Ticino
Domande e silenzi su Claudio Zali, l’Mps: «Le responsabilità della classe politica che ci governa»
Red. Online
02.09.2026 10:36

Foto: © Gabriele Putzu
Il Movimento per il socialismo ricorda quanti suoi atti parlamentari riguardanti il consigliere di Stato dimissionario siano rimasti senza risposta - «Il problema non sono i toni, ma gli interrogativi posti»
Il Movimento per il socialismo lo
rivendica: per sapere chi e come si è occupato, a livello istituzionale, delle
vicende che da tempo ormai investono Claudio Zali «basterebbe fare una cosa
semplicissima; inserire il suo nome nel motore di ricerca del Gran Consiglio,
alla voce “Ricerca messaggi governativi e atti parlamentari”». Negli ultimi due
anni «troverete diverse interpellanze rivolte al Governo dai deputati dell’Mps». Ebbene, scrive il movimento, queste interpellanze, che avevano come
oggetto proprio i comportamenti di Claudio Zali, «non hanno ricevuto alcuna
risposta.
In diversi casi, l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha deciso, a
maggioranza, di trasformarle in interrogazioni». L’interpellanza, lo
ricordiamo, è una domanda alla quale il Governo deve rispondere in aula durante
le sedute del Gran Consiglio e sulla quale gli interpellanti possono chiedere
l’apertura di una discussione generale. All’interrogazione segue invece una
risposta scritta da parte dell’Esecutivo entro 60 giorni.
«Nessuna risposta»
Ebbene, «nessuno di questi atti parlamentari ha finora ricevuto risposta. Nel giugno 2025 abbiamo poi presentato
quella che è ormai diventata la nostra “famosa” interrogazione, un atto che
riprendeva e sviluppava ulteriormente le domande che avevamo posto nei due anni
precedenti». A quel punto, però, «non era più possibile continuare a far finta di
niente. Ed ecco che il Parlamento ha deciso di istituire una Commissione
parlamentare d’inchiesta (Cpi), proprio per dare risposta a una serie di
domande che i deputati dell’Mps ponevano ormai da anni».
Prima si tace, ribadisce il movimento, dopodiché «quando il silenzio diventa
politicamente insostenibile, si scopre improvvisamente che le domande erano
fondate. Ma la classe politica che ci governa, anche quando è costretta a
piegarsi a un minimo di trasparenza, non dimentica e, soprattutto, non cambia
l’atteggiamento di fondo».
L'esempio di Hospita
I deputati Mps tornano anche su quanto accaduto dopo le domande poste sul caso
Hospita. «Alcune delle persone coinvolte hanno inoltrato una querela contro di
noi. Per poter proseguire nel suo iter, la Procura ha quindi chiesto al Gran
Consiglio se intendesse togliere l’immunità parlamentare a Giuseppe Sergi e Matteo
Pronzini». Il Legislativo ha deciso di mantenere l'immunità dei
due deputati, «ma su circa ottanta granconsiglieri presenti, ben 33 o 34 hanno
votato per toglierla. Quasi la metà».
Un dato «che dovrebbe far riflettere e che aiuta a capire quanto siano, per usare un
eufemismo, singolari gli appelli che sentiamo in questi giorni sul caso Zali:
quelli a “seguire le vie corrette nel porre i problemi”, a “evitare la gogna
mediatica dei protagonisti”, a non usare “toni eccessivi”».
«Il problema non sono i toni, ma le domande»
«Ma quali sarebbero, esattamente,
queste “vie corrette?”», si chiedono Pronzini e Sergi. «Sono quelle che abbiamo
seguito presentando interpellanze e interrogazioni su vicende che interessavano
Zali e che il Governo non si è nemmeno degnato di discutere pubblicamente?
Oppure la “via corretta” consiste nel porre domande solo quando non disturbano
nessuno?» La realtà, per l’Mps, è un’altra: «Chi pone domande scomode seguendo
gli strumenti istituzionali previsti viene spesso attaccato proprio perché pone
quelle domande, tanto più quando le questioni toccano i rapporti fra
politica, magistratura ed economia». Da una parte «ci si richiama alla
correttezza istituzionale». Dall’altra, «quando gli strumenti istituzionali
vengono effettivamente utilizzati per chiedere conto di comportamenti e
responsabilità politiche, cala il silenzio. E allora diciamolo chiaramente:
il problema non sono i toni, ma le domande. Ma, soprattutto, il
problema è che qualcuno continui a pretendere di scegliere quali domande siano
legittime e quali no».

