Il processo
In aula per il pestaggio della Rotonda di Locarno: “Mi sono lasciato andare, ho commesso un errore”
Filippo Suessli
17.04.2023 12:02

Quattro uomini sono a processo per il pestaggio dell’ottobre 2022 alla Rotonda di Locarno, per due l’accusa è di tentato omicidio.
Il pestaggio dell’8
ottobre 2022 è stato visto da quasi tutti in Ticino: un video di quella notte di violenza è stato postato sui social network. Erano circa le due di
quel sabato mattina quando quattro uomini si avventarono su un
26enne srilankese che li aveva minacciati con un coltello e che aveva
lanciato dei sassi contro di loro. Oggi quei quattro uomini sono a processo a Lugano e per due
di loro l’accusa è di tentato omicidio. Devono poi rispondere, davanti alla
Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, a vario titolo di tentate lesioni
gravi, lesioni semplici, rissa, contravvenzione alla Legge federale sugli
stupefacenti. Anche sul 26enne srilankese pende l’accusa per tentato omicidio,
ma il suo procedimento è stato disgiunto.
Lavoratori della ristorazione
Tutti e quattro gli
imputati sono attivi, o lo erano prima di essere arrestati, nella ristorazione
come cuochi o camerieri. Si tratta di un 30enne italiano a Locarno come
stagionale, di un 23enne italiano a Locarno come stagionale, del fratello
gemello di quest’ultimo che si era fermato a trovarlo mentre era diretto in
Lussemburgo, e di un 28enne apprendista svizzero residente nel Locarnese.
I fatti di quella sera
Il tutto, stando al
primo degli imputati interrogato in aula, è iniziato quando uno di
loro è andato a espletare dei bisogni fisiologici dietro a un albero, tornando
sulla strada ha incontrato il richiedente asilo srilankese che aggressivamente
lo ha minacciato in inglese. Gli imputati negano vi fossero stati dei
precedenti con l’uomo durante la serata. I due poi si sono divisi, ma più tardi
l’uomo si sarebbe riavvicinato al gruppo, coperto con un cappuccio, col volto
coperto ed estraendo un coltello. Secondo quanto emerso dall’interrogatorio in
aula, il 26enne appariva alterato. Questo avveniva nel sottopassaggio che porta
alla Rotonda di Piazza Castello.
Nel sottopassaggio della Rotonda
Lì lo srilankese,
raccontano gli imputati, ha cercato di colpire alcuni di loro brandendo il
coltello. “Non ho mai avuto così tanta paura in precedenza nella mia vita. È
stato folle, ho seriamente pensato che potesse finire male”, ha raccontato un
imputato. Gli unici testimoni, oltre ai protagonisti del pestaggio, sono coloro
che hanno filmato la scena. Uno di loro ha riportato di avere visto un solo
gesto con il coltello della vittima, gli imputati raccontano invece di numerosi
tentativi e di come l’uomo sventolasse il coltello a poca distanza da loro. Ma
dopo la breve colluttazione, la situazione sembrava essersi
calmata nuovamente.
Colpi di skateboard, pugni in faccia, calci in testa
La violenza più estrema
esplode però dopo, proprio al centro della Rotonda, nelle immagini che hanno
fatto il giro del Ticino. L’atto d’accusa del procuratore pubblico Pablo Fäh
racconta i lanci di sassi e ogni singolo colpo, soprattutto grazie all'analisi
delle immagini registrate con un telefonino. I più gravi sono quelli sferrati
con uno skateboard, i calci in testa e i pugni al volto. L’accusa per tentato
omicidio è nei confronti di uno dei gemelli, che impugnava lo skateboard, e del
30enne che a cavalcioni sopra la vittima lo ha colpito con ripetuti pugni al
volto. “Ho perso la testa, mi sono detto: 'Con tutte le volte che hai subito, è
il momento di farti valere'”, ha detto quest'ultimo agli inquirenti. Interrogato
dal giudice ha continuato: “Guardando il video mi sono accorto della gravità
della situazione, di essere passato dalla parte del torto”. In aula ha
aggiunto: “Dopo le sue minacce continue e i suoi attacchi verso di me, mi sono lasciato andare. Ho commesso un
errore”. L'uomo però, nel corso del suo interrogatorio, ha cercato di
ridimensionare la gravità dei suoi colpi. "Non stavo mirando alla faccia o
alla testa e non stavo guardando quello che stavo facendo. Io cercavo di colpirlo e i pugni finivano quasi sempre sugli avambracci con cui si copriva". E
ancora: "Io colpivo nella parte alta del corpo, ma non alla testa".
Infine l'uomo ha detto: "Non l'ho mai voluto uccidere e in quel momento
non ho pensato che potesse accadere. Vedendo il video, a posteriori, si può
arrivare a pensare che potesse succedere".
Le ferite
Il richiedente asilo srilankese alla fine del
pestaggio ha riportato la frattura di una costola, un’abrasione a una spalla,
all’avambraccio, dolore alla spalla sinistra, sanguinamento dal naso e dalla
bocca, dolori alla testa e vertigini. "Quando ce ne siamo andati stava già
cercando di rialzarsi e quando siamo arrivati al sottopassaggio lui non era già
più lì". L’interrogatorio degli
imputati continuerà probabilmente anche nel pomeriggio, poi sarà il momento
delle requisitorie del procuratore pubblico Pablo Fäh e degli avvocati della difesa.

