L'intervista
La crisi in Medio Oriente attraverso la lente della minoranza cristiana
Redazione
19.12.2024 06:10

La complessa situazione dei cristiani in Medio Oriente, minoranza spesso dimenticata e perseguitata. Il ruolo della Chiesa Cattolica, dalla Siria alla Palestina, stretta fra guerre e difficoltà. A parlarcene Padre Francesco Patton, Custode della Terra Santa.
Padre Francesco Patton è custode della Terra Santa, una
provincia antichissima dell'Ordine Francescano – quello dei Frati Minori – che comprende
tanti territori: Israele, Palestina, Giordania, Siria, Libano, Egitto, Cipro e
Rodi. In questi luoghi Padre Patton – insieme all’Ordine – sta svolgendo una missione
della quale ci ha parlato nel corso di una lunga intervista.
Un po’ di storia
L’Ordine Francescano è nato otto secoli fa come una missione
francescana in mezzo al mondo musulmano, dopodiché, "nel 1342 siamo diventati custodia
di Terra Santa perché Papa Clemente VI ci ha affidato il compito di custodire i
principali luoghi santi cristiani. Oggi siamo frati di 60 nazionalità diverse. Siamo
quindi un microcosmo della Chiesa cattolica”. Concretamente, la loro missione
consiste anche nel supporto alle comunità locali tramite infrastrutture. “Nel
corso dei secoli attorno ai santuari sono rinate delle parrocchie, la più
grande delle quali – oggi – è quella di Nazareth”. Patton ci ha poi
spiegato che all’interno di queste parrocchie la prima importante istituzione in
qualità di opera sociale sono state le scuole”. Negli ultimi decenni c'è infatti
stato un grosso lavoro di accoglienza dei lavoratori migranti e dei rifugiati. “Questo
da un lato a causa delle guerre, dall’altro però anche per via del fatto che ci
sono molti lavoratori migranti cattolici che si integrano nelle nostre comunità”.
Una missione sotto pressione da 15 mesi
Una missione, quella in Terra Santa, che negli ultimi 15
mesi è stata però messa sotto pressione a causa della guerra. Una situazione
che ha peggiorato anche il profilo economico dell’Organizzazione. Questo perché "con la guerra sono venuti meno i pellegrini, e quindi è mancata la principale
fonte di reddito. Non solo per noi, ma soprattutto per i cristiani locali, per quelli
che ad esempio vivono a Betlemme o intorno ai santuari come quello di Nazareth”.
Cristiani in Medio Oriente
Ad oggi i cristiani in Medio Oriente rappresentano circa il
5% della popolazione a fronte del 20% registrato nei primi anni del 1900. In
Siria, ad esempio, dall'inizio del conflitto fra Gaza e Israele sono diminuiti
del 70%. Uno Stato in cui oggi si guarda con ambivalenza alla presa di potere
delle milizie Hayat Tahrir al Sham. Ma qual è il futuro dei cristiani nella
regione? “Il futuro dei cristiani è quello di continuare ad essere una
minoranza, esattamente come lo sono stati all’inizio. La situazione in Siria è in
transizione, quindi per vedere come si assesterà bisognerà aspettare almeno fino a marzo, mese in cui dovrebbero esserci le elezioni e poi la stesura di una nuova
costituzione. Sarà quello il momento decisivo in cui si vedrà se il nuovo
regime garantirà libertà religiosa e di espressione anche a tutti i cristiani e
a tutte le minoranze”.
Caduta di Assad
In Siria nessuno si aspettava una capitolazione così
repentina del regime di Assad, e neppure la resa del supporto russo-iraniano. Uno
scenario in cui Mosca e Teheran sono state eccessivamente indebolite sul fronte ucraino, rispettivamente su quello israeliano, oppure bisogna
leggere questa situazione in un altro modo? “Penso che l’ultimo anno di guerra
abbia giocato un ruolo fondamentale che ha effettivamente indebolito Hezbollah,
l’Iran e la Russia. Ma ritengo che in questo contesto ci siano state
anche delle trattative avvenute sottotraccia che hanno visto il coinvolgimento di
Turchia, Stati Uniti e Paesi del Golfo”. Per Padre Patton, in questo senso lo
schema è quello di interrompere il corridoio sciita. Questo partiva infatti dallo
Yemen, per poi salire in Iran e in Iraq e prendere Siria e Libano. Oggi, tuttavia, "Hezbollah non è più presente né in Iran né in Siria, quindi la spina si è
staccata”.
Effetto Trump in Medio Oriente
In questi giorni Trump ha detto al Time che la guerra in
Medio Oriente rischia di essere più complessa da gestire rispetto a quella
Ucraina. Ma effettivamente si sente già un effetto Trump in Medio Oriente? “Si
sente, perché Trump è considerato più pragmatico del suo predecessore. Tuttavia,
uno dei primi effetti delle elezioni del tycoon, di fatto, è stato il cessate il
fuoco e la tregua in Libano tra Hezbollah e Israele. E questo è un segnale
decisamente positivo”.

