Ticino
La peste suina africana è alle porte del cantone
Redazione
23.01.2024 19:21

Foto: © CdT/Chiara Zocchetti
Oggi la Peste suina africana (PSA) si trova a 65 chilometri da Chiasso. Il virus non colpisce l’uomo, ma è letale per i suini. Il Cantone ha pronto un piano d’azione e lancia un appello alla popolazione per l’individuazione del paziente zero. Nelle zone infette sarà vietato l’accesso, comprese le attività di caccia e di escursionismo.
Sono solo 65 i chilometri che separano il confine svizzero di Chiasso dalla Peste suina africana (PSA). La
domanda non è dunque più se arriverà in Ticino, ma quando: “La malattia si diffonde
con una velocità tra 1-5 km al mese, però in Italia stiamo cercando di
contenerla, quindi non credo che arriverà qui entro un anno”, dichiara a Ticinonews il veterinario-epidemiologo Vittorio Guberti, uno dei massimi esperti di PSA in Europa
La situazione in Svizzera è da bollino rosso
L’interesse
pubblico era ben evidente dalla folta partecipazione alla Conferenza organizzata dal Cantone che si è
svolta ieri, lunedì, sera a Bellinzona per fare il
punto sulla diffusione. In Svizzera la situazione è considerata da bollino
rosso. Nonostante il nome possa spaventare, la PSA
non è infettiva per l’uomo e nemmeno per gli animali da compagnia, ma colpisce
esclusivamente i suini, che quando si ammalano muoiono nel giro di 48 ore. “Praticamente
muoiono tutti o quasi, ed è anche un virus che crea una malattia molto
importante con molta sofferenza da parte degli animali. Gli animali che
contraggono il virus stanno veramente molto male prima di morire”, ci spiega Guberti.
In Ticino un piano d'azione preventivo
In Ticino è già pronto
un piano d’azione: gli sforzi per il momento si concentrano sulle misure
preventive, che possiamo mettere in pratica tutti noi. Come ad esempio non
gettare scarti da cucina con alimenti di origine animale all’aperto.
Determinante per la lotta sarà trovare il paziente zero, ovvero il primo caso
positivo. Di qui l’appello a segnalare la presenza di cinghiali morti nel
bosco. Ma perché il Cantone tiene così alta l’allerta? Lo chiarisce a Ticinonews il
veterinario cantonale Luca Bacciarini: “Di per sé
impatterà tutti, in primis gli allevatori di suini, che dovranno prendere delle
misure di biosicurezza per fare in modo che la malattia non entri nel loro
effettivo. Chi non potrà prendere queste misure probabilmente macellerà gli
animali e poi farà una pausa di un anno o due e se la malattia arriverà non si
terranno suini. D’altra parte abbiamo i cacciatori che in quelle aree non
potranno cacciare, ma questo vorrà dire che non si potrà cacciare nemmeno l’altra
selvaggina. Quindi avremo anche per esempio un aumento del numero di cervi”.
Anche le attività di svago saranno toccate
Ma i divieti
andranno a colpire anche le attività di svago: “Logicamente - prosegue Bacciarini - tutte queste
attività vengono cessate, quindi non si può più entrare [nei boschi], al massimo, se sono poi
aree estese, si dovrà restare sulle strade principali. Quindi io potrò andare a
passeggio, portando anche il cane, ma restando e tenendolo sulla strada asfaltata. Non potrò più entrare nel bosco
perché il potenziale di entrarci e di calpestare del terreno che è fortemente
contaminato col virus significa che ce l’ho sulle scarpe e sui vestiti e me lo
porto in altri posti, anche magari vicino a degli allevamenti di suini”.
Il virus è estremamente resistente
Il virus infatti
può restare attaccato per esempio anche alla suola delle nostre scarpe, o al
pelo del nostro cane, e purtroppo è estremamente resistente: “È un virus che
ha un’altissima resistenza ambientale, in particolare alle basse temperature. Un
cinghiale è morto adesso in gennaio con queste temperature. Le temperature mantengono il
virus vivo fino alla prossima primavera. Quindi il virus resiste moltissimo
tempo nell’ambiente ed è uno dei motivi per cui noi facciamo veramente tanta
fatica a mantenere sotto controllo l’infezione”, conclude Guberti.

