Lavoro
Intesa sul salario minimo e incognite ticinesi, l'OCST: «Sosterremo l'eventuale referendum»
Red. Online
02.06.2026 18:59

Foto: ©Chiara Zocchetti
Il segretario cantonale Xavier Daniel teme che l’entrata in vigore della mozione Ettlin abbia un impatto sul Ticino: «Il rischio è che i salari vengano fermati al livello in cui saremo nel 28-29'» - La replica di Maderni: «Ciò che è essenziale è riconoscere comunque un’importanza del CCL»
Le Camere federali sono d’accordo: il salario minimo
fissato nei contratti collettivi di lavoro di obbligatorietà generale deve
prevalere su quello cantonale, come chiesto dalla mozione Ettlin. Fatte salve
alcune eccezioni, ovvero chi – come Ginevra e Neuchâtel – già prevede il
contrario nelle proprie leggi. Meno chiaro cosa succederà al Ticino, il cui
Gran Consiglio, ad aprile, ha stabilito il primato del salario minimo cantonale, con quest’ultimo che dovrebbe crescere a scaglioni. «Sappiamo che da qui al 2030 gli stipendi dovrebbero crescere fino ad attestarsi alla soglia 21.75, 22.25», spiega a Ticinonews il segretario cantonale OCST Xavier Daniel. «Il
rischio è che con l’entrata in vigore di Ettlin i salari vengano fermati al livello in cui saremo
nel 28-29'. Certamente l’impatto in Ticino ci sarà».
L'eventuale referendum
L’impatto della decisione presa a Berna deve essere
chiarito anche secondo Cristina Maderni, vicepresidente della Camera di
commercio ticinese, che attende di capire se verrà lanciato o meno un referendum
a livello federale. «Le aziende, al momento, sanno cosa le aspetta secondo
quanto votato in Gran Consiglio, quindi con una prospettiva di due-tre anni», ci dice Maderni. «Dovremo invece comprendere
i tempi di un eventuale referendum nazionale, la sua riuscita e i tempi in cui andrà
in votazione. Se questi saranno entro i tre anni di tempo che ci siamo
dati nel nostro cantone per superare la regola del CCL, vorrà dire che, di fatto, avremo
comunque una certezza di cosa dovranno fare le aziende».
Votazione finale il 19 giugno
Referendum che verrà eventualmente sostenuto dall’OCST, che
guarda con scetticismo a ciò che è stato deciso dal Consiglio degli Stati prima
e dal Consiglio Nazionale poi. «Penso a quanto
avviene a livello nazionale quando c’è una negoziazione sui contratti
collettivi», prosegue Daniel. «Sappiamo che a causa dello stereotipo secondo cui nel nostro cantone si vive con
poco, assistiamo alla regionalizzazione salariale. Un esempio è
quello delle stazioni di servizio: gli stipendi in Ticino sono più bassi rispetto al resto della Svizzera, proprio "per colpa" del contratto collettivo
nazionale. Disporre di questo margine, con negoziatori che conoscono poco la realtà ticinese, a mio parere qualche problema lo andrà a generare». Diversa l’opinione della vicepresidente della Camera di
commercio. «Ciò che è essenziale è riconoscere comunque un’importanza del
CCL. In fondo, anche a livello cantonale abbiamo
chiesto una possibilità di eventuale deroga al
salario minimo per le aziende che dimostrano delle particolari difficoltà», conclude Maderni. La votazione finale sulla mozione Ettlin è prevista per il
19 giugno.

