Sanità
Infermieri italiani interessati al Ticino malgrado accordo fiscale e bonus
Redazione
13.02.2024 18:34

Foto: ©Chiara Zocchetti
Al momento non si registrano cali nelle candidature. Giovanna Pezzoli (EOC): "Riceviamo regolarmente proposte dall’Italia, sia spontanee, sia durante l’apertura dei bandi di concorso esterni".
Che il carico fiscale sarebbe
aumentato per i frontalieri giunti in Svizzera dopo lo scorso 17 luglio, era
cosa nota. Nelle ultime settimane, più di un mugugno è però stato espresso dai
cosiddetti “vecchi frontalieri”, chiamati a sborsare una “tassa sanitaria”
compresa fra il 3 e il 6% del reddito netto. Roma intende così creare un bonus
a favore del personale sanitario italiano della zona di confine. Fra gli
obiettivi, anche frenare le partenze di medici e infermieri verso il Ticino. Giovanna Pezzoli è vicecapo Area infermieristica dell’EOC, che riunisce sotto un unico cappello infermieri, assistenti di cura, OSS e tecnici di radiologia. Le chiediamo se il nuovo accordo fiscale e il futuro bonus stiano facendo diminuire l’interesse degli infermieri italiani per il Ticino. “Diciamo che questo fenomeno al momento non l’abbiamo osservato”, ci spiega Pezzoli. “Risulta che riceviamo regolarmente delle candidature dall’Italia, sia spontanee, sia durante l’apertura dei bandi di concorso esterni”.
Le preoccupazioni durante la pandemia
Le strutture sanitarie
ticinesi – ospedali EOC inclusi – hanno temuto di non avere abbastanza
personale per fare fronte alla prima ondata della pandemia. “A un certo punto
avevamo il timore della chiusura delle frontiere, ma anche della precettazione da
parte dello Stato italiano degli infermieri”, ricorda Pezzoli. “La nostra percentuale
di frontalieri a livello dell’area infermieristica non ha nemmeno una distribuzione
omogenea: abbiamo dei servizi dove c'è più personale italiano, perché
magari sono ambiti specialistici e si tratta di quelle competenze che non si riescono
a formare in numero necessario in canton Ticino. E questo ci ha fatto un po’
preoccupare”.
Puntare sulla formazione
Attualmente, la quota del personale
frontaliero nell’area infermieristica dell’EOC si attesta tra il 14 e il 15%. L’obiettivo
“è sicuramente quello di ridurre questa percentuale o azzerarla”. Detto ciò, “per noi
sarà fondamentale lavorare in prevenzione, affinché si riesca a formare la maggior
parte del personale qui in Ticino”. A questo proposito, l’EOC sta cercando di
mostrare l’attrattività della professione dell’infermiere sensibilizzando nelle
scuole e sui social, ma intende agire anche sulla formazione di base e
continua.
La posizione strategica del Ticino
A livello svizzero si
lamentano difficoltà a reclutare personale infermieristico, tanto che Oltralpe
alcuni reparti hanno dovuto chiudere. Un rischio “che oggi in Ticino non c’è, perché
manteniamo il vantaggio di essere in una zona geografica dove abbiamo da
una parte la vicinanza con l’Italia, e vediamo che l’accordo fiscale non sta
compromettendo eccessivamente la situazione”, e dall’altra “le persone che dal
Ticino vogliono spostarsi verso i cantoni della Svizzera interna o francese,
devono affrontare la questione della lingua. E non è così scontato”, termina
Pezzoli.

