Turismo
Destagionalizzazione, Perucchi: "Occorre una tavola rotonda a livello ticinese"
Redazione
19.02.2024 06:06

Il presidente di HotellerieSuisse sezione Sopraceneri parla degli sforzi da compiere per rendere il Ticino turisticamente attraente tutto l'anno. "Abbiamo avuto un assist con Winterland, che ha portato tanto entusiasmo a Locarno: potrebbe essere il punto di partenza per una destagionalizzazione futura".
Le temperature di questi giorni sono ideali per attirare i
turisti anche in un periodo che per il Ticino è di bassa stagione. Da anni il
settore parla di destagionalizzazione. E qualcosa forse si sta muovendo. Si
percepisce un cambiamento? Lo abbiamo chiesto a Max Perucchi, presidente di HotellerieSuisse
sezione Sopraceneri. “Il cambiamento lo si percepisce soprattutto per quel che
riguarda le case secondarie e quei pochi alberghi che sono aperti. Tuttavia, se
non diamo qualcosa al turista che scende anche in inverno, ben difficilmente la
mentalità dello svizzero tedesco o francese penserà che il Ticino sia una destinazione
invernale: dobbiamo fare molto di più”.
Per esempio?
Ad esempio, le principali attrazioni sono tutte chiuse. Dunque,
fare una tavola rotonda a livello ticinese, a cui tutti si siedano per valutare
di provare a tenere aperto per un paio d'anni e tentare così di rendere il
Ticino attrattivo d'inverno, potrebbe essere una soluzione. Non possiamo pensare
però che aprendo, l'anno successivo avremo qui migliaia di turisti: è un
percorso lento, ci vorrà molto tempo”.
Naturalmente le regioni in Ticino sono diverse tra loro,
hanno caratteristiche differenti. La sensazione è che a Lugano questo processo
di destagionalizzare stia funzionando meglio. È così?
“Certamente sì, ma non è tanto dovuto alla regione, quanto
alla città. I grandi centri riescono a sopravvivere molto meglio, turisticamente
parlando, tutto l'anno, mentre i piccoli centri hanno più difficoltà e devono concentrarsi
sulle stagioni migliori. Io spero per Lugano che questo processo possa portare
a qualcosa, perché se una città ticinese riuscisse a destagionalizzare bene,
questo potrebbe dare i suoi frutti anche verso gli altri piccoli centri e regalare
nuove idee”.
Per quanto riguarda la regione del Locarnese, lei diceva
che bisogna sedersi attorno a un tavolo. Chi deve fare il primo passo secondo
lei?
“Il primo
passo abbiamo già tentato di farlo all'interno di Ticino Turismo per far sedere
la gente. Deve esserci la volontà; si può tendere la mano, ma se ci fosse la volontà
da parte di tutti per un'apertura verso una destagionalizzazione, non sarebbe male.
Abbiamo avuto un assist quest'anno con Winterland, che ha portato tanto entusiasmo
a Locarno. Questo potrebbe essere il punto di partenza per una discussione su
una destagionalizzazione futura. Come si prevede, le temperature saliranno nei
prossimi anni e con quello che noi possiamo offrire a livello di autor possiamo
fare un bel gol verso i turisti che scendono dalla Svizzera Interna: abbiamo
passeggiate, piste di mountain bike e strutture che possono aiutare in caso di
brutto tempo, come i termali salini o il lido di Locarno”.
È da anni che si parla della mountain bike come un attrattore
turistico. In questo senso, però, non è sempre facile organizzare delle offerte.
“Assolutamente, viviamo in una regione dove non è facile
costruire le piste di mountain bike. Lo stiamo tentando di fare con un ufficio
che è stato creato da Ticino Turismo e dal Cantone affinché si possano immettere
dei progetti per poter portarli a termine. Logicamente, abbiamo perso il treno in
confronto al Vallese e al Grigioni, che sono anni avanti. Spero che adesso ci
sia un'accelerazione da questo punto di vista”.
Che cosa frena soprattutto?
“La burocrazia. Qui in Ticino abbiamo molta burocrazia e
per fare una pista di mountain bike ci vogliono domande di costruzione, ci sono
ricorsi su ricorsi… si sa come vanno queste cose”.
Il Cantone è un attore fondamentale per il settore
turistico, ma in questo momento si trova in una fase di dieta dimagrante, o per
lo meno sta facendo questo tentativo. Siete preoccupati che ci possano essere delle
ripercussioni sul vostro settore?
“Assolutamente sì. La speranza è che rimanga lo ‘status quo’
che abbiamo adesso almeno per i prossimi anni, anche se sappiamo che ognuno
deve fare il proprio sforzo. Speriamo che il turismo, che negli ultimi anni è
in crescita, possa finalmente portare quelle basi affinché si capisca che il
cantone può diventare una regione turistica. Non solo a parole, ma anche nella
mentalità dei ticinesi”.
L'intervista:

