Sanità
Hantavirus, Antonini: «Va contenuto con l'isolamento»
Red. Online
06.05.2026 19:57

Il consulente malattie infettive presso Civico e Moncucco spiega come si trasmette la malattia e quali misure si possono attuare per cercare di contenerla - «Bisogna cercare in maniera puntigliosa chi ha avuto contatti stretti con persone infette»
Sta destando apprensione la vicenda della nave da crociera MV Hondius sulla quale è stato scoperto un focolaio di hantavirus. Un passeggero dell'imbarcazione, lo ricordiamo, è ricoverato all'Ospedale universitario di Zurigo. Per conoscere meglio questa malattia e le sue implicazioni, Ticinonews ha contattato Pietro Antonini, consulente malattie infettive presso Civico e Moncucco.
Hantavirus: si tratta di una famiglia che
include più virus?
«Ci
sono quelli della sindrome eurasiatica, che provocano
normalmente una malattia a livello dei reni, e questi
americani, i quali invece causano una malattia respiratoria potenzialmente anche
molto grave».
Come
si trasmette la malattia?
«È
una malattia che si trasmette tramite aerosol, in sostanza, e viene provocata dall'urina dei roditori. Bisognerebbe vedere se anche all'interno della nave ci sono dei topi. L'urina, quando viene
aerosolizzata, può - in caso di inalazione - provocare la malattia. Il virus del Sud America può però essere trasmesso anche da persona a persona. Si trasferisce un po' più facilmente di quelli del Nord America,
soprattutto se ci sono dei rapporti stretti, come rapporti sessuali, ma anche baci, contatti con liquidi corporei, eccetera».
Quali
sono i sintomi e decorsi più comuni? Come funziona la terapia?
«Si tratta in sostanza di una polmonite, che purtroppo ha una
letalità potenzialmente elevata. Una
terapia antivirale non esiste, così come non esistono vaccini. Le persone che hanno
avuto dei contatti stretti devono essere isolate, così come i malati. La
terapia è esclusivamente di supporto. I contagiati sviluppano
la polmonite e si ammalano, e in quel caso non restano che le cure intense e sperare di
guarire».
Quali
misure per contenere un'epidemia?
«Le
misure sono semplici. Alle persone contagiate devi fare una
diagnostica e vanno isolate. Il personale che le accudisce si deve proteggere e bisogna cercare in maniera molto puntigliosa gli individui che hanno avuto dei contatti stretti. Questi ultimi devono essere a loro volta isolati e sono tenuti a fare la quarantena, perché la malattia può impiegare anche parecchie settimane per svilupparsi».
La
crociera è un problema difficile da risolvere per le autorità?
«Il
problema concerne la nave e il personale che deve mettersi in quarantena, ma anche chi gestisce l'epidemia, perché deve andare a
cercare i contatti e capire poi dove isolarli. In teoria
si potrebbe anche farli scendere a terra con delle precauzioni ma, ripeto, in seguito dovranno comunque essere isolati almeno in una stanza d'albergo, o comunque in un posto dove non
hanno contatti con altri individui, finché non sarà trascorso il periodo di quarantena».
Nonostante
un contagiato in Svizzera, le autorità dicono di non preoccuparsi. Come mai?
«Sono
malattie che si diffondono laddove magari c'è un cosiddetto "super spreader" (super diffusore). Si tratta di persone che possono contagiarne tante altre, generando nutriti focolai. Tuttavia, delle semplici misure di
isolamento sono spesso sufficienti per contenere l'epidemia. Vanno però messe in atto e, come detto, possono essere abbastanza complicate,
soprattutto se ti trovi su una barca. Non vorrei essere il capitano della nave, il quale adesso si trova dentro questa faccenda, perché è una situazione veramente complicata. E non invidio neppure le autorità sanitarie che se ne devono occupare, perché parliamo comunque di un grosso problema».
L'intervista completa a Pietro Antonini andata in onda a Ticinonews:

