Giudiziaria
“Ho accettato perché mi sentivo sotto pressione”
Laura Milani
19.10.2022 16:08

Foto: © Rescue Media
Nel pomeriggio è ripreso il processo a Lugano per l'incendio intenzionale al White. "Mi sentivo sotto pressione. Dovevo dei soldi a colui che me l'ha chiesto", sostiene l'autore materiale del rogo.
È ripreso nel pomeriggio il
dibattimento a Lugano per l’incendio intenzionale al White con l’interrogatorio
all’esecutore, un 38enne italiano residente a Napoli.
"Mi pento di questo gesto"
“Ho accettato di appiccare
l’incendio perché mi sentivo sotto pressione. Dovevo dei soldi a colui che me
l’ha chiesto – il 45enne italiano amico di Balmelli –, mi ha detto che se non
l’avessi fatto ci sarebbero state ripercussioni per la mia famiglia. Per me non
era prevista nessuna ricompensa”. Questa la versione fornita in aula
dall’autore materiale del rogo al White, un 38enne italiano residente in provincia
di Napoli. Incalzato dal giudice Amos
Pagnamenta, l’imputato ha spiegato di essere giunto in Ticino su richiesta del
45enne, un parente alla lontana, per trascorrere una serata con delle ragazze.
Solo una volta giunto a Lugano, ha spiegato, sarebbe venuto a conoscenza dei
veri motivi. “Mi è stato detto che sul posto avrei già trovato tutto – la
tanica, le chiavi per entrare nel negozio –, dovevo solo cospargere un po’ di
benzina e dare fuoco. Le fiamme erano alte e sono anche rimasto ustionato. Mi
pento amaramente di questo gesto perché non è nella mia indole”, ha detto.
Reato di incendio intenzionale
Il 38enne riconosce il reato
di incendio intenzionale imputatogli nell’atto d’accusa, non quello di tentata
truffa. In seguito all’incendio, il mandante dei fatti, il commerciante Bruno
Balmelli che sostiene di non essere mai stato a conoscenza dei dettagli del
piano, ovvero appiccare il fuoco, ha notificato danni all’assicurazione per 2,5
milioni di franchi. La procuratrice pubblica Margherita Lanzillo intende
chiedere per tutti e 5 gli imputati pene comprese tra i 2 e i 5 anni. Oltre ai
sopracitati, alla sbarra risiedono anche un parente di Balmelli e l’ex gerente
del bar vicino al negozio di famiglia, dove tutte le persone coinvolte si sono
più volte ritrovate tra loro.

