Società
“Democrazia viva”, il progetto che vuole avvicinare i cittadini alla politica
Teleticino
16.09.2022 08:00

Foto: ©Gabriele Putzu
Il Consiglio di Stato ticinese ieri ha voluto celebrare la Giornata mondiale della democrazia promuovendo un progetto che punta ad incoraggiare la popolazione a prendere parte attivamente alla vita politica. Ticinonews ne ha parlato con Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni.
In uno Stato democratico, a livello teorico, i cittadini
dovrebbero essere al centro della vita politica. Nella realtà svizzera e
ticinese, però, partecipano sempre meno alla vita politica. Così nasce il
progetto “Democrazia viva”. “La nostra
preoccupazione non è tanto la partecipazione, perché come elettori e votanti sia
ha base per iniziare questa discussione sulla democrazia. Ma da lì ad impegnarsi
nelle istituzioni, spesso le persone sono più intimorite”, ha spiegato a Ticinonews
Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni. “Dobbiamo quindi
capire, coinvolgendo più persone, quali sono questi freni e come superarli per
agevolare l'entrata nell'impegno diretto nel mondo della politica, soprattutto
a livello comunale.”
“La politica attiva richiede molto impegno”
L’obiettivo del
progetto “Democrazia viva” è quello di capire i motivi che portano a questa
disaffezione verso la vita politica. “Sappiamo
che i giovani sono molto attenti ai progetti, ma assumere un ruolo attivo
all'interno della comunità, in un consiglio comunale o un municipio, è più
difficile”, ha detto Gobbi. “Da un lato perché, magari, si ha paura della
funzione, dall'altro perché l'impegno richiesto è tanto”.
La politica e i giovani
Nella fascia di età
tra i 18 e i 34 anni solo il 38% della popolazione dice di essere interessato
alla politica. Il 22% prende in considerazione l’idea di assumere una carica
pubblica. La politica non è dunque cosa per i giovani? “No, è una cosa per giovani”, ha risposto il consigliere di Stato. “Io
ho iniziato da giovane, e anche oggi molti giovani sono attivi, però vorremmo
che si sentano più partecipi. Vediamo che i giovani si mobilitano per temi
specifici nell'ambito ambientale, sociale e anche economico, ma poi riscontriamo
meno disponibilità per impegni costanti all'interno delle istituzioni. Dobbiamo
anche riflettere sulle basi legali che abbiamo, quindi sulle leggi che regolano
il funzionamento di un comune, pensando che molti giovani affrontano un
percorso studio che li allontana dal loro comune di residenza. Forse dovremmo
trovare delle soluzioni di compromesso perché questi giovani possano comunque
essere attivi nella vita politica”, ha concluso Gobbi.

