Economia
Dalla crisi all'acquisizione, l'anno di Credit Suisse
Redazione
20.03.2024 18:20

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Il lavoro per portare a termine l'operazione è ancora molto lungo, in particolare per le questioni legate all’informatica. Petruzzella: "Ci vorranno mesi prima di poter avere una piattaforma unica".
Era il 19 marzo del 2023 quando il Consiglio
federale decise di mettere la parola fine a Credit Suisse. Le ragioni erano
chiare: evitare ulteriori danni finanziari in uno scenario che negli ultimi
anni era stato già di per sé complicato a livello bancario. Oggi, a un anno di
distanza dall’eutanasia dell’istituto bancario, abbiamo voluto capire come si è
proceduto in questi primi 12 mesi di transizione. “L’aspetto principale era
quello di tranquillizzare i mercati, la clientela e i collaboratori e credo che
questo sia riuscito bene alla nuova banca”, spiega a Ticinonews Alberto
Petruzzella, Presidente dell'Associazione Bancaria Ticinese. Il lavoro per portare
a termine l'operazione è ancora molto lungo, in particolare per le questioni legate
all’informatica. “Fino a quando non si potrà avere un’unica piattaforma su cui tutti
lavoreranno, andranno avanti le due banche in parallelo – prosegue Petruzzella –.
Sicuramente in questo anno è stato fatto tantissimo, ma ci vorranno ancora mesi
prima di poter avere una sola piattaforma e quindi una banca dove tutti lavorano
su uno stesso sistema informatico". Inoltre "occorreranno anni prima che ogni collaboratore
non si identifichi più con la vecchia UBS o con il vecchio Credit Suisse, bensì con la
nuova UBS”.
“Un profilo del rischio adeguato”
Dopo la crisi del 2008 di UBS era stata
introdotta una legge apposita per gli istituti finanziari “too big to fail”, ovvero
quelli designati che lo Stato non può lasciare fallire in ragione
della loro dimensione e della loro interconnessione con il sistema economico-finanziario.
Una legge tuttavia non applicata a Credit Suisse, per cui furono preferite
delle garanzie statali miliardarie per l’acquisizione da parte di UBS. In
futuro, questo non sarà più possibile. “Sicuramente, se prima il ‘too
big too fail’ con due grandi banche era un problema, oggi è un problema ancora
più grosso”, precisa Petruzzella. “Bisognerà quindi lavorare con i regolatori e
con la stessa UBS per far sì che il profilo del rischio della banca sia
adeguato e non si ripeta quello che è successo con Credit Suisse, che è una
cosa inaccettabile”.
"Misure supplementari? Non è sbagliato"
Proprio questa mattina l’autorità di vigilanza FINMA
ha tenuto una conferenza stampa in cui ribadiva la necessità di un
rafforzamento delle regole e di strumenti supplementari al fine di
salvaguardare la piazza finanziaria elvetica. “Diciamo che la FINMA ha fatto
una valutazione di quello che è successo e si è anche autoassolta dicendo di
aver fatto tutto gusto. Forse è stata un po’ indulgente con sé stessa”, precisa
Petruzzella. “Io penso che sia necessario capire bene cosa è accaduto con
la fine di Credit Suisse, fermo restando che la responsabilità principale
rimane del Cda e del management". Tuttavia "chi doveva sorvegliare probabilmente non ha
fatto tutto in modo perfetto e quindi, fatta la dovuta autocritica, ci può
stare che si identifichi la necessità di misure supplementari e che queste vengano
adottate”.

