.
La difesa di Hauke
In uno dei numeri successivi alla pubblicazione
dell’articolo, nel suo editoriale Hauke difende la scelta di ospitare il
contributo sulla rivista. Le parole forti “parassiti” e “cancro” – commenta –
“sono state effettivamente usate dall'autore, ma non per etichettare le persone
che hanno sentimenti omosessuali in generale, bensì una cricca mafiosa i cui
crimini sono stati affrontati anche dalla giustizia secolare e i cui abusi
sessuali hanno contribuito non poco a distruggere la Chiesa dall'interno. È la
critica a questo che costituisce ‘incitamento alla violenza’? Come si può
combattere gli abusi e difendere allo stesso tempo le lobby criminali?”. Hauke
prosegue: “THEOLOGISCHES non cederà alle manovre della ‘Gaystapo’ che cerca di
portare la nostra rivista davanti ai tribunali secolari per soffocare
violentemente la libertà di fede, opinione e scienza”. In una presa di
posizione, l’Usi fa sapere di essere stata informata da Hauke della sua
decisione di opporsi al decreto, andando così a processo. L’Usi non entra nel
merito della vicenda, ma ribadisce di essere contraria a qualsiasi forma di
discriminazione.

