LA RINUNCIA
Il Rabadan rinuncia a San Martino: “Non vogliamo creare divisioni”
Filippo Suessli
03.11.2022 11:35

Foto: ©CHIARA ZOCCHETTI
Il Carnevale Rabadan rinuncia alla tendina alla Fiera di San Martino: “Avremmo devoluto tutto in beneficenza, ma non vogliamo essere divisivi”.
La tendina
del Rabadan alla Fiera di San Martino non si farà. A deciderlo è stato il
comitato del carnevale bellinzonese che si è riunito ieri sera. “Il Rabadan”,
ci spiega il presidente Giovanni Capoferri, “è per sua natura qualcosa di aggregativo,
non divisivo. Considerato che questa iniziativa ha generato fastidi e divisioni
contrarie alla nostra natura, gli scopi della nostra presenza a San Martino
sono venuti meno. Per questo il comitato ha deciso di rinunciare”.
"Volevamo devolvere il ricavato in beneficenza"
La tendina
del Rabadan avrebbe offerto zuppa di cipolle e busecca, “preparata da volontari
che mettono a disposizione il loro tempo e la loro capacità”, ci spiega
Capoferri, “e il ricavato sarebbe andato tutto in beneficenza”. L’intenzione,
sottolinea il presidente del carnevale, non era quella di fare concorrenza alle
altre associazioni che si finanziano con la presenza a San Martino. “Volevamo
fare del bene e un gesto nei confronti dei carristi, dei gruppi e delle guggen
del Mendrisiotto che vengono sempre a Bellinzona ad animare il corteo e le
serate. Per una volta volevamo andare noi da loro, ma sarà per un’altra occasione”,
conclude Capoferri. “Ora andiamo avanti con l’organizzazione del carnevale 2023”.
La lettera del gruppo di Momò
La polemica era scoppiata ieri, quando una lettera firmata da
alcuni “Momò legati alle proprie tradizioni” aveva protestato per la presenza
della tendina del Carnevale Rabadan. Si sottolineava, in particolare, la
presenza nel formulario di iscrizione di un punto che ammette la gestione di
mescite o buvette solo per enti o associazioni con sede a Mendrisio. Inoltre nella
lettera venivano espressi timori per lo spirito della manifestazione: “La Fiera
di San Martino verrà sempre più snaturata trasformandola in una mera ‘occasione
di far festa’ o può continuare a essere un’opportunità per valorizzare la
nostra regione, la nostra storia, le nostre tradizioni rurali (quel poco che purtroppo
ne resta)?”

