Ticino
Divieto per gli insegnanti di ostentare simboli religiosi: presentata la petizione
Redazione
30.10.2025 10:11

Foto: ©Gabriele Putzu
Secondo l'autore del documento, Giorgio Ghiringhelli, dovrebbero essere vietati anche capi di abbigliamento e simboli di carattere politico. La petizione è sottoscritta anche da alcuni deputati ticinesi alle Camere federali.
Inserire nella Legge sulla scuola un divieto
per gli insegnanti di ostentare vistosi simboli religiosi e politici. È quanto
chiede la petizione del “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli, presentata due
giorni fa al Gran Consiglio e sottoscritta dai consiglieri agli Stati Marco Chiesa (Udc) e Fabio
Regazzi (Il Centro), dai consiglieri nazionali democentristi Piero Marchesi e Paolo
Pamini, da Edo Pellegrini (presidente UDF Ticino) e dall’industriale Alberto Siccardi. Il divieto, viene spiegato, dovrebbe prevedere delle eccezioni per gioielli di formato discreto (catenine, collane, spille, anelli, orecchini) che abbiano riferimenti a una religione. Inoltre, "dovrebbero essere vietati anche capi
di abbigliamento e simboli di carattere politico".
Le motivazioni
Nell'esprimere le motivazioni che hanno portato alla
preparazione della petizione, il Guastafeste si concentra in particolare sul
velo islamico, “simbolo
politico-religioso della sottomissione della donna all’uomo, in netto contrasto
con il principio secondo cui la scuola 'promuove il principio di parità
tra uomo e donna'”. La necessità di introdurre una chiara
regolamentazione su questa materia, viene spiegato, “è dovuta alla crescente diffusione del velo
islamico, utilizzato in tutta Europa dai movimenti più radicali per marcare
l’avanzata dell’islam, per islamizzare l’ambiente e per fare proselitismo religioso
infiltrandosi in tutti i settori, soprattutto fra i giovani”.
Il caso
Ghiringhelli cita anche un caso capitato negli scorsi mesi al Comune
sangallese di Eschenbach, che dopo aver assunto per le scuole elementari una
docente tedesca che indossava il velo islamico, aveva poi dovuto fare
retromarcia e rinunciare all’assunzione a seguito delle proteste di alcuni
genitori, insorti invocando il principio della laicità e della
neutralità confessionale dell’insegnamento. La stampa nazionale aveva dato ampio risalto a
questa notizia, evidenziando il fatto che in questo campo la competenza è cantonale,
in nome del federalismo nel settore della formazione.
Nessuna raccolta firme in corso
La petizione, è bene precisare, non è stata
lanciata e non vi è in corso alcuna raccolta firme. Le sottoscrizioni sono chiuse e sono state volutamente limitate.

