Ticino
Lo stallo dei sussidi di cassa malati, "molte famiglie sono in un limbo"
Redazione
01.02.2025 18:44

Diversi nuclei familiari sono in attesa di una decisione sui sussidi, ma costretti a pagare rette degli asili nido senza riduzione. Il direttore della Fondazione Francesco Fra Martino Dotta: "In questo primo mese dell’anno non è passato giorno senza che ricevessimo due-tre richieste di aiuto".
All’Istituto delle
Assicurazioni Sociali i telefoni continuano a squillare. Dopo l’ennesima
impennata dei premi malattia, molte famiglie vivono in una sorta di limbo. Non
avendo ancora ottenuto una risposta sui sussidi, non sanno se il taglio
approvato a dicembre dal Gran Consiglio li concerne. “Ci vogliono almeno
quattro mesi per evadere le pratiche”, ci dicono dallo IAS. Nel frattempo, però,
arrivano le cedole degli asili nido che, senza decisione cantonale, non possono
applicare le riduzioni. Una dinamica che certo non
facilita i nuclei familiari ticinesi e che è stata notata anche da quelle
realtà, come la Fondazione Francesco, che si occupano proprio di fornire
supporto alle persone in difficoltà. “In questo primo mese dell’anno non è
passato giorno senza che ricevessimo due-tre richieste di persone o famiglie proprio
nell’ambito delle casse malati”, spiega ai microfoni di Ticinonews il direttore
Fra Martino Dotta. I premi non pagati, inoltre “comportano spesso spese
aggiuntive: richiami, magari precetti esecutivi, i quali non fanno altro che appesantire
ulteriormente la situazione finanziaria di queste persone”.
"Ci vengono segnalati dei ritardi"
Uno dei problemi, come detto, concerne
le tempistiche delle decisioni. “Ci vengono segnalati dei ritardi che mettono
in difficoltà le persone, perché se tutti i contributi, compresa l’eventuale
assistenza, vengono bloccati, la gente non ha materialmente di che vivere". Al di
là delle cifre ufficiali, occorre inoltre ricordare che in molti sfuggono dalle
statistiche di povertà. “Cadere sotto la soglia di povertà è un rischio
soprattutto per quelle fasce di popolazione che dispongono di redditi bassi
e svolgono impieghi precari, magari su chiamata o a ore, che rendono complesso
anche programmare le proprie spese”.
Riget: “La popolazione chiede alla politica di agire con urgenza”
In questa situazione
di dubbi per molte persone, la certezza è che su quel taglio approvato dal
Parlamento sarà il popolo ad avere l’ultima parola. Il referendum promosso dal
Comitato Stop ai tagli è infatti riuscito: 10mila le firme raccolte attualmente.
Ma nel frattempo, sono arrivati anche 80 milioni dalla Banca Nazionale. “Secondo
noi sarebbe un segnale importante se quei partiti che in Gran Consiglio hanno appoggiato
questo taglio facessero dietro-front, magari con un’iniziativa parlamentare
urgente, e lo rimuovessero”, afferma la copresidente del Partito socialista
Laura Riget. “In caso contrario noi, come detto, abbiamo raccolto le firme e
siamo pronti ad andare al voto. La popolazione non ce la fa più e chiede alla
politica di agire con urgenza per arginare l’esplosione dei premi di cassa
malati”.
“300 milioni? Una cifra che mostra l’enormità del problema”
E sono due le ricette
sul tavolo della Gestione su cui i ticinesi dovranno, presto o tardi, anche
esprimersi. L’iniziativa della Lega per dedurre integralmente i premi, dal
costo di circa 100 milioni, e quella socialista per limitarli al 10% del
reddito disponibile. Una proposta che, ha spiegato il Governo dati alla mano,
costa ben 300 milioni…“È una cifra importante che mostra l’enormità del problema:
negli ultimi tre anni i premi sono aumentati tre volte del 10% e sempre più
famiglie fanno fatica”, commenta Riget. “Questa
iniziativa comporta un costo importante perché il problema è enorme. Con la
nostra proposta, il 50% della popolazione riceverebbe un aiuto supplementare o
un nuovo aiuto, qualora non lo percepisse ancora”.
La proposta
Dalla missiva inviata
dal Consiglio di Stato emergono infatti anche altri dati interessanti. Senza
considerare i sussidi, il 50% delle economie domestiche ha un premio che supera
il 13,4% del reddito disponibile. Considerando la RIPAM, la mediana scende al
10,9%. Un dato che secondo il Governo, citiamo, “conferma che l'attuale
sistema, già molto sociale e generoso, contribuisce in maniera significativa a
ridurre l'incidenza dei premi”. Se l’iniziativa fosse accolta così com’è, la
spesa totale dei sussidi passerebbe da 380 a 690 milioni di franchi. Un
incremento insostenibile agli occhi dell'Esecutivo. Secondo Riget, tuttavia, “bisogna
uscire dalla narrazione che la nostra iniziativa costa 300 milioni, perché
questi 300 milioni vengono già pagati attualmente. L’unica domanda da porsi è chi
li paga: si tratterebbe di un finanziamento più solidale tramite le casse dello
Stato, che verrebbero finanziate attraverso, ad esempio, le imposte progressive”.
“Aperti al compromesso”
Una posizione, quest’ultima,
da sempre contrastata dal centro-destra politico, in virtù anche dei tempi bui
per le finanze cantonali. “Noi siamo aperti a un compromesso. Si è parlato molto
della Lega che vuole tornare a essere più sociale. Una possibilità potrebbe essere
di trovare una cifra all’incirca equivalente a quanto chiede l’iniziativa della
Lega a livello di deduzione fiscale dei premi, e quanto invece propone la
nostra a livello di aumento dei sussidi. Un’altra ipotesi concreta per la
nostra iniziativa potrebbe essere quella di non limitare i premi al 10%, bensì
al 15%”. Ciò che si tradurrebbe comunque in un aiuto per circa il 20% della
popolazione.

