L’intervista
“Finché resisteranno compagnie come questa, il teatro rimarrà uno spazio libero”
Redazione
02.02.2024 22:49

Ticinonews ha incontrato l’attore Paolo Rossi a margine delle sue due serate al LAC dove è andato in scena ‘Questa sera si recita a soggetto’. “L’improvvisazione è una disciplina quasi militare”.
Sono state un successo le
due repliche di Paolo Rossi al LAC andate in scena mercoledì e ieri sera. L’attore
comico ha portato sul palco di Lugano l’improvvisazione d’autore con il pirandelliano
“Questa sera si recita a soggetto”. Due ore e mezza di risate e leggerezza, ma
con contenuti importanti. Ticinonews lo ha incontrato dopo uno spettacolo.
“Lo spettacolo vero e
proprio, cioè il
plot pirandelliano, dura circa un’ora e mezza,
dipende dalla cifra improvvisativa che si mette in gioco sera
per sera. Però diciamo che il resto è delirio
organizzato, nel senso che Pirandello giocava molto sulla quarta parete e sulla sua rottura. Noi in questo siamo dei
super professionisti, a tal punto che adesso
proviamo a romperla non solo dal palco alla platea, ma dalla platea al palco. Anche il pubblico può rompere
la quarta parete. Nel finale il palcoscenico si trasforma in una discoteca e la gente balla”.
Questo non significa che
non ci sia una
grande preparazione dietro
“No, qui c'è molto di più che le prove di uno spettacolo tradizionale, istituzionale, perché l'improvvisazione in realtà è una disciplina quasi militare. Richiede allenamento, è una predisposizione nell'arte dell'ascolto più che della performance”.
“No, qui c'è molto di più che le prove di uno spettacolo tradizionale, istituzionale, perché l'improvvisazione in realtà è una disciplina quasi militare. Richiede allenamento, è una predisposizione nell'arte dell'ascolto più che della performance”.
Si crea un rapporto,
immagino, molto stretto
con il pubblico. Cambia molto a dipendenza degli
spettatori che vi trovate davanti?
“Il pubblico ha un suo umore, e quindi di sera in sera ha una sua identità. Noi avvertiamo che c'è un cambiamento, molto spesso per qualcosa che capita fuori dal teatro, ma noi improvvisiamo proprio portando in scena, oltre all'attore personaggio, anche la persona e quindi sappiamo cosa succede fuori. E e la quarta parete si rompe anche portandoli fuori dal teatro; alcune serate sono finite in un pub, in un ristorante o per strada. Le cene a volte sono più spettacolari rispetto allo spettacolo confezionato con gli attori”.
“Il pubblico ha un suo umore, e quindi di sera in sera ha una sua identità. Noi avvertiamo che c'è un cambiamento, molto spesso per qualcosa che capita fuori dal teatro, ma noi improvvisiamo proprio portando in scena, oltre all'attore personaggio, anche la persona e quindi sappiamo cosa succede fuori. E e la quarta parete si rompe anche portandoli fuori dal teatro; alcune serate sono finite in un pub, in un ristorante o per strada. Le cene a volte sono più spettacolari rispetto allo spettacolo confezionato con gli attori”.
Che ruolo ha il teatro nella nostra società?
“Il teatro continua ad essere un luogo pericoloso. Diciamo che fanno di tutto per renderlo innocuo, però non ci riescono né con il politically correct, né con la cancel culture, né con il pensiero unico che va al di là della destra e della sinistra, che poi è il pensiero dei mediocri, di quelli che si vogliono omologare a tutti i costi. Il teatro rimarrà per molto tempo uno spazio libero se resisteranno compagnie come questa. Voglio dire, noi siamo dei commedianti, non siamo la nuova bohème, anche se la inseguiamo, e quindi quando parliamo degli spettatori parliamo (non in termini offensivi) di umani, e noi non lo siamo. E ci teniamo a specificarlo perché certi problemi che hanno gli umani, noi li abbiamo risolti 500 anni fa”.
“Il teatro continua ad essere un luogo pericoloso. Diciamo che fanno di tutto per renderlo innocuo, però non ci riescono né con il politically correct, né con la cancel culture, né con il pensiero unico che va al di là della destra e della sinistra, che poi è il pensiero dei mediocri, di quelli che si vogliono omologare a tutti i costi. Il teatro rimarrà per molto tempo uno spazio libero se resisteranno compagnie come questa. Voglio dire, noi siamo dei commedianti, non siamo la nuova bohème, anche se la inseguiamo, e quindi quando parliamo degli spettatori parliamo (non in termini offensivi) di umani, e noi non lo siamo. E ci teniamo a specificarlo perché certi problemi che hanno gli umani, noi li abbiamo risolti 500 anni fa”.
Lei ha fatto anche tanta
televisione, poi però
si è dato quasi completamente al teatro.
In che rapporti è rimasto con il piccolo schermo?
“Io la televisione l'ho fatta e mi sono divertito a farla, perché ho tentato di farla dal vivo. È stato un periodo in cui c'era un buco di potere in Italia, c'era Tangentopoli, per cui i burocrati sbandieratori della mediocrità non potevano intervenire e ho avuto molta fortuna a centrare quel periodo. Dopo è stato più complicato”.
“Io la televisione l'ho fatta e mi sono divertito a farla, perché ho tentato di farla dal vivo. È stato un periodo in cui c'era un buco di potere in Italia, c'era Tangentopoli, per cui i burocrati sbandieratori della mediocrità non potevano intervenire e ho avuto molta fortuna a centrare quel periodo. Dopo è stato più complicato”.
C'è qualcosa che non ha
fatto?
“Io volevo fare il calciatore, ma devo dire grazie perché sono riuscito a giocare cinque volte a San Siro nei derby del cuore. Ho anche segnato un gol, ma il tabellone l'ha assegnato a un altro. Però c'è il video: giuro che l'ho segnato io e comunque è andata bene lo stesso così”.
“Io volevo fare il calciatore, ma devo dire grazie perché sono riuscito a giocare cinque volte a San Siro nei derby del cuore. Ho anche segnato un gol, ma il tabellone l'ha assegnato a un altro. Però c'è il video: giuro che l'ho segnato io e comunque è andata bene lo stesso così”.
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