Imposte
Imposta di circolazione, partiti divisi "ma la priorità è ridurla"
Redazione
18.11.2022 06:18

Foto: ©Gabriele Putzu
L’imposta di circolazione divide i partiti ticinesi. Se a Il Centro il nuovo calcolo non va giù e ha promesso battaglia in Gran consiglio, PS, Verdi e PLR dal canto loro non si dicono stupiti.
Il nuovo calcolo dell’imposta di
circolazione presentato ieri dal Governo non piace a Il Centro, che ha già
promesso battaglia in Gran consiglio. Ma c’è chi difende la proposta
governativa, o meglio, non si aspettava nulla di diverso. E chi, pur di portare
a casa una riduzione dell’imposta di circolazione, sarà disposto a sostenerla
turandosi il naso, perché per fare in modo che le cose cambino già da gennaio
il tempo stringe e una maggioranza va trovata da subito. “Evitiamo oltre il
danno anche la beffa”, commenta Daniele Caverzasio della Lega, partito che
sosteneva l’iniziativa del Centro. “Se mai”, aggiunge, “correggeremo il tiro
l’anno prossimo”.
Due differenti sistemi per rilevare le emissioni di CO2
Ma qual è il problema? L’iniziativa “Gli
automobilisti non sono bancomat” chiede un’imposta che consideri solo le
emissioni di CO2. Un principio che pone un problema tecnico poiché esistono due
differenti sistemi per rilevarle. Uno più vecchio e che rileva emissioni
inferiori rispetto alla realtà, e uno più moderno e conforme. Dunque, per non
penalizzare i veicoli con questo secondo sistema il Governo propone due formule
differenziate
120.- di tassa base + (emissioni – 95 g/km)1.4 per i primi
120.- di tassa base + (emissioni – 118 g/km) 1.4 per i secondi
Riduzione del gettito complessivo
In questo modo il gettito complessivo si
riduce però di 7,7 milioni di franchi rispetto a quanto riportato sul libretto
informativo prima del voto, dove ne venivano indicati 91,5 milioni per il 2024.
Di qui l’aggiunta di un coefficiente di moltiplicazione pari a 1,127 per tutti
i veicoli, compresi quelli sottoposti a moratoria. Così facendo si recuperano i
7,7 milioni, facendo però infuriare il
Centro e non solo. “Se ci sono rischi di disparità di trattamento li si
corregge verso il basso, non verso l’alto”, commenta Paolo Pamini dell’UDC,
sostenitore dell’iniziativa. Anche per lui, però, la priorità è ridurre le
imposte da subito. Il tutto, ha spiegato ieri il consigliere di Stato Norman Gobbi,
avverrà comunque con il nuovo calcolo.
Un esempio concreto
Oggi una Tesla Model Y elettrica del 2021
paga 418 franchi, nel 2023 ne pagherà 135,25. Una Skoda Karoq Diesel del 2020
passerà da 682 a 541,15. Un’Audi RS3 del 2022 da 1'340 a 896,60. Meno, ma sempre
troppo per Il Centro e la destra a cui quei 7,7 milioni aggiuntivi non vanno
proprio giù.
PS, Verdi e PLR non sono stupiti
Coloro che al contrario non si dicono per
nulla stupiti sono socialisti e verdi, contrari all’iniziativa. “Il Governo
aveva avvisato: una correzione del calcolo differenziata andava fatta e per
raggiungere le cifre votate non si poteva fare altrimenti”, commentano Durisch
e Bourgoin. Sulla stessa linea il PLR, che per voce del presidente Alessandro
Speziali rincara: “È la conferma che le proposte in votazione erano fragili. Se
quanto proposto dal Governo ne mitiga gli effetti la nostra porta è aperta”. E
aggiunge: “A conti fatti era meglio un taglio lineare per tutti”, non
escludendo di giungere presto con una proposta magari per l’anno prossimo.
Quando comunque bisognerà nuovamente affrontare il tema e modificare la legge.

