Ticino
Carenza di medicinali, “occorre lavorare anche sul consumo”
Redazione
22.08.2023 10:45

Il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini fa il punto della situazione sulla carenza di medicinali. "La preoccupazione principale non è tanto sui medicamenti per tosse o influenza, bensì per gli antibiotici".
Da
settimane in Ticino si parla di carenza di medicinali. Ma qual è, ad oggi, la
situazione? Ticinonews lo ha chiesto al farmacista cantonale Giovan Maria
Zanini.
“Di
questo tema si parla da qualche anno, perché sono almeno 10-12 anni che la situazione
sta peggiorando e non è una buona cosa. Il problema sta persistendo e sono
state prese numerose misure, mentre altre sono in corso di realizzazione, ma la
situazione non migliora, perché si tratta di una problematica internazionale
che va oltre le capacità del Ticino o della Svizzera. In tutti i paesi occidentali
mancano dei farmaci di base per una serie enorme di ragioni, molte delle quali
hanno a che vedere con la politica di delocalizzazione che è stata scelta e
fatta dalle industrie, e anche dalla politica, negli ultimi anni”.
I
problemi alla base di questa situazione sono molteplici e hanno un panorama
internazionale, ma oltre alla produzione c'è anche un problema legato al consumo?
“Certo,
i farmaci sono dei prodotti che hanno un problema a monte, che è quello di un
consumo a volte eccessivo, non sempre perfettamente giustificato dal punto di
vista medico, per cui ci sono dei prodotti che hanno delle forti richieste.
Richieste che magari in certi periodi aumentano in modo esponenziale, per delle
ragioni assolutamente imprevedibili e stupide. L'esempio è quello di quel
farmaco di cui ormai parlano tutti, l’Ozempic: qualcuno ha scoperto che si può
dimagrire facendo un po' meno di fatica e da lì nasce un aumento del consumo
che dal punto di vista strettamente medico e sanitario non è giustificato. È
quindi chiaro che bisogna lavorare sul versante della produzione, ma non è
sbagliato preoccuparsi anche del consumo e direi che in certi casi non tutto il
male viene per nuocere: se si è confrontati con un problema di approvvigionamento,
delle persone che non hanno necessariamente bisogno di un prodotto vi rinunciano,
e questo è un effetto collaterale positivo”.
Lei
ha citato questo farmaco, l’Ozempic, destinato solitamente alle persone
diabetiche, ma che aiuta anche a diminuire la sensazione di fame. Altri farmaci
sono gli ansiolitici, che hanno tutti bisogno di una prescrizione
“Sì
e infatti la problematica concerne paziente, farmacista e dottore, tutti. Non è
che c'è qualcuno di più responsabile degli altri; il paziente deve fare i conti
con gli ambiti in cui lui ha modo di intervenire. Chiaramente ci sono delle
responsabilità e quindi anche delle possibilità di intervento per il farmacista,
il quale vede il paziente e sa che magari ne fa un consumo eccessivo, e anche per
il medico a livello di prescrizioni”.
Sappiamo
che le prescrizioni durante il periodo estivo sono solitamente inferiori. Arriverà
la stagione delle influenze, l'anno scorso sono mancati anche medicamenti per i
bambini. Che autunno ci aspetta?
“Diciamo
che la preoccupazione principale non è tanto sui medicamenti per la tosse o l'influenza,
bensì per gli antibiotici. A livello materiale la situazione di approvvigionamento
oggi rispetto al mese di gennaio non è sostanzialmente cambiata e il mercato
continua ad essere rifornito con le scorte obbligatorie, ovvero quelle scorte
che chi ha un prodotto antibiotico è obbligato ad allestire per le situazioni
di crisi. Il fatto è che la richiesta di questi prodotti è inferiore ma si sta
continuando ad alimentare il mercato con queste riserve, le quali non sono illimitate.
A un certo punto rischiano di finire e nella seconda parte dell'anno, arrivando
verso i momenti in cui ritorna l'aumento di prescrizioni, rischiamo quindi di
essere confrontati con una situazione difficile. Non avere un antibiotico per
un'infezione non vuol dire ritornare al Medioevo, ma siamo lì”.
Non
per nulla è stata diramata una circolare ai medici del cantone chiedendo di
ridurre le prescrizioni
“Sì,
questa è in fondo la prova del nove di quello che discutevamo in precedenza:
c'è qualcosa da fare anche a livello di prescrizione. Evidentemente né io né il
medico cantonale vogliamo che si rinunci a quelle cose necessarie. Se facciamo
un intervento per chiedere di prescrivere in modo più oculato e di dispensare
in modo più corretto è perché sappiamo che c'è comunque una quota di
prescrizioni e dispensazioni che dal punto di vista medico non è pienamente giustificata”.
Alcuni
di noi che si sono recati in farmacia perché avevano bisogno di un antibiotico l'hanno
ricevuto razionato. C'è qualche altro farmaco che rischiamo di vederci
consegnato in questo modo?
“In
questo momento per 5-6 antibiotici c'è l'obbligo di dispensarli in modo
frazionato, quindi al paziente si dà esattamente il numero di pastiglie che il
medico ha previsto, né una di meno ma nemmeno una di più, perché quanto c'è di
eccesso nella scatola viene accantonato, e tutti questi accantonamenti permettono
di servire un paziente o due in più. Teoricamente questa operazione è legalmente
fattibile anche per alcuni analgesici, antidolorifici molto potenti, anche se
poi a livello pratico non si fa perché sono terapie croniche per cui il
paziente ha sempre bisogno un quantitativo importante di tale farmaco. Questa
della dispensazione frazionata è una delle misure che sono state concepite proprio
per cercare di capitalizzare al massimo i farmaci che ci sono per evitare che
restino nei cassetti di casa. La gente può dire ‘non è una grande scoperta’, è
vero, però bisognava regolare tutta una serie di problemi a livello pratico,
come il trasformare la scatoletta dell'industria in un prodotto che potesse
essere gestito dal farmacista e consegnato in modo igienicamente perfetto al
paziente, oppure gli aspetti di fatturazione alle casse malati, perché il
nostro sistema si basa sulla fornitura e quindi sulla fatturazione di scatole
intere”.
C'è
anche chi chiede come mai certi farmaci nella vicina Penisola si trovano e qui da
noi invece no…
“In
realtà ho detto prima che è un problema internazionale: l'Italia, la Francia e
la Germania sono confrontati, esattamente come noi, con questa questione. Il numero
di farmaci carenti in Italia, ad esempio, è di 3'530. È vero però che dei prodotti
che da noi non ci sono si possono trovare in Italia, e viceversa. Oltretutto
c'è un farmaco che in questi giorni sta facendo molto discutere, il Temesta, il
quale in Italia è carente ma si trova comunque un po’ più facilmente che da noi.
Il consiglio per chi ha veramente bisogno di un prodotto è quindi di girare
diverse farmacie. Certi prodotti si può tentare di trovarli all'estero. Infine,
la richiesta che ho insieme a questo consiglio è: se non avete bisogno impellente
di un farmaco non fate scorte, perché fare la scorta e non usare il prodotto vuol
dire trasformare la situazione di penuria in una di totale mancanza di un farmaco.
Tali comportamenti peggiorano solo la situazione”.
L'intervista completa andata in onda ieri sera a Ticinonews:

