Lavoro
“Le aziende sono sempre più restie a formare i futuri professionisti”
Redazione
17.04.2023 16:20

Foto: © CdT/Chiara Zocchetti
Secondo un rapporto redatto dal Politecnico di Zurigo, le piccole imprese sono orientate verso la riduzione dell’offerta dei posti di apprendistato.
C’è chi fa fatica a trovare un posto di apprendistato e chi
invece non trova un apprendista. Un paradosso difficile da comprendere e che,
secondo la ditta fill-up, nasconde dinamiche dettate da preconcetti che non
aiutano a colmare la carenza di personale qualificato e aumentano le
frustrazioni per quei genitori che sono alla ricerca di un apprendistato per i
propri figli.
Il contesto
Trovare il professionista giusto da inserire nel proprio
organico sta diventando un’impresa non da poco e il futuro non si prospetta dei
migliori. Una soluzione a questa situazione è la formazione “in casa”, un
investimento per garantirsi il personale che però non trova l’approvazione di
tutte le aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, con meno di 50
collaboratori. Se immettere più personale qualificato nel mercato del lavoro è
sicuramente la soluzione alla carenza, non è di così facile attuazione.
“Tendenza preoccupante”
Innanzitutto, il personale deve essere formato e qui cominciano
le prime difficoltà. La Svizzera può fare affidamento su un modello di
formazione che crea dei professionisti pronti ad operare nei vari settori, ma
questo percorso necessita del coinvolgimento delle aziende e questo sta venendo
meno. Se da una parte le imprese hanno necessità di personale qualificato,
dall’altra “sono sempre più restie a mettersi a disposizione per formare i
futuri professionisti”, si legge in un comunicato di fill-up. Dall’ultimo
rapporto “Le Pouls des places d’apprentissage” del mese di marzo 2023 redatto
dall’ETH di Zurigo, emerge una “tendenza preoccupante” da parte delle piccole
aziende, diretta verso la riduzione dell’offerta dei posti di apprendistato. Se
per alcune imprese l’assunzione dell’apprendista non avviene annualmente, dall’altra
parte aumentano le difficoltà nel reclutare giovani che corrispondano ai
requisiti richiesti dalla professione e dallo stesso datore di lavoro.
I timori delle aziende
“Trovare e poi formare un giovane apprendista richiede un
investimento di risorse che attualmente le aziende, soprattutto quelle piccole,
fanno fatica a reperire”, afferma Sara Rossini, direttrice di fill-up. Inoltre,
“il timore di dover fare i conti con problematiche legate al comportamento e
all’impegno le demotiva ulteriormente”. Nel rapporto sopracitato emerge effettivamente
che rispetto agli anni precedenti i candidati dimostrano maggior competenza
nella tecnologia e nella comunicazione, mentre resilienza e competenze sociali
e personali “sono in calo”. “Molte aziende pensano che avere belle note alle
scuole medie equivalga a una garanzia per un percorso formativo privo di
problematiche, ma questo non è per nulla vero”, precisa Rossini.
Apprendistati meno attrattivi
Questi sono mesi frenetici per chi è alla ricerca di un
posto: la fine dell’anno scolastico si avvicina ed è il momento di pensare al
proprio futuro. Il rapporto mostra anche come l’attrattività dell’apprendistato
sia in diminuzione a beneficio delle scuole di cultura generale, situazione che
dovrebbe facilitare i giovani in cerca di un posto da apprendista, ma non
sempre è così: “Lo stop imposto dalla pandemia ha cambiato molto le dinamiche
dei ragazzi, i quali preferiscono, o meglio ritengono più semplice, optare per
una scuola a tempo pieno rispetto a un apprendistato; quest’ultimo impone un
processo di selezione impegnativo dove bisogna affrontare diversi ostacoli e
soprattutto mettere il proprio destino nelle mani di qualcun d’altro”, aggiunge
Rossini. La paura del fallimento, di non essere all’altezza, “frenano i giovani,
che preferiscono, per chi può, la via più semplice”. Il modello dell’apprendistato,
sta perdendo di valore e i genitori, primi influenzatori nella scelta dei ragazzi,
spingono verso gli studi superiori. “In Ticino siamo abbastanza abituati a
questa tendenza che ora sta prendendo piede anche oltre Gottardo. Dall’analisi
risulta una mancanza di informazione da parte dei genitori, ma a mio avviso il
problema sta principalmente nella promozione delle professioni da parte delle
Associazioni”. In questi anni “si è investito poco nell’immagine e la maggior
parte dei genitori ha una percezione sbagliata sia dell’apprendistato sia dei
mestieri”, aggiunge Rossini. Questo “porta poi, per chi opta per
l’apprendistato, a focalizzarsi solo su determinate professioni ritenute più
prestigiose, creando un disequilibrio tra domanda e offerta e aumentando la
concorrenzialità tra i giovani i candidati”.
Come riequilibrare la situazione
Trovare un equilibrio che soddisfi tutti non è scontato, ma
è necessario se si vuole dare un futuro ai giovani e un aiuto all’economia. “Le
aziende non devono chiudere le porte ai ragazzi che hanno una qualche
difficoltà, perché se è vero che potrebbero fare più fatica scolasticamente,
non dimentichiamoci che possono contare su un impulso da non sottovalutare: la
voglia di riscatto.” Di esempi ce ne sono stati molti: giovani che hanno avuto
dei periodi complicati e che grazie a un’opportunità “sono sbocciati diventando
dei professionisti a tutti gli effetti”. Le aziende devono però fare la loro
parte “offrendo a tutti i giovani le medesime opportunità, mentre i genitori
devono uscire da retaggi culturali che rischiano di limitare la scelta, ma soprattutto
di perdere l’opportunità di scoprire delle professioni che potrebbero offrire
ai propri figli un futuro professionale di successo”.

