Ticino
Il blackout di oggi? "Niente geopolitica, ma un problema tecnico"
Redazione
08.02.2023 21:43

Foto: © Ticinonews
Il Sottoceneri 45 minuti di buio: dalla testimonianza dei Pompieri alla spiegazione del direttore delle AIL Marco Bigatto, il quale sottolinea l’importanza di non associare un semplice problema tecnico all’attuale difficile situazione geopolitica e la relativa penuria energetica.
Il blackout verificatosi
questa mattina in varie zone del Sottoceneri ha tenuto non poco impegnati i Pompieri
di Lugano, i quali ci hanno confermato che “è stata una mattinata movimentata
con diversi interventi in poco tempo”. Alle 9:18 è infatti scattato l’allarme.
Una mattinata – ci ha detto il comandante Federico Sala – tutt’altro che tranquilla,
con diverse chiamate in poco tempo. Da quel momento il Corpo Civici Pompieri di
Lugano ha adottato il protocollo d’emergenza per sopperire al blackout e rispondere
alle sollecitazioni.
“Interventi rapidi”
Una
mattinata impegnativa che ha visto gli operatori del 118 sollecitati da più
parti, “10 chiamate sono arrivate solo da persone bloccate negli ascensori,
alle quali abbiamo dovuto far fronte in modo rapido con 3 squadre che dalla
caserma si sono recate sul posto per portare soccorso a queste persone”.
Fontana sottolinea la rapidità con cui il 118 ha reagito “in quanto vi erano
già presenti in Caserma 15 pompieri professionisti ai quali se ne sono aggiunti
altri che sono rientrati in caserma dalla loro giornata di riposo”. Una
reazione immediata che ha permesso di raggiungere in breve tempo chi aveva richiesto
aiuto.
Altri casi analoghi
Non è la
prima volta che si registra una circostanza simile e la parola del 2022 è stata
penuria. Oggi il blackout è durato circa 45 minuti, ma se in futuro dovesse
ricapitare e per un periodo più prolungato? “Ci stiamo preparando: nel 2022
sono iniziati i lavori di ristrutturazione della caserma e della parte
abitative”, dice Sala precisando che per quanto riguarda i lavori all’interno
della caserma “uno dei più importanti, che andremo a implementare a breve, è la
posa di un generatore di continuità, che darà la possibilità – anche in caso di
lunghi blackout – di avere la caserma totalmente operativa”.
Parola al direttore delle AIL
Per evitare casi
analoghi ci si sta quindi attrezzando. Un segnale, questo, che dovrebbe
portarci in un prossimo futuro a considerare i blackout come parte della nostra
vita? Per Marco Bigatto, direttore delle AIL, la risposta è negativa. Bigatto sottolinea
infatti l’importanza di “tenere separato quella che è la problematica generale
della penuria - o dalla prospettata penuria - a livello europeo, quindi anche a
livello svizzero, da quello che è successo oggi”. In sostanza, quello che si è
vissuto oggi nel Luganese “è dovuto a un problema tecnico locale, che non ha
nulla a che fare con la geopolitica”.
Il guasto
Per capire quindi da
dove è nato il guasto bisogna fare un passo indietro: ad operare a livello
nazionale c’è la rete di trasporto in altissima tensione di SwissGrid, che alle
nostre latitudini ha un corridoio che ha origine nel Sopraceneri presso la
sottostazione di Magadino. Questo varca poi il Ceneri per arrivare a Manno,
dove si trova la sottostazione in parte di proprietà di SwissGrid, la quale continua
poi verso il Pian Scairolo per giungere infine prima a Mendrisio e poi oltreconfine,
a Cagno. Tuttavia, da lunedì si stanno facendo dei lavori alla sottostazione di
Manno “ed è stata SwissGrid ad aver domandando questa manutenzione ad AET - che
funge da mandataria - e quindi il flusso di alimentazione della rete AIL è stato
organizzato per provenire dalla sottostazione di Scairolo”, ha spiegato Bigatto.
Il problema è quindi partito da lì, “perché una linea di collegamento con la
rete nazionale ha ricevuto l’ordine di ‘sganciare’ la rete lasciandoci tutti al
buio. Adesso è da capire da dove si arrivato questo
ordine”. Le contemporaneità con i lavori di manutenzione a Manno “lascia presupporre
che il segnale sia partito da lì, ma è ancora tutto da chiarire”.
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