Lavoro
L’UDC Ticino vuole maggiore trasparenza nelle commissioni paritetiche
Redazione
23.01.2023 12:40

Foto: © CdT/Chiara Zocchetti
I democentristi ticinesi chiedono che i conti delle commissioni paritetiche vengano approvati annualmente dai salariati e dai datori di lavoro, e che siano vietati riversamenti di contributi ai sindacati.
Regolare l’operato delle commissioni paritetiche in modo da
tutelare meglio la busta paga dei lavoratori sotto contratto collettivo. È
questo l’obiettivo dell’UDC Ticino, che oggi tramite il deputato Paolo Pamini ha
depositato in Gran Consiglio una proposta di nuova legge sul tema. Concretamente,
i democentristi chiedono che i conti delle commissioni vengano approvati
annualmente dai salariati e dai datori di lavoro e che siano vietati
riversamenti di contributi ai sindacati.
“Un masso nelle torbide acque delle commissioni paritetiche”
Con la proposta di oggi, si legge in un comunicato, l’UDC
Ticino “getta un masso nelle torbide acque delle commissioni paritetiche che
gestiscono un patrimonio milionario pagato dai lavoratori”. Le commissioni
paritetiche servono ad attuare e verificare il rispetto dei contratti
collettivi di lavoro (CCL) di validità generale, “incassano decine di milioni
di franchi dalle trattenute obbligatorie prelevate sulle buste paghe dei
lavoratori”. Con questo atto l’intenzione non è di mettere in questione
l’utilità delle commissioni paritetiche, bensì “di offrire alle parti sociali
una maggiore trasparenza e coinvolgimento su cosa accade con i mezzi finanziari
delle paritetiche”.
Cosa viene chiesto
L’UDC Ticino ritiene che la legislazione cantonale dovrebbe
porre delle basi a garanzia di una maggiore indipendenza tra sindacati e
commissioni paritetiche. Si chiede perciò che i conti “siano condivisi
annualmente con i salariati e i datori di lavoro toccati, che questi li
approvino, e che vengano vietati riversamenti di contributi dalla rispettiva
paritetica ai sindacati”. Infine, se la paritetica desiderasse delegare a terzi
sue funzioni “servirebbe la doppia maggioranza di salariati e datori di lavoro
favorevoli”.

