Abusi a scuola
Bertoli: "I campanelli d'allarme c'erano, ma la comunicazione è stata interrotta"
Andrea Scolari, Ginevra Benzi
29.09.2022 12:00

Il Consiglio di Stato ha accettato le dimissioni del direttore della scuola media del Luganese accusato di abusi sessuali con fanciulli. Il direttore della Divisione della scuola e coordinatore del DECS: "quando uno scalino non funziona bisogna passare a quello superiore".
Durante la conferenza stampa indetta dal DECS a Palazzo delle Orsoline, è stato spiegato che il direttore della scuola media del Luganese accusato di atti sessuali con minori ha presentato le sue dimissioni. Il Consiglio di Stato ne ha preso atto e ha deciso di accettarle. La parola è poi passata al direttore del Dipartimento Manuele Bertoli, che ha spiegato che "nel 2009 è entrato nel mondo della scuola con un incarico
limitato. Solo alla fine dell’abilitazione ha avuto un incarico a tempo pieno".
"I segnali c'erano, ma non la comunicazione"
Fra i vari segnali c'era la famosa chat su WhatsApp. Come mai è stato nominato direttore nonostante questo? E quando partirà l'inchiesta amministrativa? "L'inchiesta amministrativa", ha spiegato il direttore del DECS Manuele Bertoli, "partirà appena il Procuratore pubblico ci permetterà di farlo. Non vogliamo
incrociare un’inchiesta con l’altra per non disturbare. Abbiamo la promessa del
Procuratore pubblico, il quale ci darà il via libera per avviare con l’inchiesta amministrativa. Questa dovrà partire partire dalle persone che hanno interrotto il flusso di informazioni.
Queste cose verranno verificate dall’inchiesta, solo in seguito si trarranno le
conclusioni." Per quanto riguarda la chat Bertoli ha detto che "nel 2015 abbiamo dato delle regole e in queste era scritto che i network
privati, come WhatsApp, possono essere utilizzati in maniera molto guardinga. Inoltre per le sperimentazioni bisogna avere un’autorizzazione
speciale. Questo non è successo ed è un peccato perché probabilmente
l’autorizzazione non ci sarebbe stata. Per il consigliere di stato "la chat è un elemento che non è stato abbastanza ufficializzato nel quadro del lavoro di diploma al DFA." Il gruppo WhatsApp ha portato ad una "discussione aperta con i genitori, è stata discussa in
sede e poi si è chiusa. La cosa è finita lì. Per noi questo è stato un qualcosa nell’ambito scolastico che non ha funzionato come doveva. Immaginare
che questo fosse sufficiente per far suonare l’allarme su questa persona è
irragionevole, questo è quello che penso", dice Bertoli sottolineando come "Ci
sono stati altri effettivi campanelli d’allarme che hanno suonato, ma si sono
fermati”.
Segnalazioni
"La scuola è un sistema complesso", ha spiegato sempre Bertoli, precisando che "ha una serie di elementi
di vigilanza e di controllo al suo interno, ma non è un sistema costruito e
basato sul controllo. Tendenzialmente è basato sulla fiducia. La qualità delle
relazioni che intercorrono tra le persone, quindi tra direttori, docenti,
insegnanti, allievi e famiglie, sono parte di una rete che se funziona bene ha
effetti positivi. La fiducia non è elemento del problema, ma della soluzione.
Questa rete permette di cogliere i segnali che arrivano". Tuttavia, "non
sono mai arrivate segnalazioni dalla scuola. Abbiamo
saputo che i segnali c’erano, sono stati indirizzati alla direzione dell'Istituto, ma non sono mai andati avanti".
"Quando uno scalino non funziona bisogna andare a quello superiore"
Secondo Emanuele Berger, direttore della Divisione della scuola e coordinatore del DECS, la linea ordinaria da seguire è la seguente: "succede qualcosa, gli allievi parlano con i docenti, i quali sono chiamati
all’ascolto, i docenti ne possono parlare con la direzione e quest’ultima con i
capisezione o la magistratura. Quando uno
scalino non funziona è legittimo andare a quello superiore. Inoltre, per aiutare chi non sa come comunicare determinate situazione, ci sono servizi
particolari, come il servizio di consulenza in ambito scolastico per situazioni di
possibili maltrattamenti o abusi su minori". Per tutelare i dipendenti che denunciano determinati fatti, ha ricordato Berger, "è sempre presente un servizio apposito".
"Il buono o il cattivo ambiente scolastico dipende dalla direzione"
Nell’ambito della scuola "sappiamo che l’istituto scolastico è
il fulcro della vita scolastica. La direzione è l’organo che può determinare la qualità e la virtuosità dell’istituto, ma anche quella che può rendere la
scuola un mondo disfunzionale". Per far sì che le cose funzionino "vanno selezionati buoni
dirigenti e bisogna formarli. Per questo c’è la formazione specifica obbligatoria per tutti i
dirigenti scolastici. È una necessità e svolge bene il suo compito". Tuttavia, sempre secondo Berger, "manca un elemento, da parte dell’autorità, manca un
monitoraggio sistemico e un accompagnamento sistematico i caso di problemi e
difficoltà. Dalle prime esperienze è emerso che vi sono ambiti e attività
poco visibili o che possono nascosti al caposezione. Per questo è emersa la necessità di
disporre di strumenti supplementari per sviluppare e migliorare tutte le
direzioni cantonali".
La palla passa al Procuratore pubblico
Adesso sarà il Procuratore pubblico ad occuparsi "del reato contestato alla persona
interessata", dice Bertoli. "Non so se ci siano altri reati penali che possono toccare le
persone vicino al direttore, mi riferisco a chi magari era a conoscenza dei
fatti. Dal profilo amministrativo è un’altra cosa, perché il codice
deontologico dice che quando si hanno certe notizie bisogna far avanzare le segnalazioni".
Norme e codici
Tutte queste persone sono sottoposte al regolamento dei
dipendenti cantonali. "Dal primo gennaio 2022 c’è un nuovo codice deontologico
per i dipendenti dello Stato, con punti che interessano direttamente i
docenti. Il reato penale, che qui è ipotizzato, ovvero il rapporto sessuale con
fanciulli, non è possibile in ogni caso e per nessuna regione, al di sotto di
una certa età". A livello deontologico il rapporto tra docente e allievo è
diverso: "se il docente ha una relazione con un proprio allievo è il ruolo del
docente che viene messo in discussione". Per questa ragione il codice
deontologico "vieta qualsiasi rapporto con gli allievi al di sotto dei 18 anni
e indica come inopportune le relazioni tra maggiorenni. Crediamo che questa
impostazione sia coerente con la protezione della relazione sana tra docente e
allievi".
Una questione che ha colpito tutti
“Siamo tutti addolorati per questa situazione che ha colpito
le vittime, le loro famiglie, la famiglia del direttore, ha toccato la scuola,
i docenti, i genitori, il DECS”. A intervenire durante la conferenza stampa anche la capo Sezione dell'insegnamento medio Tiziana Zaninelli, la quale ha spiegato che "un docente viene valutato, anche se ha un incarico limitato,
alla fine di ogni anno scolastico con un rapporto fatto dall’esperto e dal
direttore". Quando c’è un incarico regolare si chiede un’autovalutazione al
docente, dice sempre Zaninelli. "Nel caso di questo docente i rapporti sono giunti, firmati da
direttori diversi in base alla sede, ed erano sempre rapporti positivi". Nel momento in cui c’è l’abilitazione in corso "il docente
viene valutato da un docente di pratica professionale, dal direttore e dal
formatore del DFA, l’ente al quale ci appoggiamo per la maggior parte delle
abilitazioni dei docenti ticinesi". Al momento della nomina, "questa viene proposta dall’esperto
di disciplina che da una valutazione dall’insufficiente all’ottimo e nessuno
riceve una nomina se non ha almeno una valutazione “buono” dall’esperto e dal
direttore della sede. Nel momento della nomina il controllo avviene da parte
della direzione e dei genitori".
"I direttori sono anche docenti"
“I direttori sono docenti, quindi non esiste un direttore che
non è insegna nella scuola media. Proprio per questo mantengono 4 ore di insegnamento", precisa Zaninelli. Prima della nomina a direttore, ha continuato la caposezione, "c’è un bando di concorso, la verifica del dossier e un
colloquio di assunzione che viene fatto insieme a caposezione e capodivisione”.
Lavoro di diploma
Il docente "era in abilitazione, al secondo anno si chiedere a
tutti di lavorare personalmente su un tema proposto dal docente di riferimento o da un
formatore. Nel 2016 erano uscite le raccomandazione operative del gruppo di
lavoro per l’educazione sessuale nella scuola ticinese e la formatrice del DFA
aveva chiesto agli abilitanti di quell’anno di aderire a progetti che
toccassero quel tema". Zaninelli spiega che le problematiche "sono state di carattere scolastico. Certamente
ci fu un errore da parte della direzione che sbagliò a non informare le
famiglie di questo percorso. Ricordo una telefonata di una mamma che mi
disse di non essere d’accordo sul tema e sul fatto che gli allievi perdessero
ore di lezione di latino. Ci fu una riunione con i genitori dove venne spiegato il
senso di questo lavoro al DFA e il ruolo dell’educazione sessuale nel
percorso formativo".
Un secondo errore
Sempre per Tiziana Zaninelli un secondo errore fu "quello di usare la chat WhatsApp al posto di qualsiasi altra modalità che i docenti ben conoscono. Ad esempio una scatola
nella quale gli allievi inseriscono in modo anonimo i bigliettini con le loro
domande". "Non è", inoltre, "sostenibile ritenere la casualità tra i fatti successi
nel 2017 e nel 2022.
Istituto in mano a una co-direzione
"È una vicenda che fa male alla scuola, alla sede nella quale
il docente era presente. Bisogna andare avanti, bisogna ricostruire il rapporto
di fiducia tra docenti, allievi e famiglie", ha aggiunto Zaninelli. "Ragione per cui da oggi il
Consiglio di Stato ha deciso di "sostenere la nostra proposta di una co-direzione
con la vicedirettrice Federica Pedetti e Luca Zanini, docente di educazioni fisica e
collaboratore del DFA. A queste due figure di aggiungono due collaboratori di
direzione".

