Dipendenze
Digitale: "Le dipendenze comportamentali ancora troppo banalizzate"
Redazione
19.08.2023 07:57

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Lo sostiene Sara Palazzo, responsabile dei servizi ambulatoriali di Ingrado, la quale ci ha spiegato che la dipendenza dal digitale può colpire tutte le fasce d'età, e non solamente i giovani. Inoltre, Palazzo ritiene opportuno considerare questa dipendenza al pari di quelle da alcol o sostanze.
Nell’era digitale, la dipendenza da Internet e da cellulari
e tablet diventa un problema sempre più evidente. Una questione che riguarda
tutte le fasce della popolazione e che deve essere affrontato al pari di una
dipendenza da fumo o alcol. Se la settimana scorsa abbiamo affrontato il tema
con chi offre giornate di Digital Detox, oggi abbiamo bussato alle porte di
Ingrado - il servizio dedicato proprio alla cura delle dipendenze - che è
sempre più concentrato su questa problematica. A occuparsene, tra gli altri, è
Sara Palazzo, responsabile dei servizi ambulatoriali di Ingrado, alla quale
abbiamo chiesto anzitutto quali sono i sintomi di un utilizzo problematico di
questi apparecchi.
Rabbia e irritazione: i campanelli d’allarme di un uso problematico del digitale
“Possiamo dire che l’utilizzo del digitale diventa
problematico quando il ragazzo, ma non solo, comincia a dare troppo spazio a
questo tipo di attività nella propria quotidianità”, ci ha spiegato Palazzo. Questa
situazione potrebbe riflettersi conseguentemente “in un calo lavorativo o – per
gli studenti – del profitto a livello scolastico, a cui va aggiunto anche un
isolamento sociale”. Quando si abusa delle tecnologie molto spesso ci si sente arrabbiati
e irritati “e questi sono dei piccoli campanelli d’allarme che possono essere
già sintomo di un uso problematico”. Per Palazzo, “siamo tutti quanti
potenzialmente a rischio, perché le tecnologie fanno ormai parte della nostra
vita, anche se il mondo giovanile è più avvezzo al loro utilizzo, in quanto figli
del digitale”. Tuttavia, questo non vuol dire che gli adulti o gli anziani non
possano essere a rischio dipendenza. Ingrado svolge inoltre delle consulenze
specifiche per quanto riguarda i giovani, “sostenendo anche i genitori ad
aiutare ad imporre dei limiti di tempo e non solo al proprio figlio; questo per
permettere di andare verso un utilizzo di tipo consapevole”. Tutti questi sono dei
piccoli accorgimenti, certo, “ma che possono essere molto efficaci, come ad
esempio spegnere il cellulare prima di dormire e non usarlo per più di 3h; nel
70% dei casi queste misure vanno a risolvere la problematica”.
“Le dipendenze comportamentali si banalizzano ancora troppo”
Un intervento può pertanto essere molto efficace,
soprattutto se tempestivo. Anche perché – proprio come una classica dipendenza
da sostanze – anche quella da Internet spinge chi ne soffre ad aumentare sempre
di più il consumo, rendendo più complicato il percorso di guarigione. “Questa
dipendenza ha esattamente gli stessi tipi di effetti di una da alcol o da sostanze,
al punto che siamo in presenza di veri e propri sintomi da astinenza”. A questi
va anche aggiunto il “fenomeno della tolleranza, ovvero quel bisogno di
aumentare sempre di più il proprio consumo”. Quello a cui Ingrado sta assistendo
negli ultimi anni “è solo la punta dell’iceberg: noi trattiamo poco più di una
trentina di casi all’anno e questo fa presupporre che le dipendenze comportamentali
vengono ancora molto banalizzate”. Il motivo è da ricondurre all’attenzione
maggiore posta riguardo ad altri tipi di dipendenze, “come quelle da alcol o droghe,
mentre nei confronti di quelle da gioco d’azzardo o da Internet si tende ad
avere meno paura e capita spesso di arrivare a trattarle quando ormai è troppo
tardi”, ha concluso Palazzo.

