Criptovalute
"Cripto e blockchain, un futuro incerto difficile da prevedere"
Andrea Ramani
26.02.2023 21:06

Foto: Immagine Ticinonews
Bitcoin o Tether saranno le monete del futuro? Quali applicazioni potrebbe avere la tanto discussa tecnologia blockchain? Ne parliamo con Giorgio Ugazio, in arte Mr Rip, ex software engineer di Google, oggi creatore di contenuti su finanza e tecnologia.
Nato a Roma nel 1977, dal 2012 a Zurigo. La storia di Giorgio
Ugazio potrebbe essere rubricata fra le “fughe dei cervelli italiani”, non
fosse che la sua prospettiva futura incuriosisce più della sua traiettoria
passata.
Dal 2016 Giorgio documenta in un blog i suoi passi verso la "Financial
indipendence" e "l’Early Retirement", ovvero il riuscire a mantenersi
dignitosamente senza la necessità di lavorare. Questi concetti sono un
obiettivo che ha spinto il software engineer a licenziarsi da Google in piena
pandemia. Da quel momento, anche grazie ad un vlog del content creator Marcello
Ascani, è cresciuta la notorietà di Giorgio, in arte Mr Rip, divenuto a sua
volta creatore di contenuti su temi di tecnologia e finanza.
Una figura apprezzata dalla comunità online anzitutto per la
completa trasparenza sulla sua situazione finanziaria e per una capacità nel
rendere semplici temi complessi. Raccontando le sue esperienze senza promettere
facili soluzioni per arricchirsi, come invece capita spesso in rete, Mr Rip si
è costruito una solida credibilità.
Un interlocutore distante e imparziale che abbiamo raggiunto
a Zurigo per parlare di criptovalute, di blockchain e del Lugano Plan B, un
tema che sul Ceresio non smette di far discutere.
A Zurigo avete sentito parlare del Lugano Plan B?
“Sì, diverse volte. Non è un argomento quotidiano ma ho
sentito parlare di progetti a Lugano. In tutta onestà non sono al corrente di
quali siano questi progetti, ma so che c’è fermento”.
A tuo avviso quali attività potrebbero svilupparsi attorno
alle criptovalute e alla blockchain?
“Credo che siamo in una fase ancora molto esplorativa. Ho
difficoltà a fare previsioni. C’è una probabilità non bassissima che fra 10
anni rideremo del fatto che abbiamo preso in considerazione queste tecnologie.
Però non è detto. Magari si troveranno delle applicazioni utili. Al momento
siamo alle speculazioni su possibili utilizzi. Credo che al momento il campo più percorribile sia la decentralizzazione: tutto ciò che può essere verificato
e verificabile in tempo reale da chiunque. Questa potrebbe essere
un’applicazione per la blockchain. Il problema in questo caso riguarderebbe la
privacy. Idealmente sarebbe bello che la mia cartella medica fosse accessibile
a tutti i miei dottori, il problema è che sarebbe anche accessibile a chiunque
altro”.
Non sei un fan delle criptovalute, che genere d’investimento
lo reputi?
“Non mi piace il verbo ‘investire’ associato alle
criptovalute, perché non c’è un investimento. Quando parlo d’investimenti penso
a Warren Buffet o altri investitori che raccontano d’investire in asset
produttivi: comprare un’azienda e partecipare agli utili o prestare soldi a
qualcuno e comprare obbligazioni, oppure comprare un appartamento e affittarlo.
Qui parliamo di pura speculazione. Compro qualcosa nella speranza che domani la
rivendo ad un prezzo maggiore. Speculare è una sorta di gioco. Non deve essere
neanche lontanamente una percentuale significativa delle proprie finanze. Se vuoi
divertirti e provare a vedere se trovi qualcuno disposto a pagare di più di
quanto hai pagato, fallo.
A tuo avviso che futuro avranno le criptovalute?
“Se prendiamo l’ecosistema criptovalute nel suo insieme, siamo
più o meno ad un terzo come 'global market cap' rispetto al picco di un anno fa.
Quando il Dow Jones ha perso due terzi del valore eravamo nel 1929. Nonostante
sia stata una batosta per chi investiva in cripto, sembra che ci si creda
ancora. Alla fine, stiamo parlando di una profezia che si autoadempie. Facciamo
un esempio: se noi decidiamo che un bicchiere ha valore e decidiamo di non
venderlo a meno di un milione, il prezzo può essere ad un milione però non c’è
nessuna transazione. Anche se reputassi che le cripto non hanno nessun valore
intrinseco, non è detto che il prezzo non possa schizzare alle stelle
semplicemente per follia collettiva. È difficilissimo fare previsioni sul
futuro. In passato ho pensato che 'l’all-time high' fosse stato raggiunto e si
andava verso un valore zero, oggi penso ‘non è detto’. Ci sono scenari
tranquilli in cui il valore potrebbe risalire, ma onestamente è difficile da
prevedere.
E immaginare le cripto come “moneta di internet”? In fondo
era questo uno degli obiettivi di Bitcoin.
“È un concetto affascinante! Ho letto il whitepaper di
Bitcoin quando è nato e un po’ mi mangio le mani perché a suo tempo non ho
giocato. Detto questo, l’idea di una moneta di internet ha il suo fascino, dà
la percezione di liberarti dagli Stati, di non aver le banche, eccetera. Poi
però, più vado avanti più vedo problemi e modi per correggerli. Il sistema
monetario ha impiegato migliaia di anni per trovare soluzioni: pensiamo alla
sicurezza, al concetto di 'know your customer' per evitare truffe, alle
regolamentazioni su come possono essere pompati o dumpati i prodotti.
Forse, per tornare alla domanda, quello che emerge è che
internet ha bisogno di una moneta unica. È come se i nerd stessero dicendo ai
potenti del mondo ‘ci avete rotto le scatole con il compra-vendi di franchi,
euro, dollari, vogliamo una valuta unica’. Quello potrebbe essere un bel
segnale, un po’ come voleva essere l’esperanto, che poi non ha preso piede.
L’idea di una moneta di internet – ripeto – è affascinante ma non dovrebbe
essere necessariamente decentralizzata e basata sulla blockchain”.
Veniamo proprio alla blockchain, a tuo avviso quali applicazioni di
questa tecnologia hanno un potenziale?
“Vedo ancora qualche speranza negli NFT, nel mondo 'smart
contracts' e nell’asset tokenization. NFT non inteso come il jpeg di una
scimmia, ma come oggetti digitali. Recentemente sono stato coinvolto in una
discussione online in cui si discuteva se un personaggio famoso avesse o meno
una laurea e si erano mossi quattro giornalisti d’inchiesta per scoprirlo.
Immaginiamo che le lauree siano sulla blockchain. Basterebbero tre secondi per
fare una verifica. In ambito lavorativo basterebbe allegare al curriculum un link al
proprio wallet per permettere una verifica. Vedo applicazioni in questo senso. Applicazioni
che non hanno un carattere speculativo.
Un’altra cosa che mi affascina è 'l’assets tokenization'. Oggi
non posso comprarmi uno 0.1% della Monna Lisa. Un domani la Monna Lisa potrebbe
essere un asset che sta dietro a un token fungibile la cui funzione è far
diventare proprietari di un pezzo di cose. Questo è un ambito in cui vedo
qualche potenziale.
Infine, ci sono gli 'smart contracts', anche se non sembra che
siamo in grado di uscire dal circuito dell’autoreferenzialità. Gli smart contracts
sarebbero interessanti se potessero interagire con il mondo esterno, quindi con
oracoli (input che permettono di comunicare con il mondo esterno, ndr), ma al
momento gli oracoli non funzionano.
A mio avviso sono queste le possibilità, ma tutte quante con alcune
postille. C’è del potenziale ma al momento non c’è un’applicazione che mi fa
alzare le antenne.”
Passiamo a te, a che punto sei con il tuo progetto di early
retirement?
“Ho fatto troppi figli (ride), ogni volta che fai un figlio i
numeri salgono, soprattutto qui in Svizzera con le rette degli asili nido. È un
po’ come l’orizzonte: fai due passi e l’orizzonte si sposta. Scherzi a parte,
mi sono concesso di licenziarmi da aziende importanti per lavorare su progetti
che voglio io. Sto godendo di parte di quella libertà che mi è data dall’aver
risparmiato e investito. Ad oggi mi sento libero al 60%, che non è male. Posso
decidere di fermarmi e dirmi ‘sai che c’è? Nei prossimi tre anni non faccio
niente’. Posso farlo”.

