Sanità
Il prezzo di quasi 300 medicamenti calerà, Zanini: "Il rischio è di aggravare la penuria"
Redazione
31.10.2024 20:17

Il farmacista cantonale mette in guardia sulle criticità della strategia adottata dall'Ufficio federale della sanità pubblica. "Il pericolo è che determinati prodotti vengono resi ancora meno interessanti per l'industria farmaceutica".
È notizia di oggi: da dicembre, quasi 300
medicamenti costeranno, in media, il 12% in meno. Lo ha deciso l'Ufficio
federale della sanità pubblica (Ufsp) nel quadro del riesame triennale del
2024. Una decisione, scrive l’Ufsp in una nota, che potrebbe far risparmiare
almeno 90 milioni di franchi, a cui si sommano i 165 milioni risparmiati
lo scorso anno. Una novità “positiva, di principio. Ma c’è anche il rovescio della
medaglia”, avverte il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini, interpellato da
Ticinonews. “Nella massa dei farmaci il cui prezzo viene abbassato troviamo
medicamenti oggi molto costosi, che subiscono una diminuzione importante e
questa è una buona cosa”. Vi sono però anche dei prodotti, il cui prezzo oggi è
fissato a pochi franchi, “che vengono abbassati di un piccolo importo in termini
assoluti”. In questo caso “non solo non c’è un grande guadagno, ma questi farmaci vengono
resi ancora meno interessanti per l'industria farmaceutica. Il rischio, dunque, è che si peggiorino i noti problemi di approvvigionamento”. Per
citare un esempio concreto “vorrei ricordare che i prodotti a base di oppiacei
fanno parte, assieme agli antibiotici, di quelli con il più grande problema di approvvigionamento,
perché per l'industria farmaceutica non sono sufficientemente redditizi”. Se il
loro prezzo venisse ulteriormente abbassato “chi li mette in
commercio sarebbe ancora meno motivato a farlo”.
Le questioni da affrontare
Secondo
Zanini, al momento sono due i problemi che il settore sta affrontando. Da un
lato “abbiamo i costi crescenti e non più sostenibili della malattia, e i
medicamenti costituiscono una parte importante di questa fattura. È dunque
indispensabile trovare e adottare delle misure che abbassino i costi che la
collettività deve sopportare”. Ragion per cui “è giusto, di principio,
abbassare il prezzo dei medicamenti”. L'altra questione emersa in questi anni concerne
invece l'approvvigionamento, "che non è più garantito, soprattutto per i farmaci
‘vecchi’, utilizzati da molto tempo, che hanno dei prezzi di vendita estremamente
bassi”. In
questo caso, per risolvere il problema, non dovremmo abbassare i prezzi “bensì
aumentarli. In definitiva, se da un lato la politica deve operare una
riduzione, dall’altro è tenuta ad effettuare un rincaro”. E ogni forma di
compromesso che si cerca di trovare, in fin dei conti, “non ci consente di
raggiungere né il primo né il secondo obiettivo. È davvero una situazione molto
difficile”. Probabilmente l'intervento più corretto da fare “sarebbe quello di
concentrarsi sui medicamenti che oggi sono disponibili e hanno dei prezzi molto
elevati che si possono abbassare, magari di poco in percentuale ma di importi
considerevoli in termini assoluti, e lasciar perdere gli altri prodotti”.
Il ruolo dei generici
Parlando
di penuria e di difficoltà di approvvigionamento, la situazione in Ticino “è la
stessa che ci sta accompagnando da qualche anno: una serie di prodotti
che ci sono, poi mancano, ritornano e mancano di nuovo. La gente deve comprendere
che non ritorneremo più alla situazione di 15 anni fa, con la possibilità di
comperare immediatamente ciò che si vuole”. Occorre adattarsi “e bisognerà
anche accettare sempre più frequentemente di acquistare dei medicamenti alternativi, che comunque
per i pazienti rimangono una scelta idonea”. A tal proposito, il farmacista
cantonale tiene a ricordare che i generici “sono assolutamente interscambiabili
con il farmaco originale. Se manca l'originale e viene offerto un generico, è
giusto prenderlo, considerando che ha anche un costo più basso”, termina Zanini.

