Energia
“I Municipi rinuncino agli aumenti delle tariffe energetiche”
Ginevra Benzi
03.03.2023 10:15

Foto: ©Chiara Zocchetti
È quanto chiede l’MPS in una lettera aperta indirizzata ai Municipi a seguito del rincaro delle fatture energetiche con cui hanno dovuto fare i conti molte famiglie nel corso del mese di gennaio 2023. “Le aziende elettriche che hanno alzato le tariffe sono di proprietà comunale. I Municipi sono quindi responsabili”.
Era stato preannunciato
già nel corso del 2022, ma a gennaio nelle bucalettere ticinesi è arrivata la conferma: le tariffe
energetiche sono aumentate. Questo a scapito delle tasche di molti nuclei
famigliari ticinesi, che hanno visto rincarare in maniera esorbitante la propria
bolletta dell’energia. Un tema caldo in merito al quale l’MPS ha deciso di
scrivere una lettera aperta indirizzata ai Municipi ticinesi, ai quali viene chiesto di rinunciare ad ulteriori aumenti tariffari dell'energia e di ritornare, a partire dal 1° luglio 2023, alle tariffe vigenti a fine 2022.
Gli aumenti
L'MPS, a tal proposito, cita alcuni aumenti delle aziende elettriche ticinesi, a cui fanno capo circa 230'000 utenti: AIM di Mendrisio (+39% elettricità, +50% gas), AIL
di Lugano (+32%), Azienda Elettrica comunale di Ascona (+28,15%), Azienda
Elettrica Massagno SA (+23,97%), Aziende Municipalizzate di Stabio (+23,8%)e la Società Elettrica Sopracenerina SA (+18,28%). Aumenti più contenuti si
sono tuttavia verificati in altre zone del Cantone, dove sono stati inferiori
del 10%, ma restano comunque in rialzo. Per l’MPS “non si tratta ora di aprire
una discussione sulle origini di questa impennata delle tariffe: sappiamo benissimo
cosa è avvenuto sui mercati internazionali, ma sappiamo anche bene che tutto
ciò è la diretta conseguenza di un’organizzazione che negli ultimi due decenni
è costruita sulla liberalizzazione del mercato elettrico”.
Competenza dei Municipi
Ad accettare
queste “aperture” del mercato sono stati “gli stessi partiti presenti negli
esecutivi, qualsiasi sia il loro colore politico, convinti che la liberalizzazione
dello stesso e la concorrenza tra aziende fornitrici avrebbe avuto infine l’effetto
di diminuire le tariffe per i consumatori”. Ma così non è stato, “né nelle
condizioni normali vissute negli ultimi tre anni, né in quelle straordinarie
(pandemia e guerra) che abbiamo appena attraversato e che stiamo tuttora
vivendo”. Fattori a cui vanno aggiunte le decisioni di competenza dei Municipi
e dei partiti che ne fanno parte “e che aggravano questo stato di cose”. A
titolo d’esempio, nella letta dell’MPS viene citata la decisione presa da molte
aziende di aumentare – nel quadro degli aumenti delle tariffe – la componente
della tariffa legata ai costi della rete di distribuzione. “Situazione che sarà
ulteriormente aggravata dal fatto che il Consiglio federale ha deciso negli
scorsi giorni di portare nel 2024 il tasso di costo del capitale investito
nelle reti elettriche dall’attuale 3,83% al 4,13%”.
Verso bollette ancora più salate?
Un aumento dello
0,3% che si traduce conseguentemente nella possibilità (o diritto) delle aziende di “aumentare ulteriormente
i costi per l’uso della rete, naturalmente a spalle degli utenti e dei clienti
che vedranno lievitare ancora e ingiustificatamente la propria bolletta
elettrica”. In altri casi, come per le AIL di Lugano, gli aumenti tariffari sono
decretati dalle aziende che godono di una situazione finanziaria più che solida:
“queste hanno accantonamenti non ben motivati per un totale di 181 milioni di
franchi. Le stesse considerazioni potrebbero valere per altre aziende che hanno
effettuato cospicui di tariffe”.
Rinunciare agli aumenti
Sempre a detta
dell’MPS, vi sarebbe stato, e c’è tuttora, spazio per rinunciare a gran parte
degli aumenti previsti: “i Municipi che, di fatto, controllano queste aziende
avrebbero potuto farlo; in particolare tenendo conto della situazione veramente
difficile, in termini reddituali, della stragrande maggioranza delle famiglie a
seguito degli ulteriori aumenti dei premi della cassa malati, di diverse
tariffe assicurative e di altri servizi, del mancato adeguamento dei salari al
rincaro, tornato a manifestarsi in maniera importante”.
Per l’MPS non è abbastanza
“Insomma poco o nulla. Soprattutto se queste promesse
vengono confrontate con la dura realtà degli aumenti delle tariffe energetiche
che questi stessi partiti, che di fatto controllano le aziende di
distribuzione, non hanno fatto nulla per impedire”. L’MPS ricorda inoltre come per le AIL (circa
114mila utenti) l’aumento delle tariffe si traduca in aumenti annuali per le
famiglie pari a circa 3-400 franchi.
Cosa chiede l’MPS ai Municipi
Alla luce di quanto appena esposto, “è evidente che gli
aumenti delle tariffe energetiche pesano in modo importante sui redditi delle
famiglie, in un modo inaccettabile. I Municipi e i loro partiti ne sono
responsabili. Per questo l’MPS chiede formalmente a questi Municipi e ai loro
partiti di rinunciare agli aumenti introdotti lo scorso gennaio e di ritornare,
a partire dal 1° luglio 2023, alle tariffe vigenti a fine 2022”.

