Ticino
I dipendenti pubblici incrociano le braccia: il confronto
Redazione
09.05.2023 08:09

Il granconsigliere UDC Andrea Giudici e il portavoce dell’Associazione ErreDiPi Enrico Quaresmini sono i protagonisti del confronto di Ticinonews.
Un quarto momento di mobilitazione dei
dipendenti pubblici. È quanto previsto per la giornata di domani a cui
aderiranno i rappresentanti di varie sedi scolastiche. Un’azione necessaria, secondo
l’associazione ErreDiPi, dato che dopo mesi dall’annunciato taglio progressivo
del 20% delle rendite, da parte del Consiglio di Stato non sono ancora giunte
risposte su misure compensatorie soddisfacenti. Per analizzare il tema,
Ticinonews propone un confronto tra Andrea Giudici, granconsigliere democentrista,
ed Enrico Quaresmini, portavoce dell’Associazione ErreDiPi.
Giudici: “Uno sciopero senza senso”
“Innanzitutto vorrei dire che chi ha indetto lo sciopero non è un sindacato ma una semplice associazione”,
esordisce Giudici. Già il principio che un'associazione apartitica possa indire uno
sciopero “non mi sembra legalmente corretto”. Nel merito della questione, “questa
azione viene fatta per esercitare pressione sull'autorità politica che dovrà
poi adottare delle decisioni, ovvero se attuare o no misure compensatorie”. Tuttavia,
la decisione di abbassare il tasso di conversione “non spetta alla politica bensì all'Istituto cassa pensione, dove sono rappresentati i diversi schieramenti
politici e sindacali”. Questo è uno sciopero “secondo me senza senso, perché non si sa
ancora cosa il Consiglio di Stato proporrà. Se poi i dipendenti pubblici non saranno
d'accordo con le misure compensatorie proposte dal Governo, a quel punto
potranno poi indire uno sciopero”, termina Giudici.
Quaresmini: “Una lezione di civica concreta”
Opinione
completamente diversa quella di Quaresmini, secondo cui domani tanti dipendenti
pubblici “daranno una lezione di civica concreta. Ci sono dei cittadini che non
sono contenti del proprio contratto di lavoro e si rivolgono in maniera 'progressiva' al
proprio datore di lavoro. Siamo scesi in piazza tra volte e per due volte non
abbiamo perso ore”. Il 15 marzo “abbiamo invece cominciato un piccolo sciopero in
alcune sedi e ora stiamo incrementando una lotta". I lavoratori "hanno diritto ad
associarsi. Un'associazione può indire tranquillamente uno sciopero e non vedo perché noi
non avremmo il diritto di dichiararlo”. E sul perché non si attenda l'arrivo di
queste misure compensatorie, secondo Quaresmini le notizie che trapelano “sono
poco incoraggianti: diverse volte abbiamo chiesto di avere informazioni. Di
misure di compensazione si parla dal 2020. Ci sono questioni ancora in sospeso
e non soltanto insegnanti, bensì poliziotti, infermieri, agenti di custodia e signore
delle pulizie hanno diritto ad avere delle informazioni tempestive”.

