Upsa
"Avevamo ragione, su tutto!"
Redazione
19.11.2022 08:33

Foto: ©Gabriele Putzu
A seguito della presentazione del metodo di calcolo della nuova imposta di circolazione e delle critiche che l'hanno seguita, l'Unione professionale svizzera dell'automobile ricorda di avere segnalato prima del voto del 30 ottobre la questione dei due mezzi di rilevazione delle emissioni. "La formula di base non è corretta, così come la correzione del Governo".
La
formula per il calcolo dell’imposta di circolazione proposta dall’iniziativa
“Per un’imposta di circolazione più giusta” non poteva essere applicata “se non
creando una disparità di trattamento importante e discriminatoria tra
automobilisti con vetture immatricolate in anni differenti”. Ne è convinta la
Sezione Ticino di Upsa, che nei mesi precedenti la votazione del 30 ottobre ha
denunciato “la situazione inaccettabile che si sarebbe creata in caso di
accettazione dell’iniziativa”. Come previsto, la legge accettata dai cittadini
“deve essere modificata in fretta e furia per cercare di correggere gli errori
macroscopici in essa contenuti”, si legge in un comunicato stampa.
“Conseguenze che scontentano tutti”
Ogni
correzione che prevede la modifica della formula di calcolo dell’imposta porta
con sé una modifica del gettito e ogni modifica del gettito “crea problemi di
sostenibilità”. Ora il Governo ha cercato di trovare una soluzione, ma
correggere una formula che di base “non è corretta” “ha conseguenze che
scontentano tutti”. Applicando una formula differente, con una deduzione di 118
al valore di CO2 invece di 95, per le vetture immatricolate dopo il 2018 (con
omologazione WLTP) si contribuisce “a ristabilire un’equità di trattamento con
le vetture immatricolate fino al 2017”. Questo però “porta a una riduzione del
gettito complessivo di ulteriori 7.7 milioni e quindi, a ben vedere, non
rispetta la volontà popolare che ha sì scelto di ridurre l’imposta di
circolazione, ma di abbatterla ad una cifra insostenibile per le casse
cantonali”.
“Una soluzione sbagliata”
La
soluzione proposta è di moltiplicare, per tutti così da non creare disparità,
il risultato ottenuto con un fattore di 1.127 (che corrisponde a un incremento
del 12.7%). Con questa proposta, però, “i primi a dover sborsare una cifra più
elevata per l’imposta di circolazione 2023 rispetto a quanto pagato finora sono
i possessori di auto immatricolate prima del 2009 che, appunto, si
ritroverebbero un aumento di quasi il 13% quando anche loro hanno votato per
una riduzione o almeno per una moratoria insistentemente sbandierata dagli
iniziativisti”. Se si insiste nel voler correggere, adattare o modificare la
formula proposta dall’iniziativa “e in maniera ingannevole accettata dai
cittadini, avremo sempre una soluzione sbagliata e per qualcuno
discriminatoria”.
Cosa fare ora
Secondo
l’Upsa, un’idea semplice applicabile in breve tempo sarebbe di mantenere la
formula attuale e applicare a tutti uno sconto lineare del 10%, del 15% o del
20% in base al gettito globale che si vuole o si deve incassare. Nel 2023 ci si
potrà poi prendere il tempo “per studiare e attuare una formula, veramente più
giusta per tutti, da applicare dal 2024”.

