Salute
I ticinesi usano bene gli antibiotici, ma restano delle lacune. De Rosa: "Occorre sensibilizzare"
Redazione
21.11.2024 19:13

C’è ancora chi interrompe il trattamento senza consultare il medico e chi conserva antibiotici per un uso futuro. Il direttore del DSS: "Gli antibiotici vanno utilizzati solo se e quando il medico lo suggerisce, e anche la prescrizione deve essere seguita attentamente".
Il 29% della popolazione
ticinese ha assunto antibiotici negli ultimi 12 mesi. Meno rispetto a due anni
fa, ma comunque di più rispetto ai romandi e agli svizzeri tedeschi. Questi
dati, emersi da un sondaggio promosso dal Cantone, non sono fini a loro stessi,
poiché il consumo di antibiotici è strettamente correlato allo sviluppo di
resistenze. “Il batterio, quando viene esposto agli antibiotici, con il tempo
sviluppa delle strategie per sopravvivere”, spiega ai microfoni di Ticinonews
il medico cantonale Giorgio Merlani. “Lo scopo della somministrazione del
farmaco è di uccidere il batterio, impedirgli di riprodursi e controllare l’infezione.
Ma se noi continuiamo a dare degli antibiotici, il microbo capisce, impara a
difendersi e il preparato non funziona più”.
Ne consegue che le
malattie diventano più difficili da trattare, tanto che l’Organizzazione
mondiale della sanità stima che ogni anno 5 milioni di persone muoiono per
infezioni causate da batteri resistenti. E trattamenti più lunghi comportano inevitabilmente
maggiori costi sanitari. “È importante informare l’opinione pubblica, in modo
che possa accrescere la conoscenza su questo dossier”, analizza il direttore
del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa. “È altresì
essenziale, però, sensibilizzare maggiormente gli operatori sanitari, in particolare medici
e farmacisti, che hanno il contatto diretto con i pazienti e possono
consigliarli nella maniera più appropriata”.
Microbi e farmaci che circolano nell'ambiente
Già ora i ticinesi
sembrano comportarsi bene quando usano gli antibiotici: la maggior parte
rispetta la terapia prescritta e smaltisce correttamente la parte di
medicamenti rimasta inutilizzata. Tuttavia, il 10% interrompe il trattamento
senza consultare il medico; il 13% conserva antibiotici per un uso futuro e
metà del campione non sa che questi farmaci non uccidono i virus. “Anche se una
persona ha febbre, tosse e dolori, non deve correre dal medico pretendendo l’antibiotico”,
avverte Merlani. “Se il dottore sostiene che il paziente non ne ha bisogno, significa
che l’infezione è di tipo virale e l’antibiotico in questo caso non serve”. Solo
il 4% della popolazione, inoltre, è consapevole che sono i batteri, e non le
persone, a diventare resistenti. Una conoscenza fondamentale. “I microbi e i farmaci
antibiotici circolano nell’ambiente, e prima o poi, tornano a noi. E se tornano in
modo resistente, è un problema”.
Le raccomandazioni
Il Dss ha quindi formulato
quattro principali raccomandazioni per contrastare il fenomeno della
resistenza. “Gli antibiotici vanno utilizzati solo se e quando il medico lo
suggerisce, e anche la prescrizione deve essere seguita attentamente”, riprende
De Rosa. “È altresì importante procedere con una dispensazione su misura dei
medicamenti, anche come risposta alla carenza di principi attivi". Non da ultimo, occorre "informare sullo smaltimento corretto degli antibiotici. Bisogna evitare di
disperderli nell’ambiente o di gettarli nella pattumiera, perché questo ha
delle conseguenze negative, sul tema delle resistenze e non solo”.
Zanini: “Sui consumi abbiamo margini di miglioramento”
I ticinesi, come abbiamo
visto, si comportano in maniera tutto sommato virtuosa. Il nostro resta però il
cantone in cui si consumano più antibiotici. “Uno degli obiettivi è proprio quello
di cercare di ridurre questo consumo”, commenta il farmacista cantonale
Giovan Maria Zanini, intervenuto a Ticinonews. “Abbiamo margini di miglioramento
e sarà importante, con gli anni, fare dei piccoli passi in questa direzione”.
L'importanza della sensibilizzazione
A ricoprire un ruolo
fondamentale è la sensibilizzazione, che deve riguardare pure i medici. “È
importante considerare anche la scuola in cui il professionista ha studiato.
Noi in Ticino abbiamo un numero importante di medici che provengono dall’Italia,
paese in cui il consumo pro capite di antibiotici è nettamente più alto
rispetto a quello svizzero”, annota Zanini. Ma non bisogna neppure dimenticare “che
anche i consumatori talvolta ‘spingono’ per ottenere delle prescrizioni”.
Come gestire i resti
In conclusione, il
farmacista cantonale fornisce un consiglio per evitare di sviluppare la sopracitata
resistenza, “Alla gente ricordo che i resti che avanzano non devono essere conservati a casa e neppure utilizzati o consegnati ad amici. Vanno riportati
in farmacia, in modo da poter essere smaltiti nel rispetto dell’ambiente”.
L'intervento completo di Zanini:

