Energia
Guerra del petrolio, quali conseguenze per il Ticino?
Redazione
29.12.2022 08:07

Il presidente della sezione ticinese di Swissoil Paolo Righetti analizza il momento del mercato del petrolio alla luce del ‘braccio di ferro’ in corso a livello internazionale. “I prezzi sono leggermente più bassi rispetto a poco tempo fa, ma restano comunque alti per la media degli ultimi anni”.
È notizia di questi giorni: il
presidente russo Vladimir Putin ha firmato il decreto con il quale la
Federazione bloccherà le esportazioni di petrolio verso i Paesi che utilizzano
il ‘price cap’. Il divieto di approvvigionamento di petrolio sarà effettivo dal
1° febbraio, mentre il governo russo dovrà fissare la data per il divieto di
forniture di prodotti petroliferi. Ma quali effetti avrà sul Ticino questo
nuovo capitolo del conflitto? Ticinonews lo ha chiesto a Paolo Righetti, presidente
della sezione ticinese di Swissoil.
Com'è la situazione in Ticino alla fine di un 2022
burrascoso?
“È un 2022 burrascoso anche in termini locali. Attualmente la situazione vede
dei prezzi leggermente più bassi rispetto a poco tempo fa, ma che restano comunque
alti per la media degli ultimi anni. Per i consumatori è quindi complicato gestire le
attuali tariffe”.
Parliamo
sia di benzina sia di gasolio da riscaldamento. Come si stanno muovendo i
clienti? Continuano a centellinare i rifornimenti aspettando e sperando in
tempi migliori o si sono rassegnati?
“Le
vendite sono più basse rispetto al solito, perché i prezzi sono alti e
quindi i consumatori acquistano il minimo indispensabile; in questo modo
ottengono una media dei prezzi con cui possono minimizzare il rischio dato dall’attuale
situazione del mercato. Inoltre, quest'anno non sta facendo freddo e quindi non
c'è il consumo che abbiamo avuto negli inverni passati”.
Siete
preoccupati per l'anno che verrà, vista la situazione internazionale? La guerra pare non essere intenzionata a terminare,
con tutte le ripercussioni del caso…
“La
preoccupazione è a livello generale, in quanto non c'è un settore risparmiato dall'attuale
volatilità. Per quanto riguarda il nostro ambito, noi vendiamo un prodotto
necessario sia da un punto di vista industriale sia per il benessere del
singolo cittadino, e questa preoccupazione si riflette poi sui consumi, perché
dobbiamo assicurare al cliente le forniture. Abbiamo il doppio del
lavoro dal punto di vista logistico ma con un minor quantitativo di volume
venduto”.
Questa
situazione sta spingendo molti a orientarsi sull'elettrico, sia per quanto
riguarda le automobili sia per le abitazioni. Gli anni futuri vedranno un calo
drastico per chi fa il vostro lavoro, ovvero rivende petrolio?
“Il
trend della sostituzione dell'energia fossile non è cominciato a seguito della
guerra in Ucraina, bensì era già in atto. È normale: il
petrolio ha fatto il suo corso, è ancora necessario ma non è l'energia del
futuro. Attualmente non ci aspettiamo però degli sbalzi di domanda in negativo rispetto
a quanto non stia avvenendo negli ultimi anni, dal momento che gli installatori
sul territorio sono oberati di lavoro e non possono riuscire a soddisfare un
livello di ordini di troppo superiore. Si andrà avanti con il trend degli
ultimi anni, con una diminuzione dell’utilizzo del petrolio, questo sì, ma non
ci attendiamo un calo drastico nel corso del 2023. I fornitori di sistemi che utilizzano
energia alternativa al petrolio, infatti, non riescono a soddisfare un
eventuale incremento della domanda così elevato dato dall'attuale situazione dei
prezzi del petrolio”.

