Il confronto
Giusto vietare i social ai minori di 16 anni?
Redazione
26.03.2025 06:13

Protagonisti del confronto di Ticinonews i granconsiglieri Giuseppe Cotti (Il Centro) e Lisa Boscolo (PS). Cotti: "I genitori non vogliono che un algoritmo educhi i loro figli". Boscolo: "La scuola non deve lasciare da sole le famiglie ad affrontare il mondo del web".
Giovani e social media: un binomio che negli ultimi
anni ha sollevato sempre più interrogativi, soprattutto per quanto riguarda i
possibili effetti negativi sulle nuove generazioni. Se da un lato queste
piattaforme offrono infinite opportunità di connessione e creatività,
dall’altro emergono timori legati al benessere psicologico degli adolescenti.
Bullismo online, pressione sociale e continua comparazione con gli altri sono
solo alcune delle problematiche che preoccupano famiglie ed esperti. Ed è
proprio su questi temi che, negli ultimi giorni, si è concentrata parte
dell’attenzione politica in Svizzera, dove il Consiglio degli Stati ha
tacitamente approvato due postulati che chiedono al Governo di valutare misure
per proteggere i giovani dall’uso eccessivo dei social media. Tra queste, una
potrebbe riguardare l’introduzione di un’età minima di 16 anni per accedere a
piattaforme come TikTok e Instagram.
Come si sono mossi gli altri Paesi
Ma il tema sta suscitando ampio dibattito anche
all’estero. L’Australia, ad esempio, ha già intrapreso una strada simile: una
nuova legge vieta infatti l’accesso ai social media ai minori di 16 anni.
L’obiettivo? Salvaguardare il benessere psicologico dei giovani. In Albania,
invece, il Governo ha deciso di bloccare TikTok per un anno intero a partire
dallo scorso gennaio, a seguito di un tragico episodio di violenza tra giovani
legato ai social. Un provvedimento forte, che sottolinea quanto le autorità di
diversi Paesi siano sempre più preoccupate per la sicurezza online dei ragazzi.
Cotti: "I genitori desiderano una limitazione"
“TikTok è cinese e la Cina stessa ha limitato
fortemente l’utilizzo di questa piattaforma ai minori di 16 anni, da una
parte per tutelare la salute mentale dei ragazzi e dall’altra per investire
nell’educazione e nelle nuove scienze”, ha dichiarato il granconsigliere
Giuseppe Cotti (Il Centro), intervenuto a Ticinonews. “La domanda da porsi è:
cosa vogliono i genitori per i loro figli in questo mondo dei social sempre più
complesso? La risposta è che desiderano una limitazione e non che un algoritmo
educhi i loro figli. È dimostrato che un uso eccessivo dei social aumenta i
rischi di ansia, depressione e disturbi del sonno. Noi proteggiamo i giovani dall’uso
di tabacco e stupefacenti. Ecco, è ora di chinarsi finalmente anche sulla
salute mentale”.
Boscolo: "Accompagnare i ragazzi in maniera attiva"
Parere diverso per la deputata socialista Lisa
Boscolo. “È vero, il web è un luogo in cui si possono trovare anche informazioni
non accurate e violente, o anche episodi di bullismo, ma non dobbiamo pensare
che per proteggere i giovani da queste dinamiche violente dobbiamo vietarlo o
limitarlo”, ha spiegato Boscolo. “Occorre proteggere i ragazzi accompagnandoli
in maniera attiva. I genitori devono essere proattivi ed educarli a un uso più
rispettoso e responsabile dei social”. Le famiglie non devono però essere abbandonate
in questo percorso: “La scuola può andare incontro ai genitori e non lasciarli
da soli ad affrontare un mondo, il web, che può anche essere sconosciuto”.
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