Ticino
Cinque partiti uniti per il «sì» alla valorizzazione della Fortezza di Bellinzona
Francesca Facchiano
01.09.2026 22:53

Foto: ©Chiara Zocchetti
«È un’occasione unica che merita un sì, dire no sarebbe un enorme autogol». Così il comitato interpartitico a sostegno del progetto di valorizzazione della fortezza di Bellinzona in vista delle votazioni che lo definisce un progetto volto a sfruttare il potenziale inespresso
Il progetto di valorizzazione del patrimonio UNESCO di
Bellinzona prevede un credito di 19 milioni di franchi, finanziato da
Città, Cantone, Confederazione e fondazioni private. Per Alessandra Alberti,
presidente della sezione di Bellinzona de Il Centro, si tratta di un
investimento importante ma proporzionato, sostenuto anche dalla leva
finanziaria cantonale e federale. «Abbiamo già un patrimonio straordinario e
ora dobbiamo saperlo ulteriormente valorizzare», ha sottolineato, così da
generare ancora più valore culturale, turistico ed economico per tutto il
territorio.
Un rilancio per la città
Un progetto che, secondo Sacha Gobbi, presidente della
sezione bellinzonese della Lega dei Ticinesi, può mettere in rete realtà,
competenze e soggetti diversi. Il rilancio della Fortezza, ha spiegato, «è un
tassello importante per rendere la nostra città più viva, attrattiva e capace
di generare benefici per tutti». Un investimento necessario, sottolinea, visto che gli ultimi interventi risalgono a quasi trent'anni fa. Fondamentale, dunque, trasformare il patrimonio UNESCO in nuove occasioni per la comunità e sfruttare
un potenziale che, secondo i sostenitori del sì, è ancora inespresso.
Più accessibile, più viva
Ma il progetto non riguarda soltanto il patrimonio storico:
l'obiettivo è anche cambiare il modo in cui viene vissuto e percepito. Martina
Malacrida Nembrini, presidente della sezione di Bellinzona del Partito
Socialista, ha sottolineato che «non stiamo semplicemente restaurando dei
monumenti», già conservati e tutelati, ma vogliamo renderli «più accessibili,
più comprensibili, più vivi e maggiormente collegati». I tre Castelli, la
Murata e la Cinta muraria dovranno così essere percepiti come un unico sistema,
con interventi realizzati progressivamente tra la seconda metà del 2026 e la
prima metà del 2030.
La fortezza come marchio
Sotto la lente anche il nome «Fortezza», che per Silvia
Gada, presidente della sezione bellinzonese del PLR, rappresenta molto più di
una semplice definizione storica: «Costituisce il marchio identificabile per
cui il turista deve visitare i castelli di Bellinzona piuttosto che quelli di
altre regioni». Un sistema fortificato unico in Svizzera e in Europa, secondo
Gada, che dovrà essere gestito attraverso una Fondazione capace di riunire in
un'unica struttura Città, Cantone e gli altri attori del turismo. L'appuntamento
alle urne è per il 27 settembre: per il comitato interpartitico, dopo 12
anni di progettazione, dire no significherebbe rinunciare per anni a sfruttare
questo potenziale e sarebbe «un enorme autogol».

