Lavoro
Clausola di salvaguardia, una possibilità per il Ticino?
Redazione
20.12.2023 20:35

La proposta, pensata per cecare di contenere il numero di frontalieri nel nostro cantone, è stata avanzata dal deputato leghista Lorenzo Quadri. Giangiorgio Gargantini (UNIA) replica: “È più che altro uno slogan elettorale”.
Lorenzo Quadri torna alla carica. Dopo
un’interpellanza sullo stesso tema, la clausola di salvaguardia, il consigliere
nazionale leghista ieri ha inviato al Consiglio federale una mozione che ne
chiede l’elaborazione a tutela del mercato del lavoro ticinese. Nel mirino il
continuo aumento dei frontalierato nel nostro cantone. Ma cos’è una
clausola di salvaguardia? Stabilita da un
articolo dell'accordo sulla libera circolazione delle persone, consente di
derogare provvisoriamente alle disposizioni di entrata e di accesso a
un'attività economica e di reintrodurre, limitatamente e a determinate
condizioni, i contingenti previsti. Nel 2023, per esempio, è stata applicata ai
cittadini croati. E qui sorge il primo problema: il frontalierato non è
compreso. “La clausola di salvaguardia dell’accordo di libera circolazione è
pensata per un’immigrazione, diciamo stanziale”, spiega Quadri a Ticinonews. “Ciò
non toglie, a mio giudizio, che si debba negoziare qualcosa che possa toccare
anche il frontalierato, il quale comunque è una forma di immigrazione dovuta alla
libera circolazione delle persone”.
Focus in particolare sul settore terziario
La clausola di salvaguardia, secondo Quadri, dovrebbe riguardare in
particolare il settore terziario. “Nei reparti tradizionali, come l’edilizia,
il numero di frontalieri aumenta in modo molto meno marcato, o resta costante. In
alcuni casi addirittura diminuisce”. Il settore in cui c’è stata un’esplosione
a seguito della libera circolazione delle persone è, appunto, il terziario, “dove
i frontalieri sono quintuplicati ed è chiaro che qui abbiamo un problema, anche
perché questi sono profili professionali di cui in realtà non c’è nessuna
carenza nel mercato del lavoro ticinese”. Molti “vanno dunque a sostituire dei
lavoratori residenti, e con la recente decisione del Consiglio federale di sottoscrivere
con l’Italia un accordo sul telelavoro dei frontalieri, la situazione rischia
di sfuggire ancora di più”.
Un appoggio anche dal Ticino?
Per centrare l’obiettivo, ci spiega Quadri, non
basta la pressione della deputazione ticinese alle Camere federali. Ma un aiuto
in questo senso potrebbe giungere dal nostro cantone. “Ho motivo di credere che
da parte del Consiglio di Stato ci possa essere un certo interesse per l’introduzione
di questo tipo di misura”, prosegue il deputato leghista. “Ne ho già parlato
anche con i vertici del DFE. Penso che dal Ticino potrebbe dunque arrivare un
appoggio a questa proposta. Naturalmente sappiamo che tale appoggio di per sé non
basta e sarebbe bello avere il sostegno di altre regioni di confine. Vedremo
come evolverà la situazione”.
Gargantini: “Difficile immaginare che l’Europa possa accettare questo tipo di trattativa”
Una soluzione, quella ventilata da Lorenzo
Quadri, che non incontra il favore del segretario regionale di UNIA Giangiorgio
Gargantini. “La proposta di Quadri è più che altro uno slogan elettorale”,
afferma il sindacalista. “Non si possono prevedere clausole di salvaguardia con
paesi con cui firmiamo già un accordo di libera circolazione. È difficile immaginare
che l’Europa possa accettare questo tipo di trattativa”. Per proteggere il mercato
ticinese “bisogna agire sulle condizioni interne e non erigendo una sorta di frontiera
supplementare attorno al nostro cantone”.
“Si vuole lasciare il problema per poterlo sfruttare elettoralmente”
Un mercato che ospita al suo interno quasi un
terzo di forza lavoro che vive in un altro paese “è di per sé una distorsione economica
e sociale”, continua Gargantini, secondo cui la responsabilità non è di chi
viene in Ticino a lavorare, “ma di chi offre del lavoro che non permette di
vivere nel nostro cantone, quindi della parte padronale che approfitta della
situazione geografica in cui è inserito il nostro territorio, e della maggioranza
politica che non porta soluzioni, bensì unicamente slogan elettorali. E non
posso non sottolineare come queste proposte arrivino dal partito di maggioranza
del cantone”. Secondo il segretario regionale di UNIA, infatti, vi è una volontà
“di lasciare proseguire un determinato problema per sfruttarlo elettoralmente e
per venire incontro alle necessità padronali che sono ampiamente rappresentate all’interno
di questi schieramenti politici”.

