Scuola
DFA, Cantone e abilitazione, “quando il Parlamento non vede e non sente…”
Redazione
02.04.2025 09:40

L'Mps interpella il Consiglio di Stato sulla questione dei docenti abilitandi e chiede se le indicazioni contenute nel contratto di prestazione stipulato con SUPSI/DFA-ASP debbano essere considerate tuttora valide.
L’Mps torna sulla questione degli abilitandi all’insegnamento dell’italiano presso il DFA, ai quali è stato comunicato che non verrà aperto il concorso per l’insegnamento in quella materia, e lo fa con un’interpellanza inoltrata al Consiglio di Stato in cui si esprime “sorpresa e imbarazzo” per le reazioni del mondo politico di fronte alla vicenda. Vicenda “a cui si sono poi aggiunti ulteriori sviluppi, con prese di posizione da parte di abilitati in diversi ordini di scuola negli ultimi anni, i quali denunciano una situazione di precarietà, caratterizzata dall’assegnazione di poche ore di insegnamento ogni anno”. Alla radice di tutto, scrivono gli interpellanti, “vi è una crescente discrepanza tra il numero di persone ammesse ai corsi di abilitazione e il fabbisogno effettivo, talmente esiguo da aver portato quest’anno a una decisione drastica: la mancata apertura del concorso di assunzione”.
Il rapporto
Da tempo, ricordano gli interpellanti, i compiti del
DFA della SUPSI sono definiti da un mandato di prestazione quadriennale, con
verifica annuale degli obiettivi. Nel novembre scorso, il Gran Consiglio ha
approvato il messaggio sulla “Politica universitaria cantonale per il
quadriennio 2025-2028 e contratti di prestazione con l’Università della
Svizzera italiana, la Scuola universitaria professionale della Svizzera
italiana e il Dipartimento formazione e apprendimento / Alta scuola pedagogica”.
Tale messaggio includeva, sotto forma di allegati, una serie di contratti di
prestazione. La discussione in Gran Consiglio si è svolta nel
novembre 2024. I deputati
hanno approvato il rapporto della
commissione che, relativamente al mandato di prestazione con il DFA-ASP proponeva, rispetto al contratto di prestazione del quadriennio
precedente, "il mantenimento della
forchetta di studenti prevista per la formazione di base dei docenti di scuola
dell’infanzia e di scuola elementare, dei docenti di scuola media e media". Per
la formazione dei docenti di scuola speciale e degli operatori scolastici
specializzati "è previsto un obiettivo quantitativo apposito”.
Febbraio 2025, “il Governo tace”
Il 25
febbraio 2025, il Gran Consiglio ha discusso il rapporto. La discussione, tuttavia, “è avvenuta con procedura scritta, ovvero senza un
vero e proprio dibattito parlamentare”.
Il documento afferma che “l’offerta formativa di base e continua proposta dal
DFA/ASP è stabilita di concerto con il DECS e risulta coerente con la
pianificazione quadriennale impostata dal Dipartimento”, e che “i risultati
relativi al livello di soddisfazione degli studenti per le formazioni di
bachelor e di master risultano in linea con gli anni scorsi, sebbene con valori
leggermente inferiori”. Si aggiungeva anche che "il costo medio per studente di bachelor
presso il DFA/ASP è inferiore alla media svizzera”. Questa discussione, rileva
l’Mps, “avrebbe potuto e dovuto rappresentare l’occasione per il Governo di
informare il Parlamento sulla situazione critica in corso e, almeno, annunciare
l’avvio di una riflessione". Tuttavia, "ciò non è avvenuto”.
Le domande
Si chiede quindi al Consiglio di Stato quali sono
le ragioni per le quali le indicazioni quantitative contenute nel contratto di
prestazione stipulato con SUPSI/DFA-ASP per gli anni 2025-2028 e approvate dal
Parlamento lo scorso mese di novembre dovrebbero essere considerate tuttora
valide. Inoltre, il 18 settembre 2024, rispondendo a un’interrogazione
parlamentare, il Governo ha illustrato alcuni scenari sull’evoluzione del
fabbisogno di docenti e delle relative esigenze formative. “Queste indicazioni
sono tuttora valide? Per quali ragioni? Le ritiene coerenti con i dati indicati
nel contratto di prestazione stipulato con SUPSI/DFA-ASP per gli anni
2025-2028?”

