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Il revenge porn non è questione di vendetta
Barbara Venneri
22.01.2023 08:01

Foto: © Shutterstock
Anche nel nostro Cantone esiste la pornovendetta, un fenomeno che può causare gravi conseguenze psicologiche sulle vittime. Una giovane ticinese ci racconta quello che ha subito quando aveva appena 13 anni.
A livello mediatico, con
“revenge porn” o “pornovendetta” si intendono tutte quelle pratiche che
prevedono la condivisione in rete di immagini intime senza il consenso della
persona ritratta. Ad esempio, un video intimo realizzato durante un rapporto
sessuale viene condiviso in un gruppo Whatsapp o Telegram. Oppure, una foto
sessualmente esplicita ricevuta tramite il sexting viene postata sui social network.
È quello che è successo alla nostra testimone, una giovane ticinese rimasta
vittima di “revenge porn” quando aveva solo 13 anni. Nel nostro approfondimento in fondo all'articolo potrete
ascoltare la sua storia, accompagnata dalle valutazioni di diversi esperti che
mettono in luce i numerosi punti di vista di questo tema, compreso quello dei
carnefici. Questo perché, nonostante il nome attribuito a questo fenomeno, chi
compie questi atti non è necessariamente motivato dalla vendetta. Silvia Semenzin, sociologa
italiana, infatti ci spiega che gli autori (spesso uomini) possono essere
anche motivati dalla necessità di “fare branco” tramite il corpo femminile. Perciò,
ormai diversi ricercatori preferiscono riferirsi a questo fenomeno con
termini più neutrali come “condivisione non consensuale di materiale intimo” o
“pornografia non consensuale”.
Un fenomeno con ricadute psicologiche importanti
Le conseguenze di
questo fenomeno possono essere importanti. Ce lo racconta anche la nostra
testimone. Il fatto che le sue foto fossero visibili a tutti i suoi compagni di
scuola l’ha portata ad abbandonare gli studi, a chiudersi in sé stessa fino
anche a pensare di togliersi la vita. Anche il sessuologo medico clinico,
Walter Beolchi, ci conferma che le vittime di "revenge porn" possono avere
ricadute psicologiche importanti: perdita di autostima, depressione e suicidio.
Il web, poi, innesca altre violenze. Spesso, chi subisce “revenge porn” viene
preso di mira sui social oppure viene bombardato da telefonate continue. Una
situazione che può rendere la vita di una persona insopportabile.
Il quadro giuridico
In Ticino non
esistono statistiche ufficiali che quantifichino la presenza di questo
fenomeno. Ciò è anche dovuto al fatto che in Svizzera, contrariamente ad altri
paesi europei, un reato specifico contro il “revenge porn” ancora non è stato
introdotto. Tuttavia, a livello federale, qualcosa si è mosso. Esaminando la revisione
del diritto penale in materia sessuale, nel giugno 2022 il Consiglio degli
Stati ha deciso di introdurre un apposito articolo di legge contro la
diffusione non consensuale di contenuti sessuali. Questa norma ad hoc è stata
accettata anche dal Consiglio Nazionale nel dicembre appena passato. In futuro,
chiunque trasmetta a terzi contenuti sessuali non pubblici senza il
consenso della persona che vi è riconoscibile, sarà punito con una pena
pecuniaria. Se i contenuti vengono resi pubblici, la pena potrà arrivare fino a
un anno di carcere. Per l’entrata in vigore, però, bisognerà attendere. Le
Camere, infatti, divergono sull’aspetto centrale del dossier in cui è stata
inserita questa norma, ossia la definizione di stupro.

