Votazioni federali
AVS21, "giù le mani dalle nostre pensioni"
Redazione
26.08.2022 08:01

Il comitato ticinese ha presentato le ragioni per votare un doppio no alla riforma dell'avs, in votazione il prossimo 25 settembre.
Un comitato che riunisce diverse realtà associative,
politiche e sindacali (OCST, Syndicom, SEV, SISA, SSM, Unia, USS-Ti, Vpod, PS,
Giso, Verdi, ForumAlternativo, PC, POP, Più Donne, Coordinamento donne della
sinistra, Rete Nateil14giugno, Collettivo Io l’8 ogni giorno, Movimento AvaEv)
ha ribadito ieri a Bellinzona la necessità di opporsi all’aumento dell’età di
pensionamento delle donne da 64 a 65 anni.
Una riforma che peggiora le disuguaglianze
La riforma, sostenuta dalla maggioranza dei partiti, ha lo
scopo di garantire l’equilibrio finanziario minato dall'invecchiamento della
popolazione, mantenendo l’attuale livello delle rendite per i prossimi dieci
anni. Una tesi confutata da Chiara Landi di Unia a nome del comitato
organizzativo, secondo cui la riforma peggiora e aggrava le disuguaglianze.
"A conti fatti rappresenta una perdita di 26mila franchi per ciascuna
donna all'anno", ha dichiarato a Ticinonews. "È un'ingiustizia perché
le donne sono già discriminate nel corso della loro vita: hanno salari più
bassi, quindi una prospettiva di rendita molto inferiore rispetto a quella
degli uomini. Far sì che siano soltanto le donne a pagare per il
rifinanziamento delle AVS lo riteniamo profondamente ingiusto".
Come finanziare l’AVS?
Qualcosa va comunque fatto per finanziare l'AVS. A tal
proposito Landi ricorda che l'Unione sindacale svizzera ha lanciato
un'iniziativa, per cui si stanno raccogliendo firme, affinché gli utili della
BNS siano riversati nelle casse AVS. Secondo Boas Erez, ex rettore dell'USI
presente in sala per portare il suo sostegno al comitato, una seria lotta alle
discriminazioni salariali porterebbe nelle casse dell'AVS l'equivalente di
quanto si vorrebbe andare a risparmiare nel progetto AVS21 a spese delle donne.
"Se uno fa le moltiplicazioni e le somme, scopre che mancano un sacco di
miliardi di salario alle donne per questioni di discriminazione salariale. Di
questa massa salariale il 10,6% andrebbe all'AVS".
Le difficoltà a fine carriera
Secondo il comitato la riforma è anche una prima tappa verso
l'aumento generalizzato a 67 anni per tutti. “Ciò che in realtà si cela in
questa riforma è la volontà di portare l'età pensionabile per tutti a 67 anni”,
ha detto Françoise Gehring (Sev). Ma, ha aggiunto, “oggi solo la metà degli
uomini e delle donne esercitano un'attività lucrativa un anno prima del
pensionamento. Il mercato del lavoro esclude brutalmente le persone che si
avvicinano a fine carriera. Per l'economia costano troppo”.
IVA, un’imposta anti-sociale
Gli oggetti in votazione il prossimo 25 settembre,
ricordiamo, sono due: oltre all'aumento dell'età pensionsabile delle donne, si
voterà anche sull'aumento dell'imposta sul valore aggiungo (IVA). Un'imposta
considerata "altamente anti-sociale” dal deputato comunista Massimiliano
Ay, visto che peserà proporzionalmente in modo nettamente maggiore sui redditi
bassi rispetto ai redditi alti. E questo in un momento in cui il potere
d'acquisto dei cittadini è già ridotto a causa del rincaro generalizzato.

