Voci natalizie
“Fare il meteorologo? Mia moglie voleva tornare al cognome da nubile…”
Redazione
03.01.2024 06:10

Marco Gaia è il quarto ospite della puntata di “Non è sempre Natale”, durante la quale racconta il suo percorso fino a diventare Mister Meteo, dirigendo il settore Previsione e consulenze di MeteoSvizzea a livello nazionale.
Marco Gaia è una delle personalità ticinesi che ha fatto
parlare di sé quest'anno. A luglio 2023 è stato nominato responsabile del
settore “Previsioni e consulenze” di MeteoSvizzera, ovvero responsabile per
tutte le regioni del Paese. Una nomina importante arrivata dopo anni al
servizio meteorologico di Locarno Monti. Nella quarta puntata di “Non è sempre Natale”
racconta il suo percorso e cosa lo ha portato a ricoprire tale incarico.
Cosa significa questa nomina?
"Significa che faccio un po' più di viaggio tra il
Ticino e il Nord delle Alpi. Dal punto di vista professionale è una bellissima
sfida che accolgo con piacere. Se dal 2008 a luglio del 2023 ho avuto la
responsabilità del servizio previsione del versante sudalpino e l'Engadina, che
ha la sua sede a Locarno Monti, a partire dal 1 luglio del 2023 ho preso la
responsabilità di tutti e tre le centrali di previsioni che compongono il
servizio di previsione nazionale: il centro di Zurigo, Ginevra e Locarno”.
Alle nostre latitudini per riferirci a MeteoSvizzera
diciamo spesso Locarno monti. È così anche nel resto della Svizzera?
“No, è un unicum quello che viviamo nel nostro Cantone. Un
unicum dovuto al fatto che dal 1935, quando è stata aperta l'infrastruttura
iniziale, siamo sempre stati conosciuti con il nome di Osservatorio
meteorologico di Locarno Monti. È un nome che non utilizziamo più da 30 anni ed
è possibile che le nuove generazioni comincino a perderlo. Oggi facciamo parte
dell'Ufficio federale di meteorologia e climatologia Meteosvizzera”.
Com'è misurarsi con i colleghi d'Oltralpe, al di là della
lingua?
“Ci sono delle differenze, è inevitabile che gli aspetti
culturali emergano. Ma è anche questo ciò che rende ricca la nostra attività.
L'Ufficio federale è organizzato su 4 sedi regionali (Zurigo, Payerne, Ginevra
e Locarno) e giornalmente abbiamo contatti fra di noi. Questo ci arricchisce
molto sul piano culturale e umano. Ogni tanto ci sono anche degli attriti
dovuti al diverso modo di approcciarsi a certe questioni. Ma c'è uno spirito di
servizio pubblico, ossia il mettersi tutti insieme e fornire le previsioni, le
allerte e i dati migliori per la popolazione”.
Partiamo da una cartolina, in cui è raffigurato il
Politenico federale di Zurigo. Qui si è laureato in fisica dell'atmosfera. Come
mai ha scelto questo percorso?
“Sono due i motivi che mi hanno portato verso Zurigo e la
facoltà di fisica. Da un lato non avevo bene in chiaro cosa volessi fare ‘da
grande’ e fisica è una disciplina che ti permette di lasciare più porte aperte:
sai fare un po' di tutto e non sai fare niente di veramente bene. La seconda
motivazione è che frequentavo un gruppo di giovani che andava molto in
montagna, ossia l'organizzazione giovanile del Cas. Alcuni di loro avevano già
intrapreso una formazione scientifica a Zurigo nella direzione ambientale e
meteorologica. Mi son detto che poteva essere qualcosa di interessante, che mi
avrebbe permesso di abbinare il piacere dello stare all'aria aperta, di
conoscere cosa succede nell'atmosfera, con un'attività professionale. Così sono
andato in questa direzione”.
Dopo lo studio, è stato docente di fisica in vari ordini
di scuola. Cosa ricorda di questa esperienza?
“Quello che mi porto nel cuore è il contatto giornaliero con
i giovani. È stata un'esperienza molto bella, durata 9 anni. Durante gli anni
di studio era nato il desiderio di fare qualcosa con il mondo dell'atmosfera e
la meteorologia, dall'altro fare anche un'attività come docente. Nel '93 è
finita la formazione e con mia moglie siamo tornati in Ticino. Il primo treno
che è passato andava verso la scuola e ci sono salito”.
Scartabellando negli archivi dei giornali, abbiamo
trovato un suo articolo risalente al 20 gennaio 1994 apparso sul Giornale del Popolo,
dedicato al tema della sicurezza sulla neve, in cui metteva in guardia sul
pericolo delle valanghe. Un tema che torna d'attualità in altre forme...
“Non mi ricordo più di questo articolo. Ma già durante la
formazione universitaria ho scelto di fare una specializzazione in fisica della
neve. Per due inverni ho lavorato a Davos all'Istituto federale per lo studio
della neve e delle valanghe, dove ho fatto il mio lavoro di diploma finale.
Questa specializzazione, insieme all'attività del club alpino, mi ha permesso
di dare dei corsi sulla neve e su come comportarsi in inverno. Già allora ero
stato interpellato dai media per fare un po' di divulgazione”.
Dal 1994 al 2001. In questo lasso di tempo volta
pagina...
“Ho fatto un cambio netto della mia attività
professionale. Questo ha avuto conseguenze anche sul piano privato. Mia moglie
ha detto: ‘se vai a fare il meteorologo, io torno con il cognome da nubile. Non
voglio avere niente a che vedere con qualcuno che poi viene preso in giro
perché sbaglia le previsioni del tempo’ (ride). Non avevo comunque dei motivi
veri per abbandonare la scuola, ma volevo provare a inseguire anche l'altro
sogno e ha funzionato. Per quattro mesi sono andato in Inghilterra a fare una
specializzazione ulteriore per l'attività di sala previsione. Dal febbraio 2002
ho poi iniziato con i turni di servizio previsione regolari".

