Ticino
Benzina su del 30%: non accadeva da gennaio
Redazione
21.08.2023 20:20

La situazione attuale fa registrare un calo del volume di vendita del 50% per i benzinai ticinesi. Luca Giampietro (City Carburoil): “Nel settore c’è preoccupazione. Credo che nei prossimi 5 anni sparirà il 30% degli impianti oggi attivi”.
È una nuova impennata
quella che negli scorsi giorni ha subìto il carburante nel nostro cantone. Il
prezzo è infatti aumentato del 30%, raggiungendo picchi che alle nostre
latitudini non si vedevano da gennaio, e alleggerendo di non poco le tasche di
chi si è recato a fare rifornimento. “Parliamo di prezzi che sono aumentati di circa
12-15 centesimi”, spiega ai microfoni di Ticinonews l’amministratore delegato
di City Carburoil Luca Giampietro. “Ci ritroviamo quindi delle tariffe che
vanno da 1.90 a 1.95 per la benzina, e dai 2 ai 2.10 per il diesel”.
Una situazione eterogenea
Il prezzo varia da
stazione a stazione e non è facile tracciare una mappa geografica dove
individuare i maggiori aumenti o dove è invece possibile risparmiare. È però certo
che nelle zone vicino al confine, alcune stazioni di servizio applicano tariffe
differenziate per chi paga in euro, con una differenza a volte di 8 centesimi
al litro. “Questo aumento è dato sicuramente dal taglio della produzione che i paesi
dell’Opec hanno deciso, a fronte anche di un aumento delle richieste negli
Stati Uniti. Pare infatti che le scorte negli Usa siano basse”, analizza
Giampietro. A questo “si va ad aggiungere il fatto che alcune raffinerie in
Europa sono ferme per manutenzione. “Ci ritroviamo dunque con un’offerta che
scende e una domanda che sale, e in questo caso il prezzo non può che portarsi
a livelli alti”.
Cosa riserverà il futuro
Un aumento dovuto dunque a
una congiuntura globale che pesa sulle tasche dei cittadini, ma anche sui
benzinai stessi, i quali già lo scorso anno, in particolare nelle zone di
confine, erano stati messi in ginocchio e, in alcuni casi, erano stati
costretti a chiudere l’attività. Un timore poi mitigato, che ora torna a farsi
sentire. “C’è sicuramente preoccupazione. Il settore vivrà nei prossimi anni degli
importanti cambiamenti che andranno a ridisegnare completamente la mappa delle
stazioni di servizio in Ticino”, prosegue Giampietro. “Secondo me, nel corso dei
prossimi 5 anni spariranno almeno il 20-30% degli impianti oggi attivi, e gran parte
si troveranno sulla fascia di confine dove, lo sappiamo, il modello di business
è andato completamente a cambiare”.
“La politica non ci ha ascoltati”
La situazione complessa ha
portato a un calo del volume di vendita del 50%. Diversi i fattori e ad
incidere è stata sicuramente la decisione della vicina Penisola di tagliare le
accise lo scorso anno. Scelta che il nostro Paese ha invece deciso di non attuare.
“Come settore avevamo chiesto una riduzione delle accise anche da noi, giustificata
tra l’altro dall’aumento dell’IVA che l’anno scorso ha portato nelle casse
della Confederazione oltre 200 milioni in più. Noi chiedevamo di poter utilizzare
questo gettito supplementare per ridurre il dazio, ma la politica non ci ha
ascoltati e credo non ci ascolterà neanche quest’anno”, conclude Giampietro.

