La testimonianza
In Ucraina in missione umanitaria, “abbiamo visto i missili passarci sopra la testa”
Thomas Schürch
29.09.2023 08:05

Foto: © Ticinonews
Il soccorritore ticinese Giacomo Della Pietra racconta l’esperienza vissuta assieme al collega Gianluca Ugolini. “Ciò che ci ha colpito maggiormente è stato il calore ricevuto dalla popolazione locale”.
Dieci giorni in Ucraina, principalmente
nei territori del Donbass. Dieci giorni trascorsi spostandosi da un villaggio
all’altro a bordo di un’ambulanza per operare dei check-up medici sulle persone
che non hanno potuto lasciare la zona dopo lo scoppio del conflitto. È l’esperienza
vissuta da due soccorritori di Tre Valli Soccorso, Gianluca Ugolini e Giacomo Della Pietra,
che si sono recati in missione umanitaria nel Paese martoriato dalla guerra. “Facevamo
parte di un team misto, che comprendeva paramedici, altri sanitari e
traduttori, per un totale di 3-4 veicoli”, spiega Della Pietra a Ticinonews. “Gli
esami fatti sulle persone riguardavano principalmente elettrocardiogramma,
pressione saturazione e glicemia. Non si trattava quindi di interventi di
soccorso, bensì di assistenza sanitaria per valutare lo stato di salute”.
Il contesto trovato
I dati emersi dagli esami
effettuati sui cittadini ucraini “evidenziavano spesso una pressione più alta
del normale ed è facile capire perché. Ci trovavamo a pochi chilometri dal
fronte con la Russia, senza né acqua né elettricità, e con l’artiglieria che operava
lì vicino. A volte sentivamo i colpi e le esplosioni”, prosegue Della Pietra.
Una situazione veramente difficile: “Parliamo di villaggi in cui noi siamo
stati la prima missione umanitaria. Villaggi in cui non ci sono più ospedali o
cliniche, dove i pochi medici rimasti si occupano principalmente dei militari e
la gente deve camminare per mezz’ora per recarsi in farmacia”. Per spostarsi,
come detto, “utilizzavamo un’ambulanza, che poi abbiamo lasciato in loco. Noi
sanitari eravamo accompagnati anche da persone del posto che fungevano da
interpreti e ci aiutavano a orientarci, dato che non c’erano più i cartelli stradali
e la localizzazione GPS spesso non funzionava”.
Come adattarsi
Operare in un contesto così particolare
richiede una grande capacità di adattamento. “Con il passare del tempo, un po’
alla volta, ci siamo abituati a ciò che stavamo vivendo, come i colpi d’artiglieria
che facevano tremare la terra”. Una sera, “mentre stavamo preparando il veicolo
per il giorno successivo, a un tratto abbiamo sentito le sirene e abbiamo visto
sei missili solcare il cielo sopra le nostre teste”. Della Pietra tiene però a
precisare che “ci trovavamo in una situazione poco confortevole, sì, ma non abbiamo
mai avuto la sensazione di essere in pericolo. Ogni nostro spostamento veniva
panificato e prima di entrare in qualsiasi villaggio veniva eseguita una
verifica del livello di sicurezza. Anche perché non è possibile attraversare
determinate zone senza particolari autorizzazioni e i dovuti permessi”.
Un bagaglio di ricordi ed emozioni
Un’esperienza unica,
emotivamente impattante e a tratti sicuramente difficile quella vissuta in
Ucraina dai due soccorritori ticinesi. Ma non sono i missili o i colpi di artiglieria
ad aver lasciato un segno nelle loro menti. “Quelle sono cose a cui ti puoi
abituare – conferma Della Pietra – ciò che ci ha colpito maggiormente è stato il
calore ricevuto, la vicinanza umana dimostrata nei nostri confronti da gente
che vive in condizioni davvero estreme. E a breve arriverà l’inverno, che
complicherà ulteriormente il quadro. Sono contento del supporto che siamo
riusciti a portare”. L’obiettivo della missione umanitaria, in ogni caso, “può
dirsi raggiunto al 100%: siamo stati in Ucraina, abbiamo aiutato la popolazione
locale e consegnato il veicolo”, conclude il soccorritore.

