Salute
Cancro alla prostata, lo IOR contribuisce a un’importante scoperta
Redazione
17.10.2023 14:35

Foto: © Nicolò Bancaro
Uno studio fornisce la prima evidenza clinica che le cellule mieloidi immunosoppressive possono essere la causa del fallimento delle attuali terapie ormonali nei pazienti affetti da cancro alla prostata.
Il gruppo di
ricerca di Oncologia Molecolare guidato dal Prof. Andrea Alimonti dell'Istituto
oncologico di ricerca (affiliato all’Usi e membro di Bios+), in collaborazione
con il team del Prof. de Bono (Royal Marsden NHS Foundation Trust e The
Institute of Cancer Research), ha recentemente fornito la prima prova clinica
che alcune cellule infiammatorie, note come cellule mieloidi immunosuppressive,
possono promuovere la progressione del cancro alla prostata, favorendo la
resistenza alle terapie. Questo studio ha inoltre dimostrato che farmaci
che impediscono il reclutamento di queste cellule mieloidi immunosoppressive al
tumore garantiscono un miglioramento clinico duraturo ai pazienti affetti da
cancro alla prostata metastatico resistente alle terapie ormonali.
Cosa è emerso
Il cancro è
comunemente accompagnato da una risposta infiammatoria cronica, caratterizzata
dall’accumulo di cellule immunitarie di origine mieloide (un sottogruppo dei
globuli bianchi) in grado di inibire la risposta immunitaria contro il tumore e
quindi di favorire la crescita dello stesso. Grazie a un recettore
specifico espresso sulla loro superficie, noto come CXCR2, queste cellule
mieloidi immunosoppressive vengono attirate all'interno dei tumori, dove
rilasciano fattori di crescita. Utilizzando diversi modelli preclinici, il
Laboratorio diretto dal Prof. Alimonti ha dimostrato, per la prima volta nel
2014, che le cellule mieloidi immunosoppressive favoriscono la crescita di
tumori più aggressivi provocando così la resistenza sia alla chemioterapia sia alla
terapia ormonale, che rappresenta oggi il trattamento di elezione per pazienti
affetti da cancro metastatico alla prostata. Il gruppo ha anche dimostrato nel
2018 che il numero di cellule mieloidi immunosoppressive aumenta sia nel sangue
sia nei tumori dei pazienti affetti da cancro alla prostata. Tuttavia, la
relazione causale tra l’accumulo di queste cellule e la progressione della
malattia nei pazienti non era stata ancora dimostrata.
La scoperta
La
Dr.ssa Christina Guo dell'RMS/ICR, insieme ai colleghi dell'IOR/IOSI, ha
finalmente dimostrato con uno studio clinico su pazienti affetti da tumore alla
prostata metastatico che il trattamento con inibitori di CXCR2, che bloccano
l’accumulo di cellule mieloidi immunosoppressive al tumore, riduce significativamente
l'infiammazione, e migliora la risposta alla terapia ormonale con farmaci
che bloccano i recettori degli androgeni, come l’enzalutamide. Questo studio
fornisce oggi la prima evidenza clinica che queste cellule mieloidi immunosoppressive
possono essere la causa del fallimento delle attuali terapie ormonali nei
pazienti affetti da cancro alla prostata. Il lavoro ha anche dimostrato che i
farmaci che bloccano il recettore di CXCR2 espresso dalle cellule mieloidi
immunosuppressive rappresentano uno strumento terapeutico utile per aumentare
la sopravvivenza dei pazienti con tumori metastatici.
Lo studio è
pubblicato su Nature: https://www.nature.com/articles/s41586-023-06696-z

