Ticino
La riforma fiscale divide la politica
Redazione
18.07.2023 08:58

Se per alcuni è una legge equilibrata, per altri toglie ai poveri per dare ai ricchi. Maderni (Plr): "Una riforma che modernizza il sistema fiscale". Durisch (Ps): "Si favoriscono le persone più benestanti".
Reclamata a gran voce da mesi, quando è arrivata
non ha entusiasmato quasi nessuno. La riforma fiscale è destinata a piazzarsi
sul podio dei temi più divisivi del prossimo autunno ticinese.
Di cosa si tratta
Ricapitolando, gli assi principali della riforma
del Direttore del Dfe Christian Vitta sono quattro. Numero uno: la riduzione
dell’aliquota massima dell’imposta sul reddito, ovvero i contributi di chi ha
redditi imponibili decisamente alti. Superiori ai 287’600 franchi annui per le
persone sole, 360’500 per i coniugati. Si parte da un’aliquota del 15,076%, che
verrà portata al 13,25% nel 2024 e al 12% nel 2025. Il secondo punto concerne
invece l’adeguamento dell’imposizione della previdenza; l’aliquota massima
prelevata sulle prestazioni in capitale verrà plafonata al 3%. Questo andrebbe a vantaggio di chi ha
capitali previdenziali superiori al milione di franchi.
Il terzo asse riguarda l’aumento per delle
deduzioni per le altre spese professionali.
Per chi svolge un lavoro dipendente si passerebbe dai 2’500 franchi
attuali ad un importo variabile, calcolato sul 4% del salario netto del
contribuente. Per le attività accessorie si passa dagli attuali 800 franchi al
20% del reddito netto. Quarto e ultimo punto: la riforma delle imposte di
successione e donazione; viene ridotta l’aliquota massima per legami di
parentela come partner consensuali, figli dei partner, fratellastri e per i non
parenti. Agevolate anche le successioni aziendali.
I costi
Nel 2025, la riforma costerà al Cantone 46,7
milioni di franchi. Tuttavia, l’impatto è neutro perché il coefficiente
cantonale d’imposta, dal 97% attuale, tornerà al 100%. Per i Comuni i milioni
di minori entrate saranno 33.
Cosa pensano i partiti
Come detto, questa riforma è stata accolta
piuttosto tiepidamente. Gli unici a dimostrarsi soddisfatti infatti sono i
deputati del partito di Vitta, i liberali radicali, che parlano di un tentativo
di diventare finalmente fiscalmente attrattivi. Parzialmente soddisfatti anche
i democentristi, che criticano soltanto quel moltiplicatore cantonale destinato
a tornare al 100%. Per il Centro e la Lega, invece, si è pensato soltanto ai
più ricchi e non al ceto medio e agli anziani. Lapidaria infine la sinistra: “Si
toglie ai poveri per dare ai ricchi”.
Maderni: “Una riforma che modernizza il sistema fiscale”
Ma ha davvero ragione la sinistra? La riforma è un regalo ai ricchi? “Noi non la pensiamo
così”, risponde la granconsigliera PLR Cristina Maderni, protagonista del
confronto di Ticinonews. La riforma “era un progetto richiesto dal Parlamento quando
nel 2019 è stata votata l'ultima riforma per le persone giuridiche. È stato dato
mandato al Consiglio di Stato di elaborare una riforma entro il 2024 ed è stata
quindi presentata una riforma che modernizza il sistema fiscale e che risponde
soprattutto ai nuovi modelli di famiglia del giorno d'oggi”. Inoltre “fa dei
lavori puntuali su posizioni nelle quali non siamo concorrenziali”.
Durisch: “Si favoriscono le persone più benestanti”
Di tutt’altro avviso il
capogruppo del PS in Parlamento Ivo Durisch. “A parte l'imposta di successione,
che comunque è corretta perché si adegua alle attuali situazioni familiari, tutte
le altre misure sono nettamente a favore delle persone più benestanti”, afferma Durisch. In particolare “quella che plafona l'aliquota sul reddito. La troviamo
profondamente ingiusta perché se pensiamo che in autunno ci troveremo a fare
una manovra di rientro finanziario dove verosimilmente si abbasseranno i
sussidi di cassa malati, quando invece le casse malati aumentano, ecco che fare degli
sgravi molto consistenti alle persone più benestanti diventa non solo un problema politico,
ma anche etico”.
Il confronto andato in onda ieri a Ticinonews:

