Ticino
"Il mix di virus mette pressione sugli ospedali. Test a pagamento un problema"
Redazione
22.12.2022 19:39

Foto: ©Chiara Zocchetti
Ad affermarlo a Ticinonews è il medico cantonale Giorgio Merlani, interpellato per parlare della situazione attuale a livello pandemico e delle nuove misure che entreranno in vigore a gennaio.
In
vista delle imminenti festività natalizie, le autorità cantonali hanno deciso
di rinnovare l’invito a seguire le misure di protezione sanitaria che ormai conosciamo.
Il coronavirus - precisa l'Ufficio del medico cantonale - rimane infatti molto
diffuso fra la popolazione e la concomitante presenza di altri virus stagionali
mette sempre più pressione sulle strutture sanitarie. Ne abbiamo parlato con
Giorgio Merlani, medico cantonale.
Qual
è la situazione negli ospedali ticinesi rispetto allo stesso periodo dell'anno
scorso e di due anni fa?
“In
cifre assolute la situazione è paragonabile agli anni scorsi. La differenza è
che ci si è abituati. Si ha accettato una nuova normalità, con 140-150 persone
ricoverate in ospedale a causa del Covid. Il problema di quest'anno è che si
aggiungono anche l'influenza e altri virus respiratori. La mancanza dell'uso
della mascherina, la riduzione delle misure igieniche e della distanza hanno
fatto sì che i virus circolino in modo importante. Questa combinazione è
fastidiosa soprattutto per il carico sugli ospedali”.
Dal
primo gennaio i costi dei tamponi per chi ha sintomi saranno a carico delle
casse malati, non c’è il rischio che le persone rinuncino a farsi testare? Penso a chi ha una
franchigia elevata.
“Si,
e non solo. Il test è passato dall’essere una misura di salute pubblica a
diventare una scelta di medicina individuale. Infatti non lo paga più la
Confederazione, ma la cassa malati e le assicurazioni pagano solo le
prestazioni necessarie per la nostra salute. Non c’è solo il problema della
franchigia, ma anche il fatto che l’indicazione a testarsi è molto limitata. I
medici saranno autorizzati a testare chi ha una probabilità elevata di fare un
decorso grave per il quale sarebbe necessaria una terapia. Il test non sarà così
legittimo al minimo sintomo, anche se importante, ma solo per persone a rischio
che devono ricevere una terapia. Sarà poi il medico, in base al risultato del
tampone, a decidere come procedere”.
Come
funziona per gli asintomatici o per chi non ha la prescrizione medica?
“Il
test sarà a carico del datore di lavoro, se decide che è necessario, o delle
autorità se richiesto nell’ambito di indagini ambientali, ad esempio se all’interno
di una struttura ci sono tanti casi e si vuole chiarire la situazione. Ma in
tutti gli altri casi il tampone è a carico della persona”.
Dal
suo punto di vista le cene aziendali e di famiglia con molte persone sono
ancora un problema? O lo sono solo per le persone vulnerabili?
“All’interno
delle strutture sanitarie abbiamo invitato le persone a bilanciare rischi e
benefici. È vero che questi momenti sono importante a livello di team building,
ma ci sono anche dei rischi. Se un collega ha l’influenza rischia di contagiare
gli altri e di compromettere la produttività dell’azienda nei giorni seguenti.
Invito ogni persona a riflettere, magari si può fare una cena di reparto invece
che aziendale. Ma se non si sta bene e si hanno dei sintomi è meglio stare a
casa”.

