Ticino
Autogestione, Gran Consiglio: “Nessun dialogo con chi non dialoga”
Redazione
19.11.2024 17:29

Foto: ©Chiara Zocchetti
Il Parlamento ha respinto la mozione del democentrista Tiziano Galeazzi, con la quale si sollecitava il Consiglio di Stato a valutare in modo proattivo un’alternativa, anche cantonale, per l’ubicazione dell’autogestione“.
Nessun dialogo con chi non dialoga. Così ha deciso oggi la
maggioranza del Gran Consiglio, respingendo la mozione del deputato Udc Tiziano
Galeazzi, la quale chiedeva al Consiglio di Stato di attivarsi per concordare
una soluzione definitiva all’autogestione. Una decisione clamorosa - sostenuta da
Lega, Centro, Avanti Con Ticino e Lavoro, Helvethica, ma anche da deputati di
Plr e Udc -, se si pensa che la maggioranza della Commissione Sanità e Sicurezza
Sociale propendeva invece per accogliere parzialmente l’atto parlamentare. Un tema, quello dell'autogestione, del quale “non si sente quasi più parlare”, ha
riconosciuto Galeazzi in apertura di dibattito, ma che a Bellinzona ha comunque
scaldato gli animi tra chi ne ha difeso l’esistenza, o ha semplicemente espresso solidarietà verso Lugano e chi invece, perentorio, ha appunto commentato:
“Nessun dialogo con chi non vuole dialogare”.
Galeazzi: "Chiedo responsabilità"
“Bisogna agire in modo preventivo”, ha argomentato Galeazzi
difendendo invano la sua mozione, con la quale si sollecitava il Consiglio di
Stato a valutare in modo proattivo un’alternativa anche cantonale per
l’ubicazione dell’autogestione. “Non è un problema solo di Lugano”, ha detto,
chiedendo anche la creazione di una task force per definire obiettivi,
negoziazioni, spese. “Chiedo responsabilità: non vorrei mai ritrovarmi nella
situazione vissuta dalla mia città dal 2020 al 2023: manifestazioni non autorizzate,
occupazioni, violenze”. Ricordiamo che lo stesso Governo invitava a respingere la mozione in attesa che gli autogestiti presentino delle richieste concrete. Mozione accolta
invece parzialmente, come detto, dalla maggioranza della Commissione Sanità e
sicurezza. “Il Cantone può e deve essere un attore importante”, ha sottolineato
il deputato socialista Danilo Forini leggendo il rapporto della collega Laura
Riget oggi assente, e spiegando che “proponiamo non una task force, bensì un
confronto con tutte le voci: autogestiti, istituzioni e cittadini. Affrontare il
tema dell’autogestione non è solo un problema logistico. Per questo motivo riguarda
tutto il Cantone”.
I pareri emersi durante il dibattito
“Non è possibile costringere al dialogo chi non vuole
dialogare”, ha replicato dal canto suo la leghista Sabrina Aldi, relatrice del rapporto di
minoranza che ha parlato di “zona franca tollerata per troppo tempo”. “Qui
abbiamo un gruppo di persone che ha dimostrato di fregarsene delle leggi, che
ha colpito giornalisti, poliziotti e ha manifestato senza autorizzazione”. Una
linea che ha prevalso durante il dibattito. “Già non dialogano con il Comune, come potrebbe andare
meglio con il Cantone?”, ha rincarato ad esempio la Plr Roberta Passardi. “In
assenza di richieste concrete non vediamo il motivo di creare una task force”,
ha commentato il capogruppo del Centro Maurizio Agustoni. “Così non sono
possibili soluzioni costruttive”, il pensiero di Amalia Mirante di Avanti. “Qui tanti se ne lavano le mani e lo stesso Cantone si è
voltato dall’altra parte; è tempo di liberare la città da un peso”, ha esposto
invano l’Udc Alain Bühler. Dal canto suo, la verde Giulia Petralli ha ricordato
la bontà dell’autogestione “per lo sviluppo di idee, di arte, di pensieri
alternativi”. A dimostrazione che lo stesso rapporto di maggioranza conteneva
idee diverse sull’autogestione.

