Diocesi
De Raemy: "Bisogna essere autentici e presenti"
Redazione
15.10.2022 08:00

L'Amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, Alain de Raemy, si è raccontato a Ticinonews. "Non sono cresciuto in un mondo cattolico, quindi è stato interessante scoprirlo una volta arrivato in Svizzera, dove c'è una tradizione più presente rispetto alla Spagna".
A pochi giorni dall'inizio del suo incarico, con
che spirito affronta questa missione?
Con curiosità, con motivazione, ma anche tremando un po' perché
non so cosa mi aspetta.
È corretto chiamarla vescovo ad interim?
Usando questa espressione si capisce meglio il mio ruolo, anche se
non sono proprio il vescovo, perché questo viene eletto. Sono un vescovo che
rende possibile la transizione tra Lazzeri e colui che verrà eletto.
Lei ha già un'idea di quanto tempo resterà in
Ticino?
Nessuna idea, tutto dipende dalla Santa Sede. È l’ambasciatore del
papa a Berna che avvia le consultazioni e provvede a gestire il tutto, non so
se verrò coinvolto in queste discussioni, vedremo. Sulla decisione del nuovo
vescovo di Lugano, comunque, l’ultima parola ce l’ha il Papa.
A qualcuno è parso un po' strano il fatto che a
guidare la Diocesi ad interim sia stato chiamato lei da fuori cantone e non sia
stato nominato, per esempio, il Vicario.
Questa possibilità esiste, può essere un amministratore diocesano
oppure, quando viene eletto dal Papa, un amministratore apostolico. Sono le due
possibilità che si presentano in queste situazioni.
Valerio Lazzeri ha lasciato perché il ruolo del
vescovo è anche quello di manager, un ruolo che lui non sentiva suo poiché si
ritiene una persona più spirituale. Lei dovrà quindi ricoprire anche i panni del
manager?
In qualche modo, come ha toccato Valerio. Anche quando sei padre
di famiglia devi occuparti dell'aspetto materiale e finanziario. Non siamo
specialisti, abbiamo persone che ci aiutano e ci consigliano.
C'è un tema di cui si parla da un paio di anni, mi
riferisco alla difficoltà finanziaria della Diocesi. Com'è la situazione oggi? Si
è già fatto un'idea?
No, non la conosco ancora. Ogni Diocesi ha i suoi problemi e
ognuna ha fondi diversi, ci sono istituzioni che la Diocesi sostiene ed è
questo, forse, l’aspetto più complicato. Penso comunque, da quello che ho
visto, che la situazione non sia così drammatica.
Dal suo discorso è emerso il desiderio di essere
vicino alla gente, come cercherà di farlo?
Rispondendo agli inviti: voglio far visita a tutti i sacerdoti, andrò
in ogni vicariato della Diocesi. E poi scoprendo le realtà, come funzionano.
Qual è stato il primo approccio con il Ticino e
i fedeli ticinesi?
È un approccio simpatico. Sono stati sorpresi, prima dalla rinuncia
di Valerio Lazzeri e poi dalla nomina di un vescovo svizzero romando. Avendo il
contatto con la gente però funziona bene.
Ci ha colpito in particolare il fatto che lei
abbia detto che vuole visitare ogni paesino del Cantone.
Non intendo rimanere a Lugano ed essere qui come un manager che riceve
i suoi impiegati. Voglio scoprire come vive la gente, come funziona la
parrocchia. Voglio farmi un’idea della situazione in Ticino ed essere più vicino
alla popolazione.
È di origini svizzere, ma è nato e cresciuto a
Barcellona, poi è stato a Roma. Ha conosciuto diverse realtà e culture nella
sua vita. In che modo queste l’hanno arricchita?
Per esempio, Barcellona è una città molto laica e lì c'è la
diversità totale, dunque non sono cresciuto in un mondo cattolico. Per me è
stato interessante scoprire in Svizzera un aspetto più cattolico. Qualcosa che
non ho conosciuto in Spagna anche se i miei genitori erano praticanti.
Cosa fa nel tempo libero?
A me piace tanto nuotare; non è la stagione migliore per fare il
test qui al lago, ma mi piace tanto anche leggere e viaggiare.

